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EcoMamma, l’angelo della pattumiera

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In America è ormai un nuovo gruppo culturale d’appartenenza, e a consacrarne la diffusione è arrivato un bel reportage del New York Times, che accompagna il ritratto delle EcoMamme - e per estensione EcoFamiglie - con una bella fotografia in interni, di quelle che finora tutti avremmo associato alle vendite casalinghe di cosmetici o detergenti per pavimenti. Invece le signore sono riunite in salotto con la fronte corrucciata per condividere informazioni e strategie utili alla conservazione del pianeta. Da praticare nelle proprie dimore - e ai danni dei loro familiari. L’articolo titola infatti “Per le Ecomamme, il salvataggio del pianeta inizia in casa”.

Ecomamme raccolte anzitutto in un network che si è denominato Ecomom Alliance, a metà fra una community sulle arti femminili e un gruppo di self-help. I dieci comandamenti della Ecomamma non sono troppo diversi dai soliti punti messi in fila in qualsiasi articolo occidentale sul “vivere ecologico”, e vanno dai triti consigli sui tessuti organici, i materiali non tossici e le lampadine a basso consumo, al lavarsi con l’acqua fredda e spegnere gli elettrodomestici in stand-by. Infine ai decisivi punti 9 e 10 raccomandano rispettivamente di “ridurre il senso di colpa, come quello per il SUV che ancora tenete, acquistando buoni per la riduzione di anidride carbonica”, e di “giocare di più con i bambini (sic!), perché bisogna fare più cose che alimentino mente, corpo e spirito”.

Una nuova generazione di eco-ansiose, come molte di loro si definiscono, sempre più assalita dal senso di colpa per gli sprechi incontrollati che tanto male fanno a Gaia, trova la sua purificazione in un corredo di diktat che trasformano le famiglie in piccoli inferni di abitudini meticolose, nei fatti un vero e proprio lavoro. E che consacrano la Ecomamma come nuova versione della madre veramente alla moda, decisamente avanti rispetto all’Alfa Mamma e a tutte le altre varianti contemporanee di genitrice identificate dai media. L’Ecomamma, infatti, è convinta non solo di fare un favore all’umanità costringendo i familiari a rivestirsi di maglioni pesanti per limitare il riscaldamento e facendogli passare ore a selezionare correttamente la spazzatura, ma anche di aver abbracciato un insieme di “valori” che le permettono di convivere più a suo agio con un ricco e fastidioso mondo tecnologizzato, opprimente e innaturale.  Con estremismo tutto femminile, unito alla capacità muliebre di fare del focolare domestico un’azienda dove il perfezionismo non è mai troppo, le Ecomamme sono costantemente e freneticamente alla ricerca di nuovi interventi da praticare in prima persona per superare sé stesse nel rispetto dell’ambiente. Da eco-ansiose a eco-maniache, quindi, dal senso di colpa per il pianeta a quello per la propria inadeguatezza.  In una girandola di cose “da non fare”, più che altro, attivandosi per ridurre, limitare, risparmiare. Salvo comunque acquistare tanti prodotti alternativi, non tossici, e ovviamente costosi.

Il dubbio che sorge spontaneo è perché mai, se tanto attivismo a un prezzo in fondo contenuto per l’individuo può davvero salvare il pianeta, le ecomamme abbiano come orizzonte i soli metri quadri del loro appartamento. Ma la spiegazione osservandole più da vicino e frequentando un po’ i loro nervosi blog è che non trovino altre soluzioni per la loro coscienza, prima ancora che per il pianeta – perchè intimamente sanno che i loro piccoli gesti non potranno davvero salvarlo, ma garantire un po’ di pace al loro tormento sì.

Più inquietanti quando rivelano la natura più estrema dell’ambientalista, convinto che il problema del pianeta siano le persone, e la vera soluzione quella di contenerne il numero.  Pare che per il momento siano un numero ancora esiguo, ma avanzano i sostenitori del controllo delle nascite a scopo ambientale. Le due signore inglesi, ecologiste per professione, che il Daily Mail intervistava alcuni mesi fa, avevano abortito e poi anche chiesto di essere sterilizzate per non dover essere fonte di ulteriore inquinamento per la terra a causa di loro eventuali gravidanze. Sostenendo peraltro di non essere in scarsa compagnia. E che dire della proposta che arrivava dall’Australia alla fine dello scorso anno per una tassa (carbon tax) sui neonati, a compensazione dell’inquinamento che avrebbero causato dalla comparsa sulla terra per un’altra ottantina di anni?

Novità così vicine al grottesco da far sorridere. Ma umorismo a parte, il ragionevole sospetto per tutte le proposte che si concentrino sulla riduzione della libertà di agire e sulle conseguenze di ciò che produciamo per il solo fatto di esistere, è che siano generate da fastidio per l’umanità. Un’umanità misurata più in base ai suoi scarti che non alla generazione di speranze di miglioramento attraverso i suoi figli.

Dovremmo invece preoccuparci, se il fenomeno dovesse diffondersi dai salotti dell’Alliance delle mamme verdi fino ai parchi giochi delle nostre città: soprattutto per la salute mentale delle donne costrette a occupare il proprio tempo concentrate su una serie pressocché inesauribile di micro-attività quotidiane eco-compatibili. Hanno già tanti problemi pratici da affrontare, poveracce, lasciamole in pace se dimenticano di buttare la carta nel bidone giusto.

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22 COMMENTS

  1. Complimenti…
    Complimenti…

    non ci mancava altro…
    denigrare lo sforzo, se pur modesto, di migliorare le condizioni di questo pianeta.

    Ancora COMPLIMENTI!!!

  2. un articolo indegno
    la signora Vitali, autrice di questo articolo indegno dovrebbe fare pubblica ammenda e chiedere scusa a quelle persone che, come me, si impegnano quotidianamente a favore del rispetto dell’ambiente. Queste persone che hanno deciso di agire in prima persona e che adottando pratiche ed abitudini che modificano il loro stile di vita, migliorandolo sensibilmente, sono persone consapevoli degli effetti che i propri gesti hanno sulla propria vita e su quella degli altri.
    Personalmente ho scelto di abbandonare l’automobile in favore della bicletta xè mi permette di risparmiare soldi ed emissioni inquinanti, di tenermi in allenamento e di fruire diversamente il tessuto urbano, vivendo più intensamente ciò che mi circonda;
    acquisto cibi biologici perchè spero che siano qualitativamente migliori, acquisto cibi di stagione e prodotti “vicino a casa mia” perchè non siano sprecate preziose risorse nel trasporto e per aiutare l’economia locale;
    ho installato pannelli solari termici e fotovoltaici perchè punto all’indipendenza energetica e so che in questo momento, col 12% di rendita annuale, sono il miglior microinvestimento finanziario possibile;
    ho coibentato la mia abitazione e sostituito le lampadine ad incandescenza con quelle a basso consumo perchè punto all’efficienza energetica;
    separo e riciclo perchè i prodotti che ho utilizzato possano avere una nuova vita e non diventare rifiuti da smaltire….
    io mi sento molto vicino a queste “eco-mamme” perchè se fossi un genitore anch’io cercherei di trasmettere questi VALORI ai miei figli, e non ci tengo ad essere etichettato come “eco-ansioso” o “eco-maniaco” da qualche sprovveduto pennivendolo che non sa di cosa sta parlando e snatura il senso dell’articolo del New York Times: io sono orgoglioso di quello che faccio e ciò che faccio mi fa sentire bene, mi rende felice, ma è una MIA scelta e non obbligherei MAI nessuno a vivere come me.
    Naturalmente auspico nel più profondo del mio cuore che sempre più gente possa diventare consapevole e trovi la forza di cambiare in questo senso, x il bene di tutti.
    Con simpatia Claudio

  3. e lei?
    e lei allora come si comporta? ammira le mamme che vanno a prendere il pargolo a scuola e aspettano con il motore acceso?
    Ammira le discariche, la produzione vertiginosa dei rifiuti, il loro incenerimento?
    Gentile signora, ci dica lei come educherebbe le persone e come ha intenzione di garantire aria e acqua ai nostri figli e nipoti

  4. Ma signora Vitali: non crede
    Ma signora Vitali: non crede anche lei che il primo passo (non l’unico naturalmente, ma molto importante) per cercare di mitigare i problemi ambientali (che non sono solo il riscaldamento globale, ma anche l’inquinamento localizzato e la carenza di risorse) sia proprio nell’assumersi la propria responsabilità cercando di mettere in atto comportamenti virtuosi di risparmio e di porre attenzione agli atti quotidiani (come accadeva nella nostra ahimé dimenticata cultura contadina)? Non crede che trasmettere ai figli il senso della responsabilità collettiva dei propri atti sia strettamente collegato alla trasmissione di valori sani? O secondo Lei dobbiamo perpetuare comportamenti rapinosi dell’ambiente? E’ informata di ciò che accade nel mondo? Non pensa anche Lei che sia ora di cambiare?

  5. Sig.ra Vitali ha
    Sig.ra Vitali ha perfettamente ragione, fino ad ora sono stato un imbecille a cercare di limitare i danni che stiamo facendo al pianeta. Che me ne frega se i miei figli (ma già anche io adesso,invero) respireranno solo schifezze. Per es. perchè mi devo sbattere a differenziare circa l’80% dei rifiuti che produco. Da oggi non diffrenzio più nulla. Se mi comunica dove abita cara Sig.ra Vitali, Le getterò tutto la mia spazzatura nel giardino, visto che Lei apprezza l’inquinamento.

  6. che vergogna!
    il fatto che lei scriva su un giornale di centro destra non l’autorizza a ridicolizzare tutte quelle persone di tale orientamento che continuano a pensare che le proprie azione generano conseguenze e che le conseguenze vanno gestite…..si vergogni…..un po’ di responsabilità!

  7. è un articolo indegno,
    è un articolo indegno, tempo sprecato anche solo leggerlo. la cosa più triste è che questa sedicente giornalista non ha la più pallida idea di quello che dice, e probabilmente o ha dei problemi con l’inglese o la sua ‘traduzione’ dei concetti è volutamente sbagliata.
    voto: 0

  8. Non capisco veramente il
    Non capisco veramente il senso di questo orribile articolo! Perchè denigrare lo sforzo di persone che quotidianamente si impegnano per dare un futuro a questo mondo???
    Certo,il loro impegno non è suffuciente da solo,ma se lo facessimo tutti (compresa lei ,cara signora!),non crede che le cose davvero cambierebbero?!

  9. brava…continui così
    qui sembra che sia lei quella che si vuole scaricare la coscienza gettando fango su chi fa del suo meglio per limitare i danni che facciamo al pianeta.

  10. la collaborazione dal basso
    la partecipazione dei cittadini alla buona riuscita di politiche più ampie è imprescindibile e da stimolare.
    napoli in questo senso ci ha appena dato un buon esempio: se andate a vedere questo video http://it.youtube.com/watch?v=EyVl6v-cIeM potrete verificare con i vostri occhi come il coinvolgimento dei cittadini sia fondamentale… BRAVO COMIECO!

  11. La valanga di indignazione
    La valanga di indignazione che ha investito il mio articolo, il cui tono era sarcastico proprio sugli estremismi e le perdite di misura in ambito ecologista (se lo si legge con attenzione), mi conferma che l’ecoansia e l’ecocolpa vanno a braccetto con l’assenza di ironia.
    Non era assolutamente mia intenzione ridicolizzare chi fa del suo meglio nel suo piccolo per dare un contributo e per educare i suoi figli al rispetto dell’ambiente. Credo di essere una di quelli.
    Ma avevo senz’altro intenzione di prendere in giro chi si riunisce un pomeriggio intero per dicutere di voltaggio di lampadine, e del modo di riciclare l’acqua del bagno serale ai bambini, magari lavandocisi lei quando è gelata. Il NYT mi pareva carico di umorismo almeno quanto me.
    Può essere seria la proposta di abortire per salvare il pianeta?? E’ di queste grandi e delle altre piccole perdite di ragione che mi occupavo.

    Cordiali saluti a tutti
    Paola Vitali

  12. errata corrige?
    C’è in effetti una piccola parte in cui si degna di considerare il concetto di estremismo associato a certi atteggiamenti, ma si limita ad un solo di questi ( il controllo delle nascite): “Più inquietanti quando rivelano la natura più estrema dell’ambientalista, convinto che il problema del pianeta siano le persone, e la vera soluzione quella di contenerne il numero. Pare che per il momento siano un numero ancora esiguo, ma avanzano i sostenitori del controllo delle nascite a scopo ambientale”. La descrive “la natura più estrema dell’ambientalista”….ma non è come lasciare intendere che l’ambientalista abbia intrinsecamente e COMUNQUE una natura estrema, dal momento che se ne contempla una “più” estrema? Non dico che sia fatto con malizia, però forse lascia trasparire involontariamente una sua convinzione : ambientalismo=estremismo. Non trova? Rinnovo la cordialità e i saluti. Letizia Bresci

  13. brava,brava
    Complimenti, la stimo non credo che un livello tale di faziosità sia raggiunto, ma non ne sono sicuro, solo dal tg4.
    Potrebbe dare il suo indirizzo a De gennaro, così si potrebbe far scaricarela monnezza nel suo soggiorno, tanto l’inquinamento non è un problema fastidioso.

  14. Prima di Errata Corrige
    Gent.Sig.ra,
    manca un mio messaggio inviato prima di “errata corrige?” per cui il mio pensiero risulta deformato e poiché mi firmo mi scoccia. Le dispiacerebbe aggiungerlo? Le riinvio il testo un po’ ridotto nel caso prima mancasse spazio.

    Gli eccessi che ha inteso mettere in ridicolo sono tanto estremistici quanto marginali, nel senso che la maggior parte di chi ha una coscienza e un comportamento ecologici non arriva ai suddetti estremi. Tanto meno arriva a disturbi di tipo ansioso o sensi di colpa, come sa anche lei che é attenta ai problemi ambientali. Quindi, come lei stessa spiega, quanto scrive tratta di fenomeni talmente di nicchia che poco hanno a che spartire con l’ambientalismo.
    Tuttavia nel suo articolo distinzioni esplicite fra “ecomamme” (persone “normali”) ed “ecofanatiche” (una minoranza fisiologica standard) non se ne fanno: io non ho trovato alcuna parte in cui lei specificasse di scrivere di estremismi. Non solo, ma definendo le ecomamme “un nuovo gruppo culturale di appartenenza” non si specifica la vastità di tale gruppo e pertanto non vedo perchè il lettore medio debba percepire tale gruppo come un pugno di invasati, un irrilevante fenomeno di costume fra i tanti.
    Forse contava sulla capacità di saper leggere fra le righe? 🙂
    Ironie a parte, qualunque fossero le sue intenzioni, l’articolo di fatto ridicolizza l’immagine della donna ecosensibile e la maggior parte di chi legge si costruisce un’idea negativa di OGNI donna che manifesti tale sensibilità.
    Cordiali saluti, Letizia Bresci

  15. Ma certo!
    Speriamo proprio che l’aberrante fenomeno di cui lei scrive non si diffonda! non sia mai che anche da questa parte dell’oceano qualcuno possa perdere il senno concentrandosi su come rendere la sua impronta sul pianeta un po’ più lieve, fosse anche buttando la carta nel cestino (quello “giusto”, poi, sarebbe pretendere davvero troppo!). Lasciamo piuttosto che le donne si dedichino ai tanti problemi pratici cui lei accenna e nel poco tempo libero rimasto possano così deliziarci con articoli come il suo… Qualcuno più intelligente di me ha scritto che la validità di un messaggio è data dal destinatario. Se nessuno dei suoi lettori ha percepito l’umorismo del suo articolo e tutti ne hanno sottolineato l’irresponsabilità e l’indegnità, bene, questo dovrebbe dirle qualcosa.
    Cordiali saluti,
    Manuela V.

  16. ma non é come dice
    Signora,
    non ho capito quale intento avesse il suo articolo ma qualunque esso fosse non le é venuto tanto bene.
    Non ho nemmeno finito di leggerlo tanto era noioso e poco convincente.
    Se questa é la sua professione … io credo dovrebbe rivedere qualcosa, almeno nello stile della comunicazione.
    Visto che del resto (il succo) pare inutile parlarne.
    Si tenga pure le sue convinzioni a discapito dei figli dei suoi figli.
    Saluti,

    Valeria

  17. …bhè certo, il diverso,
    …bhè certo, il diverso, il nuovo, il giusto, spaventano e in qualche modo bisogna giustificare la propria inadeguatezza, crearsi un alibi al non averci pensato prima…..
    Continui così, tanto, ha una vita sola.

  18. Non capisco il motivo di
    Non capisco il motivo di questo attacco contro le persone che cercano per quanto loro è possibile, di limitare i danni. Certo non dico di diventare fissati ed estremisti e di fustigarci se un giorno compriamo l’insalata in busta o proprio non abbiamo voglia di camminare e cediamo all’uso dell’auto! Però è importante prendere consapevolezza. L’impegno ci vuole nel pensare di cambiare abitudini ma poi, quando ci siamo abituati, non ci costa più alcuno sforzo. Faccio qualche esempio pratico: comprare cibo biologico, entrare in un gruppo di Acquisto solidale (fra l’altro risparmiando!), prendere latte alla spina, usare detersivi ecologici (noci di sapindus mukorossi per il bucato, bicarbonato al posto del perborato, detersivi biodegradabili alla spina), bere l’acqua del rubinetto (nelle zone in cui sai che è buona e controllata). Mi creda, bisogna solo “sbattersi” all’inizio per sapere dove si trovano queste cose vicino a casa propria visto che sono poco pubblicizzate, ma poi, una volta fatta l’abitudine si ha non solo un risparmio ambientale ma anche spesso di denaro e tempo.
    Tutto questo non sarà sufficiente a salvare il pianeta ma se le cose continuano cosi’ e non cambiamo il modo di gestire il nostro sistema economico prestissimo non basteranno più le risorse del pianeta. Per quanto riguarda il controllo delle nascite, capisco che questo argomento è scomodo perchè l’Italia è un paese cattolico, ma se continua la crescita attuale ci vorranno almeno altri 5 pianeti per contenere tutti! La crisi economica che è ora in atto ne è già un segno…
    Noi giovani e i nostri figli devono e dovranno pagare le conseguenze di questa mentalità sprecona delle generazioni precedenti che hanno preferito mettere la testa sotto la sabbia come fa lei.

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