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Ecco le poltrone bollenti della Rai

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Dopo mesi di battaglie legali e verbali, dove la politica l’ha fatta da padrona, al settimo piano di viale Mazzini sembra che finalmente si possa iniziare a parlare di televisione. A bordo campo a guardare la ritrovata unità del CdA della Rai  il grande e unico sconfitto della partita: Romano Prodi.

Il professore bolognese le ha tentate tutte per allungare la sua longa manus sulla Rai ma alla fine ha dovuto incassare una sonora sconfitta. Angelo Maria Petroni, il consigliere “sfiduciato” dal ministro Padoa Schioppa rimarrà dove sta. Il centrodestra continuerà ad avere la maggioranza e Cappon, il direttore generale sensibile ai canti delle sirene prodiane, dovrà attenersi alle decisioni ed alle indicazioni del CdA. Tutto questo almeno fino al 2008, quando il consiglio giungerà alla sua naturale scadenza. Così è stata letta a Montecitorio, Palazzo Madama e Palazzo Chigi la deposizione delle armi al settimo piano di viale Mazzini.

Una decisione bipartisan, quella di ieri, di mettere da parte le polemiche e ripartire. Contrasti che però i consiglieri non hanno mancato di attribuire ad “iniziative ed interferenze esterne di diversa natura e di diversi protagonisti”. Da qui la voglia di riaffermare di disporre “ancora di un anno di attività prima della scadenza del mandato” e quindi di prendere quelle “decisioni per definire le linee utili e necessarie ad assicurare un’efficace gestione e a dare nuovo impulso all’Azienda garantendo stabilità e fiducia”. Letta così la ritrovata unità sarebbe davvero commovente, ma in effetti la logica è un’altra e cioè quella di evitare di esasperare la situazione per scongiurare nuove invasioni di campo della politica. Non è un mistero che soprattutto nella maggioranza ci siano molti pronti a cannibalizzare il CdA pur di inserire propri rappresentanti. La richiesta, l’ultima in ordine di tempo, di Sinistra Democratica di azzerare il consiglio e di nominarne uno nuovo di zecca è l’ennesimo segnale di un accerchiamento intorno al CdA in attesa del primo passo falso. E così per uscire da questa situazione ed arrivare alla fine del mandato l’unica exit strategy è sembrata quella di abbassare i toni delle polemiche e di dare all’esterno un’immagine di laboriosità e concordia.

Ma dopo mesi di scontri tutti è lecito chiedersi da dove si ripartirà? La road map preparata ieri dai consiglieri ha indicato due strade: il piano industriale per recuperare il ritardo accumulato in fatto di digitalizzazione e modernizzazione degli impianti; e la questione delle nomine. Proprio su quest’ultimo punto si misurerà la capacità di tenuta dell’accordo interno. Chi avrà memoria si ricorderà che proprio sul tema delle nomine il CdA entrò in crisi e la politica, in particolare l’Unione, cercò di approfittarne. Si ritorna così sulla scena del delitto ma le premesse sono ben diverse.

Non si parlerà, per adesso, delle reti che rimarranno fuori dalla contesa fino a fine luglio, ma bensì delle consociate che da tempo aspettano nuovi vertici. Quindi sarà riposta nel cassetto la rimozione di Antonio Marano da direttore di Rai Due per fare posto a Giovanni Minoli e così pure il giudizio critico verso Fabrizio Del Noce, direttore di Rai Uno per i flop di “Colpo di Genio” e “Apocalypse Show”. La partita sarà solo sulle aziende targate Rai. Prima fra tutte la Sipra, cio%C3

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