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Ecco il lato negativo del multiculturalismo

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Viviamo in un mondo in cui predomina il concetto di multiculturalismo, spesso utilizzato in una forma radicalizzata, che poco si concilia con l’idea della tolleranza, ma degenera in una melassa informe e pericolosa. Infatti, il concetto stesso di società multiculturale si fonda su un’ambiguità di fondo assai grave: da una parte il multiculturalismo è inteso in senso romantico, ossia nelle forme tipiche dell’élite aristocratica del XIX secolo; dall’altra, però, vi è l’azzeramento della cultura occidentale per costruire un mondo ex novo, ritenuto da alcuni intellettuali puerilmente ingenui l’unica soluzione per sanificare il mondo. Questa seconda teoria è radicalmente diversa dalla prima e nasconde nelle sue stesse forme una debolezza autolesiva che quotidianamente si manifesta nella nostra società. 

La premessa del rinnegare i paradigmi della cultura occidentale è quanto di più errato si possa fare ed è quanto di più distante ci sia da un sano confronto fra culture. Spesso capita di leggere interpretazioni fortemente opinabili su grandi pensatori del passato, dimenticando un concetto elementare che stava alla base di quel mondo, ossia l’idea ampiamente diffusa della superiorità della cultura occidentale, intesa nel senso di civiltà compiuta: se questa idea venisse espressa oggi, vedrebbe rapidamente sorgere una levata di scudi e un’immediata condanna dell’autore. Perché? Perché, purtroppo, una certa cultura liberal e politically correct di derivazione anglosassone, ha da tempo deciso che tutti i mali del mondo risiedono nella storia dello sviluppo della società occidentale: quella che per secoli è stata la culla della civiltà ed il faro del mondo, oggi è divenuta l’origine del male, che deve essere distrutto. Un suicido in nome del progresso, assistito e ben calibrato. 

In verità, quello che i fautori, folli e scellerati non hanno compreso sono le conseguenze gravi che la caduta definitiva dell’occidente produrrebbe. Tempo fa uscì sul Wall Street Journal, un articolo scritto a quattro mani dall’ex vicepresidente degli Stati Uniti Dick Cheney e da sua figlia Elizabeth, il quale rimproverò all’allora Presidente degli Stati Uniti Barack Obama di aver abbandonato il campo di battaglia senza che il nemico avesse fatto altrettanto. Anche l’Occidente sta facendo ciò sul piano culturale e questo sta semplicemente producendo uno sbandamento, che lascia enormi spazi a mondi e culture che di recedere non ne hanno alcuna intenzione. Il caso esemplare ed attualissimo è il confronto con il mondo islamico, il quale vede l’Occidente posto in una posizione di debolezza, in quanto si confrontano sul campo attori con obiettivi e premesse antitetiche: l’Occidente debole e decadente per autolesionismo e l’islam orgoglioso della propria fede e natura. Così anche il confronto politico e culturale con la Cina, viene affrontato senza quella forza e quell’orgoglio della propria civiltà senza il quale la sconfitta è certa. 

Non può sorgere nulla di nuovo dall’annichilimento, perché l’esito preannunciato è la sopraffazione. Al contrario, una civiltà orgogliosa e consapevole – come la storia d’Europa ci insegna – può si incontrarsi, mantenendo le distanze con il dovuto e reciproco rispetto.  

Chi pensa di costruire il futuro cedendo sui principi, sta ottenendo come risultato, l’aumento delle distanze e, soprattutto, la fine tragica di quella civiltà – piaccia o no ammetterlo – a cui tutto il mondo ha guardato con ammirazione e invidia: la civiltà europea e occidentale nel suo senso più puro. 

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