Economia. Brunetta: “Per la crescita sì a riforme e no a patrimoniale”

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Economia. Brunetta: “Per la crescita sì a riforme e no a patrimoniale”

16 Febbraio 2011

Secondo il ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta per accelerare la crescita economica "servono riforme" e non "la patrimoniale". Lo afferma in un intervento pubblicato dal Sole 24 Ore.

Per Brunetta il partito della patrimoniale, ovvero di coloro che auspicano un intervento di riduzione dello stock del debito tra i 400 e 600 miliardi attraverso un prelievo concentrato sulla ricchezza privata, "sia in errore". L’obiettivo immediato "deve essere la crescita perché riguarda il benessere dei cittadini e garantisce la sostenibilità, intervenendo sulla dinamica del debito".

"I debiti sovrani ora sotto attacco, in quanto a rischio sostenibilità, non sono quelli più elevati in rapporto al Pil, ma quelli il cui incremento è più rapido. Questo incremento – spiega il ministro della Pubblica Istruzione – dipende da tre variabili, l’indebitamento corrente, il tasso di crescita reale dell’economia e il tasso di interesse. Se l’economia è in stagnazione, i debiti, anche se ridotti sotto il 100 per cento del Pil, non sono sostenibili e questa aspettativa fa alzare i tassi di interesse da pagare per il loro finanziamento".

Secondo Brunetta l’errore di chi sostiene l’utilità della patrimoniale "risiede nell’ignorare l’effetto depressivo immediato sulla crescita, oltre quello sistemico, connesso sia all’introduzione di un elemento di rischio nel detenere ricchezza in Italia, sia all’affermare un sistema fiscale non pro-crescita". Per l’Italia, dunque, il vero "punto debole – spiega il ministro – è la crescita. Come conseguirla? Servono le politiche microeconomiche, fondate sulle riforme dei mercati e delle istituzioni oltre che sul potenziamento delle capacità di offerta".

"L’esperienza passata – prosegue il ministro della Pubblica Amministrazione – ha dimostrato che vendere patrimonio per ridurre il debito non serve se non si attiva la crescita, dato che il rapporto debito/pil ritorna ad aumentare. L’attuazione delle riforme deliberate, o in via di approvazione, sono in prevalenza a costo zero, perchè dirette a conseguire grandi risparmi, maggiore efficienza e rilancio dell’economia. Lo sono la riforma della pubblica amministrazione, della scuola e dell’università, lo deve essere quella del federalismo fiscale e la riforma fiscale".

Per Brunetta, dunque, "la madre delle riforme che deve oggi occupare l’agenda politica è l’aggancio della riforma federalista alla riforma fiscale. Una riforma che si dovrà fondare sul principio dello spostamento del gettito dalle imposte dirette a quelle indirette, sintetizzata nello slogan ‘dalle persone alle cose’. In questo ambito è attuabile anche la semplificazione delle aliquote delle imposte dirette, da ridurre a due. Ciò renderebbe il nostro sistema fiscale meno regressivo in presenza dei tanti sistemi di elusione oggi presenti. Inoltre, questa riforma deve essere agganciata immediatamente alla riforma federalista perchè ne è la conseguenza concettuale e forse il presupposto attuativo. Una riforma fiscale di così grande portata presenta l’ostacolo che essa non può avere un impatto, neppure transitorio, sui saldi di bilancio".

"Per questo – conclude – è utile avere una terza gamba della strategia da adottare, accanto al blocco della spesa corrente e all’accelerazione delle riforme: un piano di privatizzazioni che porti nelle casse dello stato 50 miliardi di euro l’anno, per qualche anno. Servirebbe ad assorbire la liquidità privata ferma e la ricchezza improduttiva per rimetterla in circolo nei due modi più utili: investimenti e riserve. Come l’attività creditizia si può svolgere ordinatamente con adeguate riserve di garanzia così anche lo stato ha bisogno di una riserva, un tesoretto di garanzia, più che di ridurre di colpo il debito".