Ecco perché Prodi fa dietrofront sulle rendite finanziarie

Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Ecco perché Prodi fa dietrofront sulle rendite finanziarie

30 Marzo 2007

Dal disegno di legge delega sulle rendite finanziarie scompare l’aliquota unica che avrebbe aumentato la tassazione su Bot e obbligazioni. Ha invece guadagnato gli sgravi fiscali sulla casa (anche se per ora pare manchino i fondi).

Poco male, se non fosse che quegli aumenti sulle rendite finanziarie hanno fatto da corollario all’intera campagna elettorale del centrosinistra. Un vero e proprio cavallo di battaglia. Uno di quegli elementi capaci – stando alle testimonianze di allora – di segnare il passo rispetto al Governo Berlusconi. E il passo lo hanno segnato davvero. L’idea – che tale è rimasta, scritta nero su bianco a pagina 203 del programma dell’Unione, sotto il capitolo “Ristabilire la fiducia, governare la Finanza Pubblica” –  è stata capace di produrre importanti conseguenze almeno su due fronti. Anzitutto, l’impegno preso da Prodi e dai suoi ministri con gli elettori (perché di questo si è trattato) ha scatenato una sorta di clima del terrore: la paura che la tassazione sulle rendite potesse aumentare ha causato la fuga dei capitali all’estero, con buona pace dei risparmiatori più lungimiranti (fregati due volte). Il tutto dopo che, attraverso lo“Scudo fiscale”, il centrodestra aveva messo in moto (con successo) la macchina per farli rientrare in Italia. Lo strumento consentì infatti, a suo tempo, di “rimpatriare” o “regolarizzare” la posizione fiscale di determinati beni illegittimamente detenuti all’estero a una certa data, da particolari categorie di persone residenti in Italia. Di riflesso, l’altalena di promesse e smentite ha causato non poca incertezza nei mercati finanziari, minando per l’ennesima volta la credibilità dell’Italia all’estero.

L’aliquota unica avrebbe aumentato dal 12,5% al 20% la tassazione su Bot  e obbligazioni, e alleggerito dal 27 al 20% quella sugli interessi bancari. Ma la misura, come è stato deciso appena due giorni fa nel corso di una riunione dei capigruppo della Commissione Finanza della Camera, ora verrà cancellata con un emendamento del Governo, che tra le altre cose dovrà dire addio a un gettito di circa 2 miliardi annui (anche se non ci saranno effetti sui conti pubblici perché il provvedimento non era stato inserito nella Finanziaria). Una decisione che ha provocato non poche reazioni. A partire dal segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, che ha espresso il suo disappunto nel constatare come l’aliquota unica “sia finita a tarallucci e vino”. Mentre ieri, i componenti della Cdl in commissione finanze alla Camera hanno diffuso una nota che diceva: “Prendiamo atto che il Governo ha fatto retromarcia e si prepara a modificare profondamente il testo presentato alla Camera, tutto ciò rappresenta un palese vittoria delle ragioni espresse dall’opposizione e del comune sentire del Paese”.

Seppur orfano di una parte importante, nel disegno di legge delega sulle rendite sono entrate a far parte le misure sulla casa, sia per i proprietari, sia per gli affittuari. L’orientamento è di introdurre dal prossimo anno una esenzione Ici sulla prima casa fino a 100 metri quadrati e di varare agevolazioni per gli affitti in relazione alle giovani coppie. Peccato si debba ancora fare chiarezza sulle disponibilità finanziarie. Il timore è comunque che si tratti di una boutade pre elettorale, l’ennesima promessa di un Governo schizofrenico in vista delle amministrative. (e.z.)