“Ecco perché mio fratello è stato condannato a morte”

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“Ecco perché mio fratello è stato condannato a morte”

“Ecco perché mio fratello è stato condannato a morte”

05 Febbraio 2008

Intervista a Sayed Yaqub Ibrahimi di Andrea Holzer

Ieri a Kabul, capitale dell’Afghanistan, c’è stata una manifestazione alla quale hanno
partecipato centinaia di persone. Questa gente
portava un’immagine di Sayed Parwez Kambakhsh, l’aspirante giornalista
23enne, imprigionato e condannato a morte dal governo Karzai,
in seguito ad un processo sommario portato avanti da una corte islamica di
Balkh che lo ha accusato di blasfemia, lo scorso 22 gennaio. In pratica il
ragazzo è stato accusato di aver scaricato da internet un testo a dir poco blasfemo
– in cui Maometto è definito un ladro e un fornicatore – scritto da un pensatore
iraniano che si fa chiamare “Arash Senza Dio” e aver fatto circolare il
documento tra i suoi colleghi universitari dopo averlo firmato personalmente.
Un’azione del genere non sarebbe solo scellerata ma completamente idiota, molto
peggio di recarsi all’angelus domenicale in Piazza San Pietro con un megafono per insultare il Santo Padre. Infatti, Parwez, che era stato imprigionato
il 27 ottobre 2007 ha sempre negato tutto con veemenza. Dal momento del suo
arresto è però stato tenuto in isolamento e minacciato di morte. Secondo suo
fratello, Parwez non avrebbe ovviamente mai fatto una cosa del genere, ed è per
questo che sono in molti a credere che le autorità afghane gli abbiano estorto
una confessione forzata. Il bersaglio della corte islamica non era Parwez, ma
suo fratello Yaqub, affermato giornalista che lavora per il britannico IWPR
(Institute for War and Peace Report) che si occupa di documentare quello che
succede a livello umanitario nelle zone di crisi. Yaqub Ibrahimi ha scritto
molti articoli nel corso degli ultimi cinque anni, raccontando di quello che
succede nel suo paese tra fondamentalisti islamici, signori della guerra, oppio
e talebani. Alcuni di questi pezzi, però devono aver davvero urtato la
suscettibilità di qualcuno di questi signori, infatti Yaqubu non ha esitato a
fare dei nomi di tanto in tanto, ricevendo come risposta una serie di minacce
rivolte contro di lui ma anche contro la sua famiglia. Suo fratello più piccolo
è stato arrestato per fermare lui, cosa che effettivamente è riuscita. Solo che
in seguito alla pressione internazionale che si è fatta sempre più consistente,
la corte islamica che aveva condannato a morte Parwez è tornata in un certo
senso sui propri passi, ammettendo un “errore tecnico” ma Yaqub ci spiega come
in realtà si dovranno attendere i verdetti della corte secondaria e di quella
suprema, prima di poter cantare vittoria.

Yaqub,
per prima cosa vorremmo sapere come sta tuo fratello…

Non sta male fisicamente ma è troppo preoccupato e
sottoposto ad un forte pressione psicologica, ha paura per quello che sarà il
suo futuro, sai, è un ragazzo così giovane. 

 È  vero
che tuo fratello ha commesso il crimine di blasfemia nei confronti dell’Islam?

No, l’Afghanistan National
Directorate of Security (NDS) lo ha costretto a
confessare quel crimine facendo pressione su di lui e minacciandolo di morte,  ma ora mio fratello ha rigettato le accuse.

Credi
che Kambaksh potrà uscire dalla prigione?

Ora la pressione internazionale sul governo afghano
e specialmente su Karzai sta crescendo, speriamo che cambino questa decisione.
Stando alla legge afghana, una sentenza per essere valida deve essere emanata
da tre corti, per ora si è espressa soltanto la prima corte –  quella locale – ora ci sono le altre due: la
secondaria e la suprema. Speriamo che queste due corti cambino la loro sentenza
e lo rilascino immediatamente, lo speriamo davvero.

I
tuoi articoli riguardo la situazione nel nord del paese con I fondamentalisti
ed I talebani devono aver toccato un nervo scoperto, devi aver colpito il
bersaglio, giusto?

Certo, da quando lavoro per l’IWPR ho coperto diversi casi “scottanti”, specialmente  riguardo la vera situazione nell’Afghanistan
del nord, come sai le persone che abitano li sono sotto scacco dei signori
della guerra e dei gruppi fondamentalisti. Io stesso ho dovuto sopportare
questa pressione più volte. Ho ricevuto spesso chiamate minatorie e
intimidazioni ma l’ho ignorate, per via della nostra professione. Il
giornalismo, specialmente quello investigativo, comporta molti rischi in una
nazione come l’Afghanistan. Comunque non potevano arrestarmi direttamente  e non avevano niente su di me per mettermi
dentro, ecco perché hanno minacciato mio fratello, per fare pressione su di me
e, più in generale, sulla libertà di espressione in Afghanistan.

Tu
una volta hai detto che l’Afghanistan diventerà come l’Iran, una nazione nelle
mani dei fondamentalisti, la legge è nelle loro mani, il governo è nelle loro
mani e così via…

Sì, sai che i fondamentalisti hanno una forte
influenza nel governo afghano e nel parlamento,  insomma, hanno molto potere nei distretti e
nelle province, specialmente nel nord dell’Afghanistan. Ma sfortunatamente la
comunità internazionale ed il governo afghano lo ignorano, per questo credo che
il fondamentalismo rappresenti un gravissimo ostacolo sulla strada della
democrazia. Il fatto è che la comunità internazionale se la prende con i
talebani ma ignora i signori della guerra ed i fondamentalisti. Tra l’altro, il
loro potere cresce giorno dopo giorno in certe regioni; questa gente può fare
quello che vuole, ha piena influenza sulle province ed esistono perfino leggi
speciali, i fondamentalisti ed i signori della guerra possono arrestare le
persone, rubargli le proprietà ed i soldi, perfino ucciderli come è successo in
passato. Il governo centrale e la comunità internazionale, come ho già detto,
ignorano questo grande problema.

Cosa
credi che questo governo possa fare contro una tale realtà?

Secondo me il nostro governo e la comunità
internazionale stanno perseguendo una politica sbagliata in Afghanistan. Dovrebbero
combattere contro  i talebani e i signori
della guerra, ma invece l’esecutivo di Karzai sta concedendo dei poteri a
questa gente. Nel nord le province sono sotto il controllo dei signori della
guerra. Invece [Karzai e la comunità internazionale, ndr] dovrebbero tentare di mettere in piedi un governo democratico.
Per esempio, ci sono più di 2000 soldati tedeschi nel nord del paese, ma
dovrebbero fare qualcosa contro i signori della guerra, sarebbe veramente
utile, invece sono bloccati. Ci sono più 15.000 truppe straniere in Afghanistan
ma non stanno facendo quello che dovrebbero, stanno seguendo una politica
sbagliata, se solo volessero potrebbero fare qualcosa, ma credo ci sia
confusione tra il governo afghano e le forze di sicurezza internazionale.  Non credo nemmeno ci sia un buon coordinamento
tra l’esercito nazionale e quello internazionale.

Hanno
colpito tuo fratello a causa di quello che hai scritto, ora continuerai a
scrivere le stesse cose?

Il giornalismo in Afghanistan, come ho detto prima,
è un grande rischio. Se vuoi fare un lavoro critico o investigativo, ci saranno
sempre forti rischi.  Il caso di mio
fratello mi ha creato molti problemi. Comunque continuerò a scrivere della
realtà afghana. Amo il mio lavoro e la mia professione. Ma questa decisione
contro mio fratello ha rappresentato un grande avvertimento ed uno shock per
me. Ho smesso di scrivere articoli troppo pericolosi da pubblicare. In
condizioni normali continuerei, ma durante gli ultimi due mesi ci sono stati
troppi problemi. Ora sto scrivendo articoli più “normali”,  tratto di temi culturali e scrivo anche riguardo
la situazione politica istituzionale. Ho finito di scrivere storie pericolose. Ma,
se mai sarò in grado di pubblicare in futuro, credo che potrei spiegare un
sacco di cose riguardo ai signori della guerra.