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Ecco perché BoJo ora è in difficoltà: dimissioni vicine?

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La crisi economica, la gestione della pandemia, il caos-scuola: gli attacchi al governo Conservatore e a Boris Johnson si stanno facendo sempre più fitti nel Regno Unito. Mai dopo un solo anno a Downing Street BoJo si sarebbe aspettato che le critiche più virulente arrivassero proprio dai suoi: dal partito e dai quotidiani che hanno appoggiato la sua ascesa a premier.

Ha iniziato il Daily Mail, il quotidiano più venduto nel Regno Unito e noto per le sue posizioni di destra. In una prima pagina da collezione il Mail ha raffigurato Johnson e il suo ministro dell’Istruzione, Gavin Williamson, come Stanlio e Ollio titolando “Un altro bel pasticcio del governo!”. Il riferimento era agli esami A-Levels che hanno visto risultati talmente scostanti dal rendimento degli alunni da impedire ad alcuni di essi di iscriversi nelle università prescelte. Williamson ha fatto marcia indietro risolvendo il caos ma il pasticcio rimane. Alcuni deputati del partito Tory hanno chiesto le sue dimissioni, così come le chiesero del Rasputin di Johnson, Dominic Cummings, dopo che si venne a sapere della sua presunta violazione del lockdown.

Volano i coltelli all’interno del partito, dopo che il Financial Times ha dato sfogo lunedì all’insoddisfazione dei nuovi parlamentari nei confronti dei segretari parlamentari di Johnson, Alex Burghart e Trudy Harrison definiti “inavvicinabili” dagli eletti nella scorsa tornata elettorale. I segretari parlamentari sono il trait d’union tra il premier – anch’egli MP – e la pattuglia del partito a Westminster che conta su 140 neo-eletti in particolare nelle zone del Red Wall, il Muro Rosso laburista espugnato dai Tories il 12 dicembre scorso. Da Downing Street hanno fatto sapere che i due sotto tiro non si toccano, ma il 1922 Committee che riunisce tutti i parlamentari conservatori non si placherà con una semplice dichiarazione: i nuovi MP vogliono che almeno uno tra Burghart e Harrison lasci il posto a uno di loro.

Se le indiscrezioni del FT e la goliardia del Mail non fossero già abbastanza, il Premier ha dovuto subire anche l’attacco del Daily Telegraph, il quotidiano su cui scrive e dedica le sue riflessioni sulla politica britannica. Per anni il Telegraph è stato il suo trampolino di lancio nell’ascesa a leader del partito ma un editoriale di Fraser Nelson, il direttore dello Spectator (settimanale di cui è stato direttore lo stesso Johnson) ha colpito per la veemenza con cui è stato trattato l’inquilino del numero 10 di Downing Street. Nelson ha citato una fonte anonima all’interno del partito che avrebbe definito l’attuale governo “il più incompetente di sempre” e dato appuntamento per la “resa dei conti” a ottobre se le cose non cambieranno. In un cartoon del popolare vignettista Bob, una alunna di una scuola sosteneva di “non avere combinato nulla da gennaio in avanti e di essere stata promossa” mentre un Johnson accanto a lei in mascherina rispondeva “Idem!”.

Aldilà delle critiche quello che più preoccupa il governo è l’economia. La notizia che per la prima volta nella storia il debito pubblico ha superato i 2 trilioni di sterline e, per la prima volta dal 1960 il rapporto debito/pil abbia superato il 100% era attesa ma ha comunque scioccato gli inglesi. Le misure per sostenere l’economia prese dall’ormai popolarissimo Cancelliere Sunak hanno presentato il loro conto nel bilancio dello Stato. Preoccupa anche il crollo del Pil del secondo trimestre, oltre il 20% in meno su base annua. La fine del furlough – il congedo lavorativo pagato dal governo durante il coronavirus – è prossima e questo dovrebbe alleviare l’ammontare dei soldi presi in prestito, ma si teme un bagno di sangue nel mercato del lavoro, mai così incerto dai tempi della crisi finanziaria del 2007-2008.

Nonostante il partito Laburista non stia facendo faville, la baruffa all’interno del partito di maggioranza sta avendo un effetto anche sui sondaggi d’opinione. Secondo l’istituto demoscopico YouGov, il Labour sarebbe a due punti dai Conservatori (38% contro 40), mentre Sir Keir Starmer sarebbe più popolare del Premier, con il 35% degli inglesi che lo vedrebbe bene nei panni di Primo Ministro, contro il 31% di Johnson.

L’estate in Inghilterra è anche la stagione del calciomercato, e molti la definiscono silly season, la stagione delle sciocchezze. Forse questo appellativo si può applicare anche alla politica, ma Johnson farebbe bene a non sottovalutare quello che ribolle in pentola a Westminster: i Tories non sono mai teneri con i loro leader e anche questa volta non faranno di certo un’eccezione.

 

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