Elezioni Francia: elettori impauriti e confusi. Ma nei sondaggi il copione è già scritto

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Elezioni Francia: elettori impauriti e confusi. Ma nei sondaggi il copione è già scritto

22 Aprile 2017

Manca una manciata di ore al primo turno delle elezioni presidenziali in Francia, prima della sfida finale del 7 maggio quando si conoscerà il nome del prossimo inquilino dell’Eliseo. Tutto il mondo ha gli occhi puntati su questa tornata elettorale che rappresenta un termometro del malcontento popolare nei confronti dell’Unione Europea, del terrorismo di matrice islamica, dei fenomeni di immigrazione illegale e incontrollata. Le elezioni francesi, come abbiamo scritto nelle settimane scorse, non sono una replica di quelle Usa e Marine Le Pen per tutta una serie di motivi storici, politici e culturali, non è il presidente Trump. Ma com’è accaduto sia in Europa che negli Usa, a tenere unite le due sponde dell’Atlantico in queste ore ci pensano i sondaggi che come sappiamo nelle ultime occasioni non ne hanno azzeccata una, da Brexit a Trump al referendum renziano.

Anche in Francia i sondaggi danno in vantaggio il centrista indipendente, e convinto europeista, Emmanuel Macron, che non ha mai ottenuto una carica elettiva. Macron, l’ “Obama di Francia”, secondo un sondaggio Ifop-Fiducial vincerà il primo turno con il 24,5% dei voti. Seguito da Marine Le Pen, la leader del Front National, al 22,5%. Al conservatore François Fillon, ferito dagli scandali familiari, viene affibbiato un 19,5%, mentre al candidato della estrema sinistra Jean-Luc Mélenchon un 18,5% e al radical-socialista Benoît Hamon il 7%. Se stiamo ai sondaggi, dunque, Macron sarebbe in grado di fare piazza pulita dei due partiti storici del semipresidenzialismo francese. Nello scontro finale con la nazionalista Marine Le Pen, Macron vincerebbe con il 61% contro il 39% della rivale.

In realtà l’elettorato che si recherà alle urne in Francia è profondamente spaventato e disorientato. Oltre agli attacchi del terrorismo, casi come quello accaduto il 17 marzo scorso, quando un trentenne al grido di “Allahu Akhbar” ha tagliato la gola del padre e del fratello nel cortile del loro condominio a Parigi, lasciandoli in una pozza di sangue, sono sempre più frequenti. L’uomo, che si era recentemente radicalizzato, se l’è cavata con un ricovero in un reparto psichiatrico. Ma soprattutto sono cinque anni ormai che la Francia è colpitata dalla violenza islamista. Dagli attacchi di Tolosa del 2012 fino all’ultimo, giovedì scorso, quando un uomo ha sparato a tre poliziotti sugli Champs-Élysées, uccidendone uno e ferendo gravemente gli altri due.

Il 71% dei francesi ritiene che la situazione della sicurezza in Francia si sia deteriorata nel corso degli ultimi cinque anni. Ben il 93% vede che la minaccia terroristica rimane stabilmente alta; il 60% ha confessato di non sentirsi al sicuro e il 69% ritiene che non ci siano abbastanza poliziotti e militari. E’ stato registrato anche un 88% che vorrebbe gli stranieri condannati per reati gravi esplusi dal Paese. Numeri che non si capisce come possano spingere i sondaggisti a premiare con assoluta certezza uno come Macron, che oltre a sfoggiare uno stile ‘presidenziale’ quando nelle scorse ore ha parlato al Paese dopo l’ultimo attacco, non ha fatto molto altro. Macron è stato il ministro della economia nel governo Valls, e la maggioranza dei francesi in più occasioni ha bastonato, non solo bocciato, l’esperienza Hollande e dei socialisti al potere. A proposito, su Macron scommettono anche i mercati e i grandi giornali, oltre ai sondaggisti. Un teatrino che abbiamo già visto andare in scena nel recente passato.