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Ecco i cambi ai vertici della Rai

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La Rai si appresta ad entrare nel grande risiko dei riposizionamenti. Per la verità dalle parti di viale Mazzini gli appetiti per nomine e spartizioni sono stagionali, per non dire continui.

Le poltrone da caporedattori, direttori e direzioni in generale che si presentano agli affamati palati politici sono tante. Ma per questo 2008 c'è anche un altro piatto forte: la nomina dell’intero CdA che scadrà a maggio. Un boccone ghiottissimo a cui già da tempo i partiti minori dell’Unione guardano con interesse. In effetti la loro speranza era che il caso Petroni potesse portare ad una crisi preventiva del consiglio. Invece si arriverà alla scadenza naturale. Cinque mesi, che certamente non passeranno senza polemiche.

E se è ancora un po’ prematuro parlare di quelli che potrebbero essere i futuri consiglieri al settimo piano di viale Mazzini, di certo c'è che se  il governo Prodi durerà il professore si troverà davanti una difficile situazione da gestire. Con i piccoli dell’Unione, che stavolta pare non abbiano alcuna intenzione di rimanere a guardare.

La vera incertezza in questo momento è sulle regole che porteranno al rinnovo del CdA, visto che la maggioranza ha intenzione di fare piazza pulita della Legge Gasparri che prevede un meccanismo di nomina basato per sette/noni sulla Commissione parlamentare di Vigilanza e per i restanti due commissari sul ministero dell’Economia (a Padoa Schioppa spetta quindi il compito di nominare il futuro presidente ed il “nuovo” Petroni).

Sistema che non piace assolutamente all’Unione, che infatti al Senato sta portando avanti un suo progetto di riforma caratterizzato dalla costituzione di una fondazione proprietaria della Rai. Qui un nuovo CdA formato da undici membri nominati in progressione dalla Vigilanza, Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano, Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti, Accademia nazionale dei Lincei e  Conferenza dei rettori delle Università italiane. Un progetto adatto a chi vuole fare della Rai un campo di battaglia per i lottizzatori.

La possibilità però che entro maggio questo progetto possa divenire realtà è alquanto remota. Solo oggi è stato approvato il primo articolo e la mole degli emendamenti, circa duemila, rende alquanto accidentato il cammino ed il varo del provvedimento.

CdA a parte la vera partita delle nomine si gioca adesso nelle singole redazioni e direzioni. Da ultima quella di Rai Parlamento dove la scelta di un quinto vicedirettore, un tempo collaboratore di Petroni, sta facendo schiumare di rabbia il centrosinistra. Un centrosinistra che invece è pronto a fare man bassa di qui a poco. Nel mirino alcune consociate come Rai Cinema, Rai Net, Rai Sat e Rai Way che a breve dovrebbero provvedere ad implementare le proprie risorse umane.

I numeri sono ancora vaghi ma si tratterebbe di quasi una cinquantina di unità che servirebbero a rimpinguare per gran parte la pattuglia del centrosinistra in Rai. Pattuglia che potrebbe aumentare ai piani alti con l’uscita di scena di Agostino Saccà e Deborah Bergamini. Due posti importanti a cui aspirano in tanti, soprattutto alla poltrona dell’ex direttore generale.

Rai Fiction è da molti considerata, visto il volume d’affari, la vera miniera d’oro del Servizio pubblico, e quindi i pretendenti sono molti. Questo spiega il tramonto dell’ipotesi che vedeva Fabrizio Del Noce uscente dalla direzione di Rai Uno per approdare nel regno delle fiction. Troppo prestigioso e rilevante come incarico, fanno notare nel centrosinistra, per darlo alla concorrenza.

La lotta sarà probabilmente tutta interna al Pd con un’incognita: Romano Prodi. Il premier sulla Rai da tempo gioca una partita autonoma e sono molti, tra questi il direttore di Rai Uno Riotta, che fanno capo solo a lui. Il professore potrebbe decidere di calare una sua pedina spiazzando lo stesso Veltroni.

Poi ci sono le singole reti. Per quanto riguarda Rai Uno, come si sa da tempo, Del Noce dovrebbe essere in partenza. Lascerebbe così libera una casella importante. E la stessa cosa potrebbe accadere a Rai Tre (anche Ruffini dovrebbe traslocare). Voci di corridoio dicono proprio sull’ammiraglia di casa Rai, sempre che lì non arrivi Giovanni Minoli. Anche qui potrebbe esserci lo zampino di Prodi.

Poi c’è la conduzione del Tg3 che potrebbe cambiare guida: Antonio Caprarica lascerebbe l’esperienza della radio e la direzione del Gr per accomodarsi sulla poltrona che fu di Sandro Curzi. In questo caso molto dipende dalla componente diessina nel Pd. E’ cosa nota il particolare legame di Caprarica con il mondo dei Ds e le stesse nomine che ha fatto al Gr hanno portato ad imbottire la redazione di uomini targati Ds.

A sua volta il direttore del Tg3 Di Bella dovrebbe tornare all’estero o come alcuni suggeriscono passare alla direzione della terza rete.

Ma il carosello delle nomine non finisce qui,  perché pure il Tg1 potrebbe essere interessato da cambi. Al vertice dovrebbe restare Riotta anche se “l’americano”, come lo chiamano in redazione, guarda sempre più con insistenza alla direzione di un giornale. “Corriere della Sera” in primis (soprattutto se il feeling tra Mieli e Bazoli dovesse definitivamente venire meno) ed in seconda battuta “La Stampa”.

Intanto è nella redazione del Tg1 che i cambi e le nomine si sono susseguite con maggiore voracità. Il tutto a favore del Pd e dell’Udc di Casini, mentre Forza Italia ed An sono state del tutto messe fuori gioco o in secondo piano. Una redazione dove il malcontento di Ds e Margherita è però sempre più evidente proprio per l’asse di ferro tra il premier ed il direttore Riotta. Equilibri che però potrebbero cambiare molto velocemente, soprattutto se Riotta dovesse lasciare o se il quadro politico dovesse mutare.

E a maggio, con il nuovo CdA, si aprirà una nuova fase di rimescolamenti. E di nuove nomine. Come succede in Rai da quasi 50 anni.

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