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Il dibattito nel Centrodestra

Ecco perché siamo usciti dal Governo Renzi

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Non c’è dubbio che la classica goccia che ha fatto traboccare il classico vaso, provocando la decisione di uscire, prima dall’NCD e poi dal Gruppo NCD-Area Popolare, sia stata la scelta del Premier Matteo Renzi, con l’attiva partecipazione del Ministro Boschi e del Sottosegretario Scalfarotto (che ha fatto addirittura lo sciopero della fame), di imporre, con i voti determinanti dei 5 Stelle al Senato, la calendarizzazione del Disegno di legge Cirinnà, nello stesso pomeriggio e pochi minuti dopo che il gruppo NCD-AP aveva votato a favore della seconda lettura della Riforma costituzionale.

 

IL GOVERNO DELLE LARGHE INTESE. Il Governo delle larghe intese, promosso e voluto da Silvio Berlusconi, era nato infatti dopo le elezioni politiche del febbraio 2013, sulla constatazione che nessuna forza politica era in grado di governare, ed una intesa PDL-PD si rendeva necessaria per raggiungere due precisi obiettivi il più largamente condivisi: la riforma della legge elettorale e dell’Assetto istituzionale.

 

L’incomprensibile successiva decisione di Berlusconi di cancellare il PDL, ricostituire Forza Italia ed uscire dal Governo Letta, aveva determinato la giusta decisione di continuare quella politica straordinaria e contingente sino al raggiungimento dei due obiettivi: questa fu la ragione sociale sulla quale nacque il Nuovo Centro Destra, sin dal nome chiarissimo sulla sua collocazione politica e parlamentare alternativa alla sinistra non appena si fosse esaurita la fase dell’emergenza.

 

Ma purtroppo con il Governo Renzi le cose sono cambiate sino al punto che il PD, che aveva conquistato nelle elezioni del 2013 appena il 25% dei voti, pretende di imporre in questa legislatura punti del suo programma incompatibili e contrari a quelli del Centro Destra, a cominciare da quella vera e propria rivoluzione antropologica delle Unioni Civili targata Cirinnà, in realtà un simil-matrimonio gay, incostituzionale alla luce dell’articolo 29 della Carta, che aprirebbe la porta alle adozioni e alla aberrante pratica dell’“utero in affitto”.


FORZATURE SENZA RISPOSTA. Se l’NCD fosse stato un Partito serio avrebbe dovuto, per rispetto di se stesso, dei suoi elettori e di un’opinione pubblica maggioritaria che si è espressa nella oceanica manifestazione del 20 giugno a Piazza San Giovanni, fare a Renzi un discorso chiaro: quando vincerai le elezioni politiche potrai legittimamente imporre i tuoi programmi ma non puoi pretendere adesso che noi continuiamo a votarti la fiducia mentre impegni il Governo in una battaglia epocale, cambiando in corsa maggioranza.

 

Andava poi aggiunta una logica conclusione con un limpido aut aut: o rinunci o ti toglieremo la fiducia, valuta tu se vorrai assumerti la responsabilità di sacrificare l’iter delle riforme, una possibile ripresa economica, la credibilità internazionale dell’Italia sull’altare della Cirinnà e dell’Arcigay, sapendo oltretutto che con le elezioni anticipate torneranno 315 senatori, eletti con la vecchia legge, in base alla quale è certo che di nuovo nessuna forza politica raggiungerà la maggioranza dei seggi.

 

Ma le unioni civili sono state soltanto la famosa goccia che si è assommata ad una serie di comportamenti prevaricatori ed arroganti di Renzi e del PD, tali da far assumere al Nuovo Centro Destra, davanti all’opinione pubblica, lo scomodo ruolo dell’“utile Idiota”, o “servo sciocco” che dir si voglia.

 

TRATTATI COME ASCARI. Il PD ha trattato gli alleati di Governo come degli ascari a cui si potrebbe applicare il famoso verso di Ungaretti: “si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”. Sono stati infatti abbandonati e costretti alle dimissioni dal Governo il Ministro dell’Agricoltura Nunzia De Girolamo e delle Infrastrutture Maurizio Lupi, il sottosegretario Antonio Gentile, sostituiti da esponenti del PD, non per aver commesso reati ma per ragioni di opportunità; votata l’autorizzazione all’arresto in Giunta del Senato per il Presidente della Commissione Bilancio Antonio Azzollini, costretto alle dimissioni, e per il senatore Giovanni Bilardi: poco importa se poi la stessa Magistratura in entrambi i casi ha riconosciuto essere inconsistenti le motivazioni di richiesta di una misura cautelare.

 

Ho personalmente sperimentato, per una querela sul caso Aldrovandi, di cui mi ero interessato in Parlamento, riferendo all’Aula a suo tempo come Ministro e intervenendo poi come Senatore, di essermi trovato in Giunta davanti ad una sorta di plotone di esecuzione PD-5Stelle, con motivazioni surreali addotte per dichiarare sindacabili le mie affermazioni, salvo voltare la frittata quando si è trattato di un collega PD, che diversamente da me non aveva mai trattato l’argomento della sua querela in Parlamento.

 

Devo ringraziare a proposito alcuni colleghi PD della Giunta, che mi hanno espresso vergogna e disappunto per questi comportamenti, imposti da ordini arrivati dall’alto (dalla Presidenza del Gruppo e dal Segretario-Presidente Matteo Renzi), anche se questo oggettivamente peggiora e non migliora il quadro.

 

Sarebbe troppo facile a questo punto citare la difesa ad oltranza di Renzi rispetto al Ministro Maria Elena Boschi impelagata in una storia ben più grave e imbarazzante di quella dei membri di Governo NCD. Voglio solo ricordare, a proposito della politica dei due pesi e delle due misure, che stava per concludersi una causa civile per diffamazione nei confronti di Franco Corleone, leader degli antiproibizionisti, promossa dall’ex responsabile del dipartimento antidroga Giovanni Serpelloni, per pesantissime e false accuse nei confronti suoi,  miei  e delle istituzioni, relative all’epoca in cui avevo la delega in materia dal Governo Berlusconi. Nella causa il Governo era rappresentato direttamente dall’Avvocatura di Stato, con la prescritta autorizzazione della Presidenza dei Consiglio ai tempi del Governo Letta.

 

Nell’imminenza della sentenza è stato pubblicato un appello degli amici di Corleone perché il Governo, in quanto parte lesa, abbandonasse la causa che appariva sicuramente vincente. Malgrado il mio tempestivo e diretto intervento sul sottosegretario De Vincenzi (Governo Renzi) per segnalare l’assurdità di tale richiesta che avrebbe privato il Governo (e non il sottoscritto) del risarcimento del danno, Corleone & Co sono stati prontamente soddisfatti con l’ordine all’Avvocatura di abbandonare la causa.


ROTTAMATI CAI, DIPARTIMENTO FAMIGLIA E ANTIDROGA. Quando  nel 2011 ho abbandonato la Presidenza della Cai (Commissione Adozioni Internazionali), ruolo che esercitavo come Sottosegretario su delega del Presidente del Consiglio, eravamo arrivati a superare le 4.000 adozioni annuali.

 

A fine 2015 il numero delle adozioni si è pressoché dimezzato, con la Commissione che vede la stessa persona, l’ex senatrice del PD Silvia Della Monica, svolgere contra legem il ruolo di Presidente (riservato ad  un membro del Governo), di vice Presidente (che dovrebbe essere un magistrato con esperienza minorile) senza che le sue decisioni, che hanno messo in grave crisi famiglie ed enti di adozione, siano state mai approvate o ratificate dall’organo collegiale che in teoria dovrebbe presiedere, e cioè la Commissione Adozioni Internazionali.

 

Peggio ancora è la situazione del Dipartimento Antidroga: non è stato rinnovato il Direttore Giovanni Serpelloni, sono state abbandonate significative esperienze di contrasto e prevenzione delle tossicodipendenze, interrotti i rapporti scientifici internazionali, mentre un altro membro del Governo, il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova, imitando Scalfarotto, si è messo alla testa dei Parlamentari che hanno presentato un disegno di Legge per la legalizzazione della cannabis.

 

Smantellato e disperso è stato anche il Dipartimento Famiglia e del Piano Nazionale della Famiglia, costato anni di lavoro ed approvato nella scorsa legislatura, si sono perse le tracce.


UNAR SUPERSTAR. Ma come al solito c’è l’eccezione che conferma la regola: la conferma alla guida dell’Unar, presso la Presidenza del Consiglio, di Marco De Giorgi, proprio quello che venne censurato dal Vice Ministro Guerra (Governo Letta) per aver introdotto nelle scuole i famosi libretti sul gender, all’insaputa del Ministero dell’Istruzione.

 

Sotto la direzione di De Giorgi, l’Unar, che dovrebbe per legge contrastare le discriminazioni razziali ed etniche, è diventata la Cassa di risonanza delle associazioni LGBT, fra cui il Circolo  Mario Mieli, intitolato ad un signore che inneggiava alla pedofilia e alla pederastia.

 

Su tutti questi argomenti le dettagliatissime interpellanze presentate, rintracciabili agli atti del Senato, hanno avuto risposte fantozziane da parte di membri del Governo incompetenti sulla materia e mandati allo sbaraglio in aula a leggere risposte surreali.


GIUSTIZIA A TRAZIONE PD–5 STELLE. Una delle battaglie più coerenti del Centro Destra è sempre stata quella sul contrasto agli atteggiamenti forcaioli e manettari di una parte della sinistra,  che hanno determinato il crollo dei partiti della Prima Repubblica e condizionato pesantemente la seconda.

 

Purtroppo, malgrado l’intelligente opera di riduzione del danno da parte del collega Nico D’Ascola, valoroso e raffinato penalista, dal recente reato di omicidio stradale a quello di tortura, dall’inasprimento delle pene per i reati contro la Pubblica Amministrazione al tentativo di portare a oltre i 30 anni la prescrizione, mentre in Legge di Bilancio è stato dimezzato l’importo del risarcimento per l’ingiusta lentezza dei processi da 1500 a 800 Euro per ogni anno di ritardo, il Governo Renzi risulta essere a rimorchio di una Commissione Giustizia a trazione PD-5 Stelle.

 

La Commissione è condizionata da una cultura che vede nell’indagato comunque un colpevole da perseguire, magari per tutta la vita prima di una sentenza definitiva, come se la non colpevolezza prevista dalla Costituzione, fino a sentenza passata in giudicato, fosse soltanto una superflua clausola di stile.

 

Nel valutare poi i reati, introdotti dalla nuova legislazione sull’ambiente, che riguardano eventuali danni all’acqua, all’aria, al suolo, al sottosuolo, all’ecosistema, alla biodiversità, anche agraria, alla flora e alla fauna, c’è da domandarsi non quando un imprenditore agricolo o industriale commetta un delitto colposo o doloso, ma quando possa essere sicuro di non commetterlo.


VINCOLI E DIVIETI PER ATTIVITA’ PRODUTTIVE. Si potrebbe pensare a questo punto che norme così rigorose si inseriscano in un quadro di politica economica di sviluppo tutelato da regole ferree ma con grande libertà di intraprendere.

 

Senza scomodare la vicenda dell’Ilva, bisogna riconoscere che purtroppo sta avvenendo il contrario: nel mese di dicembre è stato infatti inserito all’ultimo momento nel collegato ambientale una norma che proibisce in Italia lo stoccaggio del gas in acquifero profondo, come avviene in tutta Europa e in tutto il mondo, mentre nella Legge di stabilità è stata stralciata una parte importante del cosiddetto “Sblocca Italia” con la proibizione di effettuare trivellazioni di gas  a meno di dodici miglia dalla costa (circa 20 chilometri) con un regalo di incalcolabile valore a Croati e Montenegrini che sfrutteranno da monopolisti le risorse di gas dell’Adriatico.

 

Nomisma ha calcolato in 5 miliardi di Euro il danno diretto per le concessioni messe a rischio dalla nuova norma, una Caporetto per il Mezzogiorno d’Italia e per le imprese italiane, quelle piccole e medie, ma anche l’Eni, che potranno utilizzare solo all’estero una tecnologia inventata e perfezionata proprio dagli italiani, mentre il nostro Paese sarà sempre più dipendente per l’energia da Paesi che avranno sempre e comunque il coltello dalla parte del manico.

 

Siamo arrivati al punto che in Italia è a rischio persino la ricerca scientifica con l’introduzione di norme che proibiscono addirittura la sperimentazione sui topi, in nome di un animalismo fondamentalista che vede uniti la Brambilla e le pasdaran del PD, mentre tutta la filiera economica fondata sull’allevamento animale è sotto attacco da parte di chi vuol affossare questo elemento fondamentale del made in Italy.


L’OPPOSIZIONE E' UN DOVERE POLITICO E MORALE. I generosi tentativi di evitare questa deriva si sono scontrati con un imperativo categorico sempre più chiaro: questi provvedimenti andavano comunque votati pur di non mettere a rischio gli equilibri governativi. Ma non si può dimenticare la propria storia, le proprie convinzioni, la partecipazione attiva a Governi di Centro-Destra legittimati dal voto popolare, per adeguarsi ad una posizione a rimorchio del PD.

 

Per un certo periodo abbiamo pensato che ottenere miglioramenti o votando contro in dissenso dal gruppo fosse sufficiente a salvarsi l’anima, ma approvata la legge elettorale, l’Italicum (che non ho votato) e la riforma Costituzionale (che non ho votato), negare la fiducia a questo Governo e passare all’opposizione è diventato un dovere politico e morale, almeno per chi concepisce la coerenza come l’obbligo di sostenere le idee per le quali un parlamentare è stato eletto, senza diventare vittima e complice di chi vuole spregiudicatamente usarti per imporre le sue.
 

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