Elezioni Bielorussia. Fallito l’esame sulla democrazia
29 Settembre 2008
di Redazione
Dialogo. Questa volta il "day-after" delle elezioni in Bielorussia non è stato appannaggio di sole critiche da parte della comunità internazionale e dell’opposizione interna. Il giudizio complessivo sulle legislative di domenica resta negativo, ma per la prima volta sono stati registrati "migliorie, passi in avanti". Le forze vicine al presidente Aleksandr Lukashenko fanno l’en plein dei seggi, sia nella camera bassa che nel senato. Fuori dunque l’opposizione, che denuncia brogli e irregolarità ma lascia aperta una finestra per il dialogo. Anche l’Osce, pur bollando il voto "non in linea con gli standard democratici", rileva "passi in avanti". E la Commissione europea nel suo comunicato sottolinea "la serie di sviluppi positivi" avvenuti negli ultimi mesi. Perfino gli Stati Uniti, primi oppositori de "l’ultimo
dittatore d’Europa", parlano di possibili aperture, pur deplorando la condotta non democratica del voto.
Il rapporto dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa è stato piuttosto duro, anche se non sono mancati apprezzamenti per una maggiore libertà di espressione per l’opposizione. Tale valutazione era molto attesa dalle cancellerie occidentali per valutare se dietro a qualche segnale d’apertura giunto da Minsk – come la scarcerazione di tutti i prigionieri politici ad agosto e il fatto che gli osservatori Osce, al contrario del passato, sono stati invitati – si celasse la volontà di avviare un percorso virtuoso di democratizzazione.
Nonostante "alcuni miglioramenti – scrive l’Osce – le elezioni in Bielorussia non sono risultate ancora in linea con gli standard democratici". Nel mirino, in modo particolare, lo spoglio dei voti. "Le promesse sulla piena trasparenza nel conteggio dei voti non sono state rispettate. Lo spoglio – continua la nota – è stato viziato e molto viziato nel 48% dei seggi monitorati. Il 40% degli osseravtori ha riferito di non aver potuto valutare pienamente le operazioni di conteggio". "È un livello molto basso di trasparenza per delle elezioni", ha sottolineato la coordinatrice Osce, Anne-Marie Lizin. "Delusione" è stata espressa anche dal capo della missione Osce in Bielorussia Gert Arens: "ero pieno di speranze, ora sono deluso".
A tingere di chiaro-scuro il giudizio complessivo delle elezioni in Bielorussia, ci ha pensato Bruxelles, sottolineando che il giudizio degli osservatori "contiene alcune indicazioni positive ma anche una serie di elementi negativi". Alla luce di ciò, il commissario Ue alle Relazioni esterne, Benita Ferrero- aldner,
dichiara: "Ora per l’Ue è importante riflettere su come ci si può impegnare al meglio con il governo e il popolo della Bielorussia. Questo impegno dovrebbe comprendere anche un modo per rafforzare il rispetto dei principi democratici, lo Stato di diritto e diritti umani, nel rispetto degli impegni internazionali della Bielorussia".
Ferrero-Waldner ha indicato a Lukashenko alcuni passi che potrebbero facilitare il dialogo con l’Ue. "E’ essenziale che la missione elettorale europea abbia pieno accesso alle fasi restanti delle elezioni, e tudieremo attentamente il suo rapporto conclusivo", afferma il commissario. "Esorto il governo della Bielorussia – aggiunge – ad avviare un dialogo con l’Osce-Odhir su come applicare le loro raccomandazioni". Nelle ultime settimane, i Ventisette si erano dichiarati pronti a dare una chance a Minsk, e domani gli ambasciatori degli Stati membri affronteranno il tema in vista del Consiglio Esteri del 13 a Lussemburgo. Alcuni eurodeputati polacchi hanno auspicato un rilassamento del regime dei visti, per aumentare i contatti della popolazione con l’occidente.
L’opposizione interna, esclusa ancora una volta dal parlamento, debole e divisa al proprio interno tra mille fazioni, ha fatto la voce grossa, scendendo in piazza e urlando tutto il suo disappunto per le ennesime elezioni viziate e irregolari. Ma a differenza di altre volte, al fianco delle critiche sono state spese parole che inneggiano alla prosecuzione del dialogo. Alexander Milinkievic, uno dei leader torici, si è appellato all’Unione europea perchè continui la via del dialogo con Lukashenko e "non innalzi un nuovo muro di Berlino".
"Come patriota bielorusso, mi sta a cuore che il dialogo tra la Bielorussia e l’Ue continui. Non vogliamo che risorga in mezzo all’Europa un nuovo muro di Berlino", ha dichiarato ad Apcom il premio Sakharov del 2006. "Certo. Il giudizio dell’Osce sull’esito del voto è assolutamente giusto. Le elezioni non sono state democratiche da quando all’opposizione è stata interdetta la possibilità di essere presente allo scrutinio", ha spiegato Milinkievic, concludendo: "è stato un gran peccato, che le autorità non abbiano fatto tale passo. Avrebbe accelerato il dialogo, che comunque non sarà da parte nostra interrotto".
Insomma, certamente, la Bielorussia non è stata promossa all’esame di democrazia. Però, sembra che Unione europea e Usa siano intenzionati a non chiudere le porte. L’Occidente potrebbe decidere di abbandonare la linea dura, servita solo a far trincerare ancora di più Lukashenko, puntando magari sullo sviluppo dell’economia bielorussa per tentare di infiltrarsi nei gangli tra potere e società civile, ‘esportando’ indirettamente democrazia. Il valore geostrategico di Minsk rimane indiscusso, crocevia tra Europa e Russia, tra Occidente e Oriente. Ma la Bielorussia è anche un mercato di 10 milioni di persone che, stanchi dello stile ‘homo sovieticus’, aspirano a trasformarsi a pieno titolo in consumatori.
Fonte: Apcom
