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Giustizia uguale per tutti

Ecco perché lo stato di diritto è minacciato

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Il moderno diritto penale si è fondato su principi figli della rivoluzione culturale o, per dirlo in termini kantiani, di quella rivoluzione copernicana che è stato l’illuminismo. La fine del ancien regime, dei suoi usi e costumi, in nome di un diritto terzo, certo e giusto per chiunque e senza privilegi di sorta per alcuno. Da allora la società moderna ha incarnato nei propri sistemi questi concetti, divenuti principi supremi e condivisi da tutti.

La trasformazione dello stato, da stato assoluto a liberale e poi in definitiva il raggiungimento pieno dei regimi democratici ha completato la trasformazione e la saldatura dello Stato contemporaneo. Non sono mancati nel corso dei secoli, ritorni al passato, vulnus giuridici e congelamenti temporanei allo stato di diritto: non è un caso che la giustizia e il suo andamento rappresentano il termometro di un ordinamento.

I principi dello stato garantista, incarnato nella nostra Costituzione, rappresentano l’immagine plastica di come la certezza del diritto sia il fulcro necessario affinché uno stato possa ritenersi giusto. Spesso – soprattutto nel nostro paese – capita che al principio della garanzia del cittadino, si sostituisca l’odiosa e turpe regola del sospetto, secondo la quale è il sospetto – e non la prova – a determinare la colpevolezza di un individuo. Indagini e processi passano in secondo piano, davanti al levarsi dell’ombra del dubbio. Basta questo per gridare “fuori il palo e la corda”, come accadeva nei linciaggi nelle zone più remote e selvagge del vecchio west. Eppure noi viviamo in un Paese in cui tutto si fonda sulla regola del sospetto, in cui alla certezza dei tribunali, si sostituisce il tribunale del popolo, rappresentato da taluni giornali, i quali sono sempre pronti a porre davanti al pubblico ludibrio un individuo, che poi probabilmente risulterà innocente e a cui saranno concesse poche righe di un trafiletto nelle ultime pagine.

La giustizia diviene un lusso, una chimera per la maggior parte dei cittadini: questo è l’aspetto più orripilante dei nostri tempi, la morte del diritto in nome dell’odio, del sospetto.

Il sospetto uccide più di una spada, contorce l’animo e dilania l’essere, e il mezzo più rapido per liquidare le cose e per questo è il più fallace; è figlio delle emozioni e non della ragione, non delle prove, ma delle sensazioni.

Quanto sangue è stato versato nel corso della storia basandosi sul sospetto e non sulla giustizia? Il nostro Paese ha pagato ampiamente il prezzo di una propensione a dubitare non in senso cartesiano, ma seguendo il più classicheggiante pettegolezzo.

È per questo che dispiace, talvolta, sentire da rappresentati delle opposizioni, parlare di sospetto: vorremmo che con maggiore frequenza e sollecitudine si parlasse di giustizia.

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