Ecco le contropagelle degli Assessori Regionali pugliesi
06 Maggio 2011
di T. F.
Avendo letto di recente sul Corriere del Mezzogiorno le pagelle dei nostri Assessori Regionali ad opera di loro illustri sostenitori, forse potrebbero essere interessanti anche i giudizi di un loro modestissimo detrattore.
Loredana Capone (Sviluppo economico): in una Regione che detiene il record nazionale di perdita percentuale di posti di lavoro negli anni in cui ne ha guidato (si fa per dire) le (si fa sempre per dire) “politiche industriali”, le viene attribuito il merito di avere fortemente promosso le energie alternative. Peccato che sulle stesse abbiano detto cose imbarazzanti il Presidente della Commissione Anti-mafia ed il Procuratore di Lecce.
Tommaso Fiore (Sanità): onnipotente Commissario Politico di Tedesco, che lo ha designato come suo degno successore, sta smantellando la Sanità pubblica pugliese, non mancando di caricare di tickets i pugliesi, disoccupati, cassintegrati e malati cronici in testa. Instancabile promotore di leggi anti-costituzionali, voleva fare una cosa buona: dimettersi. Ma ci ha ripensato.
Michele Pelillo (Bilancio e programmazione): si è vantato di avere sfondato deliberatamente il “Patto di stabilità” per “salvare l’economia pugliese”: infatti subito dopo ha dovuto chiudere la cassa, sulla pelle della stessa. Ed è a causa di tali “salvataggi” che oggi dobbiamo chiudere 28 Ospedali, dieci dei quali ancora sconosciuti. Recentemente ha parlato soavemente di rischio di “default”. In italiano, “fallimento”. Appunto.
Elena Gentile (Welfare): ha disseminato di trionfalistici annunci pre-elettorali, a favore di ogni genere di sofferenti e di bisognosi, tutti i media esistenti. Peccato che quando avrebbe dovuto eseguire, erano finiti i soldi, con buona pace di disabili et similia che aspettano ancora ed aspetteranno sempre. Sulle deleghe del lavoro, valgono le statistiche accennate per Capone: siamo ultimi. Evviva.
Silvia Godelli (Mediterraneo, cultura, turismo): sulla delega all’Ideologia, vale 10, su quella al sostentamento delle Fabbriche di Nichi, anche 15. Santa patrona di musicisti, cinematografari e teatranti anche forestieri purché “politicamente corretti”, ha generosamente promosso il turismo romano in occasione del Concerto rosso dell’1 maggio e quello veneto a Dubai. E noi paghiamo.
Guglielmo Minervini (Infrastrutture strategiche e mobilità): assessore ai Trasporti, gli viene riconosciuto il merito di avere incentivato l’uso della bicicletta. Per i monopattini e le automobiline a pedali, c’è tempo. Intanto i biglietti del trasporto locale sono aumentati del 13%.
Alba Sasso (Diritto allo studio e formazione): sta regalando alla Scuola di Stato, ossia alle sue lobbies di riferimento, i fondi della Formazione Professionale pugliese. I formatori, ridotti sul lastrico, ringraziano. Smantellato il Diritto allo studio, restano gli ADISU. Possono sempre servire nell’intervallo tra l’Assessorato ed un ritorno in Parlamento, sempre ovviamente senza disturbare il popolo elettore.
Angela Barbanente (Assetto del territorio): brava, competente, disponibile, peccato che appartenga ad una scuola per la quale costruire è un reato. Sul punto di fare una cosa buona, quasi berlusconiana, rivedendo in senso liberale un “piano-casa” che aveva abilmente sabotato a botta di vincoli inestricabili e di paletti insuperabili, si precipita a purificarsene inanellando interminabili e terrorizzati esorcismi.
Nicola Fratoianni (Politiche giovanili, cittadinanza sociale, attuazione del programma): in prestito molto oneroso dalla Regione Toscana con delega alla borsa del Presidente, si dedica a tempo pieno agli immigrati preferibilmente clandestini. Gli unici di cui non si occupa sono i Pugliesi. A cominciare dai giovani, i cui “spiriti” si sono rapidamente raffreddati e che dal “futuro” sono già da tempo mestamente “ritornati”. Tutti a mani vuote, tranne lui, che un posto di lavoro l’ha trovato eccome, unico “cervello” non fuggito ma importato.
Marida Dentamaro (Sud e federalismo): non la voleva nessuno. Avevano ragione tutti.
Fabiano Amati (Opere pubbliche): buona volontà e moltissima auto-promozione. Ancora non si è accorto che in Puglia l’acqua è “pubblica” da sempre e che a privatizzarla c’ha pensato finora soltanto un certo D’Alema, anche perché da sempre serve soprattutto a far mangiare. Dice di volercela dare gratis, ma intanto ce ne aumenta la tariffa del 27.5% in due anni. Studia da Vendola: rischia la fine del “Federale” di Tognazzi, promosso il 25 aprile 1945.
Dario Stefano (Risorse agroalimentari): prototipo del vendolismo confindustriale, sotterraneamente di destra, è stato prudentemente confinato in campagna, a far da ostaggio di un popolo agonizzante soprattutto per la sua cancellazione sostanziale dall’agenda regionale. Era già accaduto, di essere sbattuti nelle risaie e lì scomparire, ai potenziali avversari dei luminosi regimi dei compagni Mao Tse tung e Pol Pot. Quanto ai contadini, è allo studio- magari tramite Consorzi di Bonifica- una soluzione modello-kulaki: genocidio per fame brevettato dal compagno Stalin.
Lorenzo Nicastro (Qualità dell’ambiente): un merito per l’Ambiente ce l’ha: ha dato avvio in prima persona, traslocando alla Regione, all’opera di disinfestazione della Procura di Bari dal flagello del punteruerolo rosso-toga. Anche se si narra che al suo posto si sia insediato quello delle toghe-piranha, che si sbranano tra di loro.
Maria Campese (Risorse umane e sport): galleggia in un oceano di precari annaspanti senza riuscire a portarne uno in salvo. Tanto, le elezioni sono passate e le prossime si sono allontanate.
Nichi Vendola (Presidente): come Masaniello è perfetto. Ma, conoscendone in anticipo la sorte (linciato dallo stesso popolo che l’aveva incoronato), prudentemente si tiene alla larga dalla Puglia, spostandosi continuamente tra miriadi di canali televisivi.
