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Ecco perchè Sarkozy vincerà

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I risultati di domenica hanno riproposto con forza la logica bipolare del sistema politico francese sin dal primo turno, dimostrando la forza e la resistenza del principio maggioritario della Quinta Repubblica. Tuttavia, in vista del secondo turno, la situazione dei due schieramenti è assai diversa. La destra, in particolare Sarkozy, è indubbiamente uscita forte dal primo turno e non solo per il risultato ottenuto. Secondo i sondaggi effettuati all’uscita delle urne, i Francesi l’hanno scelto inanzittutto per adesione alle idee veicolate dal leader liberale (37% contro il 24% a Royal) e per adesione alla sua personalità (21% contro 6 % a Ségo).

Carisma e programma sono quindi i punti di forza del risultato di Sarkozy, mentre per Ségolène si tratta inanzittuto di un voto “in negativo”, sia “utile” (31% affermano aver “votato utile”, cioè per avere un candidato di sinistra al secondo turno; contro 25% a Sarkozy) sia “di rifiuto” di altri candidati (il 17% contro il 5% per Sarkozy). Infine, meno della metà degli elettori di Ségolène Royal (il 42%) afferma di aver espresso un voto di preferenza, contro il 68% degli elettori di Sarkozy.

La destra è uscita forte e allo stesso tempo unita dietro Nicola Sarkozy. È molto probabile che l’unificazione della destra, intrapresa con la creazione dell’UMP nel 2002, sarà portata a termine con il secondo turno dell’elezione. In effetti, Bayrou ha raccolto consensi nei classici bastioni dell’UDF (in larga misura gli stessi di Barre nel’88 e di Balladur nel’95), cioè in serbatoi di voti della destra non gollista. Nella situazione attuale, è molto probabile che quella parte della destra affluirà nell’UMP, come hanno già fatto numerosi eletti. Inoltre, Sarkozy ha recuperato una parte dell'elettorato popolare cosa che gli chiracchiani facevano sempre meno (dopo de Gaulle e Pompidou, negli anni ottanta, l'RPR divenne un partito sempre piu delle classi medie).

Anche la sinistra è uscita unita… ma debole. Come accennato sopra, benché  il partito socialista sia uscito vittorioso del duello con le estreme, ha raccolto inanzittutto dei consensi strategici e “negativi” (tra l’altro nei suoi bastioni tradizionali del sud ovest e del centro), in quanto non si è votato tanto sulle idee quanto come riflesso difensivo. Inoltre, la sinistra nel suo complesso non è mai scesa cosi bassa (meno del 37% dei voti). Chissà se tale situazione lo porterà finalemente a intraprendere un proprio rinnovamento che vada nel senso di una sua modernizzazione.

%3Cp>Sul piano aritmetico è difficile ipotizzare che Ségolène possa vincere il secondo turno. Neanche la metà dei voti di Bayrou le sarebbero sufficienti per ottenere più del 50%. Tuttavia, dato che il ricupero dell’elettorato di Bayrou, insieme alla carta anti-Sarkozy, rimangono le sue uniche armi, sicuramente le giocherà fino alla fine. In Francia, si suol dire che “al primo turno delle presidenziali si sceglie, al secondo si elimina”. Mentre Sarkozy chiama gli eletti UDF a raccolta senza scendere a compromessi sul suo programma, Ségolène propone a Bayrou un incontro per discutere del suo “patto presidenziale” (qualche giorno fa, sperava anche lei di non dovere scendere a patti con il leader UDF) e offre dei ministeri in caso di accordo.

È però molto più probabile che Bayrou, questo pomeriggio, si astenga di dare una consegna di voto per il secondo turno (qualsiasi sia il peso che potrebbero avere). La sua strategia per il primo turno si è basata in un primo tempo sull’opposizione populista alla destra e alla sinistra “in nome del terzo stato3(secondo il titolo di un suo libro uscito pochi mesi fa); questo gli ha permesso di raccogliere i delusi della destra e della sinistra. L’espressione di una preferenza al secondo turno allontanerebbe molti di questi elettori dal suo partito alle legislative. La seconda parte della sua campagna, poche settimane prima del voto, lo ha portato ad aprire verso la sinistra e ad accogliere la proposta del socialista Rocard di un’alleanza strategica tra PS e UDF, sul modello dell’alleanza DS-Margherita. Bayrou sembra propendere verso questa opzione, in continuità con la scelta compiuta negli ultimi due anni del regno di Chirac di smarcarsi da una sempre più ingombrante e invadente UMP. Contro tale ipotesi, tuttavia, si é schierata la maggior parte dei suoi deputati: questi, eletti cinque anni fa in una maggioranza di centro-destra e temendo di non essere rieletti alle legislative di giugno (che si giocano con il maggioritario a due turni, sistema che generalmente premia il partito di maggioranza relativa),  hanno già dichiarato alla stampa che la scelta di non pronunciarsi a livello nazionale è perfettamente compatibile con “suggerimenti” a livello locale per il candidato UMP. Bayrou dunque deve fronteggiare sia le pressioni a livello locale (che sembrano molto forti) dell’UMP sia l’autonomizzazione dei suoi deputati, che in un partito di eletti come l’UDF, hanno sempre un grande potere contrattuale.

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