Home News Ecco perché Trump ha chiuso temporaneamente i confini

Stati Uniti

Ecco perché Trump ha chiuso temporaneamente i confini

0
10

Eterogenesi dei fini o eubulia? Fini della storia diversi, come diceva Wundt, da quelli che ci si era preposti, o corrispondenza del mezzo al fine, come aveva mostrato Aristotele? Fatto sta che quanto già bolliva in pentola, è accaduto, per via della pandemia da coronavirus attualmente in corso: il presidente Usa, Trump, ha annunciato il divieto temporaneo in un tweet, a tarda notte, e con con pochi dettagli, di immigrazione negli Stati Uniti. Dunque, se da un lato chi pensava che il Covid 19 lo si sarebbe potuto usare con un mezzo per affermare il trionfo della globalizzazione – visti i reiterati appelli mondialisti alla collaborazione internazionale per sconfiggerlo, oppure il refrain che recitava che il virus non conosce confini ecc. – oggi osserva come risposta una levata di scudi e i confinamenti ritagliati non solo sui tracciati nazionali, ma su ciascun individuo, almeno in Italia, dall’altro non si può escludere che, essendo proprio questo, potenzialmente, lo scopo, infine sia stato raggiunto. Eubulia, dunque, e non eterogenesi dei fini. Fatto sta che, come ha scritto Trump su Twitter, «alla luce dell’attacco del nemico invisibile, nonché della necessità di proteggere il lavoro dei nostri grandi cittadini americani, firmerò un ordine esecutivo per sospendere temporaneamente l’immigrazione negli Stati Uniti!» Di fatto, quando il presidente Usa siglerà il provvedimento, accadrà che ai lavoratori i quali per anni hanno ricevuto i visti per svolgere attività specializzate negli Stati Uniti, verrà negato il permesso di entrare nel paese, anche se gli esperti di alcuni settori ritenuti critici potrebbero essere esentati dal divieto, hanno sostenuto da ambienti vicino al presidente. Uno scenario dagli esiti imprevedibili, con Trump, ormai sempre più presidente di guerra, il quale, come suggeriva Seneca in una lettera a Lucilio, ha fatto suo il motto del pensatore latino: Ducunt fata volentem, nolentem trahunt. Ovvero, il fato conduce colui che vuole lasciarsi guidare, trascina colui che non vuole. E Trump, con il suo “rally around the flag”, ha scelto di farsi guidare, non di farsi travolgere dagli eventi, soprattutto in chiave politica, nell’anno in cui dovrebbe essere rieletto.

D’altronde, un isolamento sempre maggiore degli Usa era già nell’agenda presidenziale, e ora il coronavirus, il “fato”, si è presentato, alla Casa Bianca, su un piatto d’argento. Un colpo grosso, per Trump, che non rimarrà isolato, come gli Usa che ha in mente, i quali, invece, da una posizione privilegiata, saranno da modello per un nuovo scenario mondiale. Un’altra portata, sul tavolo di Washington prevede tra l’altro anche una resa dei conti finale, un redde rationem con la Cina, verso la quale, presto o tardi, The Donald presenterà “the bill”, il conto economico. Salatissimo. Non solo per quanto riguarda la guerra commerciale, già da tempo in atto, ma per un vero e proprio risarcimento per i danni subiti, in quella direzione già segnata che ha individuato nel paese asiatico la responsabilità, non solo della diffusione della Sars-Cov-2, ma anche, si sospetta, da parte delle autorità americane, della creazione stessa dell’agente infettante. Qui ritorna l’eterogenesi dei fini, da parte cinese, che, probabilmente, si auspicava una definitiva affermazione dell’abbattimento di ogni confine, per poi facilmente depredare il pianeta.

Con l’intento, anche, di cementificare gli oceani: ipotesi non esclusa, vista la realizzazione del ponte più lungo del mondo, quello che collega Macao alla Cina, o il dominio instaurato sul porto del Pireo, in Grecia. Una resa dei conti che anche l’Unione europea dovrebbe presentare a Xi Jimping, a partire dalla rescissione di tutti i contratti che li vedono legati, Italia in primis, con la Via della Seta. Un panorama politico ed economico, quello internazionale appena descritto, altamente possibile, in cui la Cina, da «conquistatrice», come direbbe Orazio in una delle sue Satire, diventerebbe «conquistata», nell’essere messa fuori gioco sullo scacchiere globale, di fronte al quale, però, ritorna il dubbio dell’eubulia, della conformità tra il mezzo e lo scopo. E se invece fosse proprio quello, il fine cinese, quello di spezzettare, in tanti piccoli nazionalismi, il mondo intero, per poter poi sovrastare il tutto? Divide et impera, dividi e conquista, si diceva nell’antica Roma, e proprio davanti a questa opzione, l’Occidente, con i suoi valori, dovrà mettersi in guardia. Intanto Trump il suo «ponte», con il vecchio Occidente, l’ha già lanciato, offrendo all’Italia 100 milioni di dollari in aiuto per la lotta al coronavirus.

  •  
  •  

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here