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Fuori dall'Euro, un declino inesorabile

Ecco perché Monti proseguirà ad avere un ruolo determinante nel Paese

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Nelle stesse ore in cui veniva indicata, a seguito di un accordo tra le più alte autorità dello Stato, la data del sempre più probabile election day (e di conseguenza anche la data dello scioglimento delle Camere) nel corso di una settimana tragicamente costellata da manifestazioni violente e da contestazioni di diversi ministri (compreso il presidente del Consiglio), per il governo Monti ricorreva un anno dalla sua costituzione.

L’esecutivo dei tecnici, nato sotto l’auspicio di grandi speranze, in un’apoteosi di incoraggiamenti lusinghieri, è diventato, strada facendo, un compagno di viaggio scomodo per il Pd che non vuole perdere l’occasione per vincere le elezioni e per lo stesso Pdl che non è stato in grado di intestarsi l’appoggio a un governo che pure ha portato avanti con coerenza e meticolosità (pur con qualche concessione all’imperante demagogia come con la legge anticorruzione, criticata persino dalla Cassazione e con il pasticcio di una ristrutturazione delle province, disegnata sulla carta geografica con criteri casuali e cervellotici) la linea di condotta del governo Berlusconi.

Ma anche i sostenitori della continuità dell’esperienza Monti nella prossima legislatura si stanno rivelando deboli, divisi e soprattutto orientati a un’alleanza con la sinistra, quella stessa coalizione, cioè, che dichiara di voler correggere i principali provvedimenti dell’attuale governo e, soprattutto, di pensare a una diversa politica europea, senza tener conto del fatto che persino François Hollande, in Francia, si è dovuto rassegnare ad una politica del rigore e della stabilità monetaria. Probabilmente non sarebbe stato possibile realizzare un tale disegno anche a causa della insipienza dei suoi necessari protagonisti, a partire dalle incertezze del Pdl, ma la sola opportunità in campo per contrastare una vittoria della trojka Bersani-Vendola-Nencini (in competizione con il M5S) sarebbe stata quella di raccogliere intorno a Mario Monti il rassemblement dei moderati e non solo un movimento – come quello visto a Roma sabato – che è pronto a governare con la sinistra in un ruolo di subalternità.

Ed è altrettanto illusorio pensare di imporre - tramite una legge elettorale rivolta ad impedire di proposito la governabilità – un ‘’richiamo alle armi’’ dell’attuale premier. Se ci fosse chiesto di scommettere oggi quel centesimo che Alfano e Bersani, con ben poco fair play, si sono rifiutati di puntare sul Monti-bis, lo faremmo molto volentieri con l’ottimismo della volontà e con la determinazione della speranza. Ma sarebbe molto difficile vincere la scommessa.

Ovviamente con grave nocumento per questo povero Paese. Eppure, tanto i nemici di Monti quanto i suoi sedicenti amici faranno fatica a liberarsi di lui, perché il professore non è solo un tecnico prestato alla politica, ma un commissario incaricato di governare l’Italia da coloro che stanno <là dove si puote ciò che si vuole>. Non si tratta ovviamente di scomodare l’Onnipotente; basta accontentarsi dei partner europei e internazionali e di quelle <intelligenze strategiche> che orientano i mercati. Mi fanno morir dal ridere quanti invocano la sovranità nazionale, un concetto desueto in un mondo globalizzato ed integrato economicamente, dove uno starnuto un po’ più rumoroso del Presidente Obama produce, nel giro di qualche minuto, uno scossone nella City che di lì rimbalza in ogni parte del pianeta.

Ma è mai esistita davvero la sovranità nazionale del nostro come di altri Paesi? Volendo limitarsi soltanto al secondo dopo guerra, gli italiani erano forse padroni di farsi governare dal Pci, nonostante che il voto fosse libero e segreto e che i comunisti partecipassero da protagonisti alla vicenda politica ed amministrativa? E il Paesi dell’Est avevano forse la possibilità di scegliere quale ordinamento politico, economico e sociale fosse di loro gradimento?

Oggi, è vero, non va più a spasso l’Armato Rossa e non si organizzano più congiure di colonnelli o golpe militari. Ma un Paese che crea problemi alla economia degli altri appartenenti alla comunità internazionale, può essere messo in ginocchio non da una congiura degli <gnomi di Zurigo> (la definizione è di Harold Wilson, leader laburista dei magici anni ’60) ma dalla normale attività dei centri finanziari che orientano i flussi dei capitali mondiali,   dalle multinazionali che vanno ad investire altrove, dai Paesi fornitori di materie prime, soprattutto energetiche, che non si fidano più della solvibilità di taluni partner acquirenti. Quei teppisti che aggrediscono le forze dell’ordine dimostrano proprio di non aver capito nulla. I rivoluzionari del passato se la prendevano sempre con classi dominanti detentrici di una ricchezza reale destinata a restare e a durare nel tempo anche se cambiavano i rapporti proprietari (la terra, gli opifici: i mezzi di produzione e di scambio, come si diceva un tempo).

Quelli di oggi contestano le banche, dimenticando che le ingenti risorse che esse custodiscono nei loro Palazzi d’inverno possono trasformarsi in carta straccia nel giro di poche ore, se dovessero venir meno i presupposti elementari di un’economia di mercato. Ecco perché Monti avrà sempre un ruolo rilevante nel determinare la politica del nostro Paese. A Palazzo Chigi o al Quirinale. O forse soltanto al ministero dell’Economia, dove, prima di lui stettero altri <garanti>: Ciampi, Padoa Schioppa e Tremonti.

E se non sarà Monti, sarà Mario Draghi o qualche altro civil servant che non senta il bisogno di governare con il consenso dell’elettorato, il quale comunque è perfettamente in grado di capire come va il mondo. Prendiamo esempio dalla Grecia: chiamati alle urne i greci diedero la vittoria alla sinistra radicale, quella che pretendeva (come tanti del Pd) di ‘’rinegoziare’’ le regole della Ue. Messi alle strette, nel giro di pochi mesi hanno completamente cambiato orientamento. Hanno capito che fuori dall’Europa e dall’euro c’è soltanto un declino inesorabile.

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10 COMMENTS

  1. Per Diana!
    Umilmente dico che non sono d`accordo per nulla su quanto il buon Cazzola espone nel suo articolo, circa la sorte che il nostro Paese sarebbe destinato ad avere nel prox futuro e cioe’ quella di ritrovarci ancora, in qualche modo, il Monti tra le balle. Puntare su un Monti bis sarebbe da masochisti, sarebbe come dar ragione a coloro che c`e’ l`han imposto per poter fare i loro interessi, che non hanno nulla a che vedere con gli interessi dell`Europa e tanto meno con quelli dell`Italia. Dante, con quel passaggio, si riferiva appunto a Dio, egli si onnipotente, quelli ai quali si riferisce l`articolista possono essere onnipotenti solo se noi siamo coglioni, ed a permetter loro di fare il brutto ed il buon tempo. Monti e’ un`impurita’ iniettata nel sistema Italia per renderla uno Zombie. Abbiamo storia, (lunga storia), cultura, intelligenza, dignita’, capacita’ per evitare che cio’ avvenga. E’ il momento questo per tirar fuori tutti questi ed altri, attributi e salvarci. Ci son tanti “Cavalli di Troia” in giro per l`Italia, pronti a partorire l`alieno, accompagnamoli con tenacia fuori dalle mura del nostro Paese e riprendiamoci la liberta’ d`agire intelligentemente, uomini e donne guida, sani, ci sono, individuiamoli per Diana!

  2. Risposta a per Diana
    Grazie . Lei conferma che siamo all’anticamera di un fascismo dal volto umano. Per quelli che la pensano come me c’e’ solo l’esilio.

  3. Fuori dall’Euro, un declino
    Fuori dall’Euro, un declino inesorabile.
    Questo si legge nell’occhiello dell’articolo. E chi lo dice? Andiamo a dirlo agli Inglesi o agli Svizzeri o a tutti quei paese europei che non hanno voluto adottare l’euro.La verità è che con l’euro siamo condannati ad un lento declino. Pregasi guardare tutti gli indicatori economici degli ultimi 10 anni e confrontarli con quelli dei paesi no euro.Se ne vedrebbero delle belle.

  4. I “tornanti” della storia
    Caro Cazzola
    Non siamo in un periodo normale. Questo è un momento in cui la storia dell’Europa rischia una svolta epocale.
    Lei ha ragione quando dice che la nostra Italia non ha mai goduto di una sovranità illimitata. Dal dopoguerra siamo stati pienamente inseriti nel sistema europeo e soprattutto nel sistema Occidentale (da cui questo giornale prende il nome) e di cui personalmente sono ben felice di far parte avendo visto (e anche sperimentato per questioni di lavoro) i guasti del Comunismo. Verissimo, l’Italia ha goduto dei vantaggi dell’Occidente (tra cui l’ombrello militare Nato) e per questo ha dovuto anche assoggettarsi a scelte non sempre a suo vantaggio.
    Ma bisogna fare alcune considerazioni fondamentali:
    1. Partiamo dall’euro: siamo proprio sicuri che l’impalcatura Euro sia un fattore di coesione dell’Occidente? L’euro non è mai piaciuto agli USA che hanno temuto che soppiantasse il dollaro come unica moneta di riserva del mondo. Quindi anche se non lo diranno mai gli Stati Uniti non sono mai stati, ne mai saranno sostenitori dell’Euro. In ultima analisi L’euro è causa di divisioni dell’Occidente.
    2. L’impero Romano si è sviluppato perché i popoli che man mano entravano nel suo alveo vedevano migliorare le loro condizioni di vita. In altre parole uno stato o un popolo devolvono parte della loro sovranità (come dice Monti in una famosa conferenza) quando ciò permette di migliorare la situazione dei suoi membri. Quando una unione di stati non assolve più a questo compito, o addirittura il farne parte peggiora le condizioni economiche o sociali dei cittadini l’impero, o la comunità di stati si dissolve (Patto di Varsavia docet) e non basta la forza a mantenerlo unito, figurarsi una moneta.
    Mi sono limitato a considerazioni Geopolitiche ma le considerazioni economiche sono molteplici, troppo lunghe per dissertare qui.
    Ora però stiamo arrivando ad un punto in cui è in gioco l’esistenza stessa del nostro tessuto economico e sociale e quando si mettono in gioco non un settore industriale o la politica energetica autonoma di uno stato, ma i fondamenti della sua economia e quindi della sua struttura sociale. Allora il discorso cambia. Abbiamo costruito un sistema rigido, senza equilibratori automatici (la fluttuazione delle monete, o i tassi di interesse o gli interventi delle Banche Centrali) questo sistema favorisce solo alcuni stati e ne sfavorisce sistematicamente altri. Quando questo va avanti per anni o si interviene politicamente per resettare il sistema o il sistema implode. Le ricordo che in Economia la crescita è lenta, ma le crisi sono repentine, velocissime e dolorose. Le grandi crisi economiche portano sempre a rivoluzioni politiche.
    C’è bisogno di politica, politica con la P maiuscola, un nuovo De Gasperi o un nuovo Kohl e non di un Monti che più che un politico sembra il curatore fallimentare dell’Italia e come tutti i curatori fallimentari non è interessato allo sviluppo dell’azienda, ma a garantire che i beni non siano sottratti ai creditori.
    Caro Cazzola, non c’è polemica, ma i politici oggi devono capire che, o svoltiamo e costruiamo qualcosa di nuovo o è a rischio l’essenza della nostra società e anche la permanenza nel novero delle nazioni occidentali.

    approfondimenti su
    http://crearesviluppo.blogspot.it/

  5. I furbetti del centro
    Fermo restando che il governo Monti ha sostanzialmente “galleggiato” alla stregua del governo Berlusconi; fermo restando che non giudico del tutto inutile questo “galleggiamento” perché col tempo serve palpabilmente a dimostrare che la situazione finanziaria italiana non è troppo diversa non solo da quella degli altri stati europei, ma anche da quella di UK, USA e Giappone, i cui debiti pubblici -“nascosti” per anni dietro “debiti privati” gonfiati dalla mano generosa delle banche centrali, e che costituivano una specie di surrogato del welfare sotto falsa forma “liberista” – stanno ora esplodendo; detto questo, è di tutta evidenza che l’opposizione “strutturale” al governo è venuta dal PD & C., i quali l’hanno controbilanciata con parole di miele miste a compunzione nei confronti del governo dei tecnici. Stratagemma miserrimo, da partito ancora di lotta e di governo, ma reso possibile dalla complicità della stampa di sinistra e dalla solita viltà di Corriere, Stampa, Sole e compagnia cantante. Il PDL, a parte qualche parola in libera uscita, non ha messo il bastone tra le ruote del governo Monti. Ma diciamolo: non gli è stato riconosciuto niente, né dal governo, né dai giornali, né dallo scombiccherato gruppo dei centristi; i quali ultimi, giornali e centristi, invece di cercare una qualche forma di intesa non hanno fatto altro che continuare nella loro guerra velenosa e cretina – perché danneggia pure loro – al “berlusconismo” e al Berlusca in particolare, quel Caimano reale cui non si riconosce, per vigliaccheria e calcolo, manco un grammo di responsabilità, neanche facesse mille “passi indietro”, lui che è arrivato a non escludere il nome di Monti per la coalizione di centrodestra. Appunto di centro-destra. Di centro e di destra. Bisogna dirlo chiaro. Che lo dicano Monti e i centristi. O vogliono la vita troppo comoda? E’ per questo che preferisco gli intemperanti del PDL ai furbetti del centro.

  6. Geniale. Davvero. La fanno
    Geniale. Davvero. La fanno morir dal ridere coloro che invocano la sovranità nazionale? D’accordo. E allora perché, per chi, per cosa dovremmo votare se tutto è già deciso altrove? Per pagare, con i nostri pochi soldi, prima lauti compensi a Lei e a quelli che La sostituiranno, e poi far maturare vitalizi, pagati sempre da noi, per altri venti, trenta, quaranta anni (come vede Le auguro lunghissima vita)? Ma mi faccia il piacere, direbbe un genio della nostra terra. Un’ultima cosa: ma si rende conto che il sistema di terrore e persecuzione fiscale allestito dal “Suo” Monti (glielo concedo: anche del di lui triplo predecessore) è socialismo puro, dove i redditometri hanno preso il posto del GULag (concedo anche che fanno meno male), e che se si lavora sei, sette, otto, anche nove mesi l’anno per lo Stato e non per sé si è servi e non liberi uomini? No? C’è l’emergenza conti pubblici? C’è l’evasione? Le rispondo: l’emergenza si doveva combattere non con le tasse, ma facendo crescere la produzione, semplicemente non ostacolandola con le tasse, l’ipergarantismo sindacale e la burocrazia; l’evasione finirà, ma con essa anche l’Italia, perché senza l’evasione almeno metà della produzione di reddito nazionale crollerà, ed allora potranno mettere anche il 90% di tasse su reddito e consumi. Sarà come chiedere il grano ai kulakì… A buon intenditore…

  7. Articolo di Cazzola su Monti
    Condivido in pieno le osservazioni e le conclusioni dell’ottimo Cazzola che ha uno sguardo e una visione complessiva perfetta dentro un quadro europeo e mondiale. Non se ne abbia a male per certe critiche. La verità non viene sempre apprezzata, sopratutto da chi ragiona con categorie italiote, egoistiche, parziali. Credo come lei che certe condizioni che ha così ben delineato saranno paradigmatiche e non eludibili. E anche che le responsabilità dello stato attuale della crisi italiana siano ben chiare. Vi sono persone serie nel centro destra che non hanno lesinato critiche verso la propria area: Giannino per quanto è cresciuto il debito pubblico e le sue cause e il maggior responsabile e Crosetto per una leadership assolutissimamente da rinnovare al più presto e insieme ai rappresentanti parlamentari. E’ l’ora di fare tutto quello che è possibile per una politica del bene comune, che sia di servizio alla nazione e al popolo, con persone scelte, pagate molto di meno. E’ l’ora di rendere la società liberata dalla politica che tutto ha occupato e strumentalizzato ai suoi scopi. Occorrono persone oneste, sobrie, severe con se stesse. Mai più nani e ballerine, ignoranti e presuntuosi, affaristi, egoisti ed egolatri. L’Italia ha bisogno di persone che abbiano nobiltà di spirito e abnegazione vera. Solo così potremo attendere un futuro migliore. Da esempi e prassi totalmente diverse che dovranno contagiare gli atteggiamenti e la credibilità delle persone.

  8. Per Paolo.- Insomma chi non
    Per Paolo.- Insomma chi non condivide cazzola sarebbe un italiota? Complimenti davvero!!!!!

  9. MONTI AL VOTO.
    CI SARÁ IL PEGGIO?
    Con l’abituale verve che politicamente ci caratterizza, la tarantella, lista Monti sì – lista Monti no, rimbalza da Bruxelles a Roma accompagnata dal taratatà di nacchere e tamburelli che vivacizzano il fabuloso dubbio.
    Non sembra che il Professore, Pater Patriae a vita, abbia eccessivamente gradito l’intervento a piedi giunti del Quirinale, che ha creduto di stabilire dei confini istituzionali oltre i quali la faccenda sarebbe stata un assurdo procedurale.
    Pare che Monti sia punto da vaghezza e che gradirebbe misurarsi elettoralmente per dimostrare al colto pubblico e all’inclita guarnigione di che pasta è fatto il suo carisma e che il consenso gli piacerebbe conquistarselo sul campo e non per retaggio onorifico che lo priva del suffragio elettorale; che volete? è la vita!
    Sic rebus stantibus, esulterebbero gli orfanelli berlusconiani, ansiosi di sistemarsi sotto le insegne del nuovo duce che scende in campo fra clangor di trombette e spari di mortaretti.
    Staremo a vedere! Il futuro è nel grembo di Giove, e al peggio non c’è mai fine.
    Celestino Ferraro

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