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In un contesto di rendimenti bassi

Ecco perché se si vuole investire è bene preferire le azioni

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Prima di illustrare le ragioni per cui sembra oggi consigliabile investire in azioni,  bisogna formulare alcune premesse. Come segnalato, in via previsionale, in un articolo di fine ottobre, il dollaro ha iniziato il suo apprezzamento contro l’euro. E’, anzi, l’euro che si è deprezzato contro il dollaro e contro le principali valute per effetto dell’andamento della crescita economica dell’area euro. Essa, infatti, risulta essere tra le più basse a livello mondiale.

L’OCSE ha stimato per il 2010 la crescita economica mondiale al 3,1%.  La FED ha previsto per gli Stati Uniti la crescita economica interna tra il 2,85% ed il 3,50%, quindi sostanzialmente in linea con quella mondiale. L’area euro è stimata dalla BCE a circa l’1,0/1,2%. Le altre aree, Giappone e Paesi Emergenti, compensando la minor crescita europea, probabilmente avranno un andamento positivo  ben superiore al 3,1%. Gli investitori hanno rivolto la loro attenzione e i loro capitali verso le aree che presentano le migliori prospettive, a scapito, per l’appunto dell’area euro. L’apprezzamento del dollaro e delle altre valute contro l’euro non è una situazione contingente, ma durerà ancora per parecchi mesi, posto che un miglioramento dell’economia dall’1% al 3% non potrà certamente realizzarsi  in tempi brevi.

La situazione dei tassi risulta essere particolarmente bassa in tutte le principali aree industrializzate, in presenza, però, di prospettive diverse. Negli USA (libor 1 mese 0,24), come si è detto, l’economia mostra buoni segnali di ripresa. Non così l’occupazione, che, tuttavia,  la seguirà nei prossimi mesi. La FED, non appena anche i dati occupazionali lo permetteranno, inizierà con il ciclo di rialzo dei tassi. Nell’area euro (euribor 1 mese 0,40) la situazione economica decisamente più difficile, complicata anche da peculiari crisi di alcuni Stati membri, non consente di intravvedere una prospettiva a breve di rialzo dei tassi , anche se qualche lievitazione dovrà pur intervenire, poiché continuando ad offrire rendimenti particolarmente esigui gli Stati avranno non pochi problemi a collocare le proprie emissioni. Il rendimento netto dei titoli governativi italiani è allo 0,50 per le scadenze ad un anno, 2,00 per quelle a 5 anni e del 3,20 per quelle a 10. I titoli corporate presentano rendimenti con spread molto bassi rispetto ai governativi.

Nel corso degli ultimi dieci anni l’andamento dei tassi a breve è stato analogo all’andamento delle borse, con qualche variazione, nel senso che le borse hanno sempre anticipato il movimento dei tassi. Si potrebbe affermare, quindi, che c’è una correlazione diretta tra i tassi a breve e l’andamento delle borse. In effetti, i tassi salgono quando le banche centrali sono restrittive (crescita economica) e scendono quando sono espansive (contrazione).

Per determinare l’opportunità di investire in azioni bisogna pertanto considerare la probabilità che il rendimento della parte equity sia superiore a quella dei bond. Questa probabilità è inversamente proporzionale ai tassi d’interesse.

Valutando la situazione attuale basta, per assurdo, poiché la rischiosità è diversa, che l’investimento in azioni renda più dello 0,50% ad un anno per divenire maggiormente performante rispetto alla parte obbligazionaria.

Nella maggior parte dei casi i risparmiatori tendono a pesare la componente azionaria nei propri portafogli con un timing non adeguato. All’attualità, cercando di conseguire rendimenti superiori a quelli offerti dai titoli governativi, acquistano obbligazioni corporate.  In pratica, essi comprano debito delle società quotate, assumendosi il rischio azienda ed accontentandosi di un rendimento quasi da titolo governativo. Un esempio paradigmatico di questo comportamento è stato la corsa alla sottoscrizione delle obbligazioni emesse dall’ENEL, allorquando l’azione risulta essere più conveniente sia per il prezzo sia per i dividendi.

Riassumendo: nell’attuale contesto di rendimenti particolarmente bassi conviene investire in azioni, privilegiando le aree con le migliori prospettive economiche. Avuto presente quanto detto in precedenza, si possono considerate tutte le aree, ad eccezione di quella dell’euro, la quale, peraltro, sarà trainata, essa pure, dagli altri mercati (USA, innanzitutto), ma con rendimenti inferiori, anche per l’assenza del differenziale cambio.

La crisi del 2008, principalmente dovuta ad una situazione del debito non più sostenibile, visti i tassi d’interesse praticati in allora, ha provocato una contrazione da parte degli istituti di credito nella concessione di prestiti e mutui, cioè degli elementi  che per molti anni avevano alimentato i consumi. La crescita economica che è perdurata nell’ambito dei paesi emergenti e che, con ogni probabilità, continuerà ancora, si tramuterà in nuovi acquisti di prodotti e servizi, la base indispensabile per uno sviluppo economico più ampio. E’ da ritenere che  tutto ciò riporterà i valori degli indici dei mercati azionari, seppur con alti e bassi, verso i livelli già visti negli anni 2000 e 2007.

 

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