Ecco perchè Sarkozy vincerà

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Ecco perchè Sarkozy vincerà

25 Aprile 2007

I risultati di domenica hanno riproposto con forza
la logica bipolare del sistema politico francese sin dal primo turno,
dimostrando la forza e la resistenza del principio maggioritario della Quinta
Repubblica. Tuttavia, in vista del secondo turno, la situazione dei due
schieramenti è assai diversa. La destra, in particolare Sarkozy, è indubbiamente
uscita forte dal primo turno e non solo per il risultato ottenuto. Secondo i
sondaggi effettuati all’uscita delle urne, i Francesi l’hanno scelto
inanzittutto per adesione alle idee veicolate dal leader liberale (37% contro
il 24% a Royal) e per adesione alla sua personalità (21% contro 6 % a Ségo).

Carisma
e programma sono quindi i punti di forza del risultato di Sarkozy, mentre per
Ségolène si tratta inanzittuto di un voto “in negativo”, sia “utile” (31%
affermano aver “votato utile”, cioè per avere un candidato di sinistra al secondo
turno; contro 25% a Sarkozy) sia “di rifiuto” di altri candidati (il 17% contro
il 5% per Sarkozy). Infine, meno della metà degli elettori di Ségolène Royal
(il 42%) afferma di aver espresso un voto di preferenza, contro il 68% degli
elettori di Sarkozy.

La destra è uscita forte e allo stesso tempo unita
dietro Nicola Sarkozy. È molto probabile che l’unificazione della destra,
intrapresa con la creazione dell’UMP nel 2002, sarà portata a termine con il
secondo turno dell’elezione. In effetti, Bayrou ha raccolto consensi nei
classici bastioni dell’UDF (in larga misura gli stessi di Barre nel’88 e di
Balladur nel’95), cioè in serbatoi di voti della destra non gollista. Nella
situazione attuale, è molto probabile che quella parte della destra affluirà
nell’UMP, come hanno già fatto numerosi eletti. Inoltre, Sarkozy ha recuperato
una parte dell’elettorato popolare cosa che gli chiracchiani facevano sempre
meno (dopo de Gaulle e Pompidou, negli anni ottanta, l’RPR divenne un partito
sempre piu delle classi medie).

Anche la sinistra è uscita unita… ma debole. Come
accennato sopra, benché  il partito
socialista sia uscito vittorioso del duello con le estreme, ha raccolto
inanzittutto dei consensi strategici e “negativi” (tra l’altro nei suoi
bastioni tradizionali del sud ovest e del centro), in quanto non si è votato
tanto sulle idee quanto come riflesso difensivo. Inoltre, la sinistra nel suo
complesso non è mai scesa cosi bassa (meno del 37% dei voti). Chissà se tale
situazione lo porterà finalemente a intraprendere un proprio rinnovamento che
vada nel senso di una sua modernizzazione.

%3Cp>Sul piano aritmetico è difficile ipotizzare che
Ségolène possa vincere il secondo turno. Neanche la metà dei voti di Bayrou le
sarebbero sufficienti per ottenere più del 50%. Tuttavia, dato che il ricupero
dell’elettorato di Bayrou, insieme alla carta anti-Sarkozy, rimangono le sue uniche
armi, sicuramente le giocherà fino alla fine. In Francia, si suol dire che “al
primo turno delle presidenziali si sceglie, al secondo si elimina”. Mentre
Sarkozy chiama gli eletti UDF a raccolta senza scendere a compromessi sul suo
programma, Ségolène propone a Bayrou un incontro per discutere del suo “patto
presidenziale” (qualche giorno fa, sperava anche lei di non dovere scendere a
patti con il leader UDF) e offre dei ministeri in caso di accordo.

È però molto più probabile che Bayrou, questo
pomeriggio, si astenga di dare una consegna di voto per il secondo turno
(qualsiasi sia il peso che potrebbero avere). La sua strategia per il primo
turno si è basata in un primo tempo sull’opposizione populista alla destra e
alla sinistra “in nome del terzo stato3(secondo il titolo di un suo libro
uscito pochi mesi fa); questo gli ha permesso di raccogliere i delusi della
destra e della sinistra. L’espressione di una preferenza al secondo turno
allontanerebbe molti di questi elettori dal suo partito alle legislative. La
seconda parte della sua campagna, poche settimane prima del voto, lo ha portato
ad aprire verso la sinistra e ad accogliere la proposta del socialista Rocard
di un’alleanza strategica tra PS e UDF, sul modello dell’alleanza
DS-Margherita. Bayrou sembra propendere verso questa opzione, in continuità con
la scelta compiuta negli ultimi due anni del regno di Chirac di smarcarsi da
una sempre più ingombrante e invadente UMP. Contro tale ipotesi, tuttavia, si é
schierata la maggior parte dei suoi deputati: questi, eletti cinque anni fa in
una maggioranza di centro-destra e temendo di non essere rieletti alle
legislative di giugno (che si giocano con il maggioritario a due turni, sistema
che generalmente premia il partito di maggioranza relativa),  hanno già dichiarato alla stampa che la
scelta di non pronunciarsi a livello nazionale è perfettamente compatibile con
“suggerimenti” a livello locale per il candidato UMP. Bayrou dunque deve
fronteggiare sia le pressioni a livello locale (che sembrano molto forti)
dell’UMP sia l’autonomizzazione dei suoi deputati, che in un partito di eletti
come l’UDF, hanno sempre un grande potere contrattuale.