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Elezioni in Gran Bretagna, cosa succederà?

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Il Regno Unito, nonostante la “maturità” della sua democrazia, sembra non riuscire a scampare dalla crisi politica che nasce in Europa e coinvolge l’intero globo. Dopo tante peripezie, è arrivato alla guida dei Conservatori l’ex sindaco di Londra, Boris Johnson, oltranzista nel partito della Brexit a tutti i costi, la Hard Brexit (cioè della uscita anche senza accordo, quindi più economicamente rischiosa). Da solo però non è riuscito ad ottenere i risultati sperati e alla fine è riuscito a trovare un accordo coi laburisti di Corbyn per tornare alle urne per la terza volta in meno di cinque anni.

Come si può vedere dai sondaggi, i conservatori dovrebbero rialzarsi percentualmente sopra il 40%, intorno a 360 seggi, mentre i laburisti dovrebbero sorpassare il 30% scendendo a poco più di 210. Male per i liberali che perdono nella polarizzazione tra i due partiti (soprattutto dai laburisti) e dovrebbero qualche seggio con circa il 14%, mentre in Scozia i nazionalisti, socialdemocratici, dovrebbero prendere la maggioranza dei seggi scozzesi col 3%. Sostanzialmente invariato dovrebbe invece rimanere l’assemblea dell’Irlanda del Nord, col Partito Unionista saldo in prima posizione.

Discorso a parte per il BRexit Party, la nuova creatura politica di Nigel Farage che ha come obiettivo l’uscita definitiva del Regno Unito dall’Unione Europea, motivo per cui aveva deciso di proporre un accordo di sostegno a Boris Johnson, il quale però non ha accettato. Ad ogni modo il suo approccio aggressivo e intransigente ha riconquistato i cuori conservatori traditi da May che adesso sembrano orientati tutti verso il nuovo segretario.

L’idea di Johnson è stata infatti di impegnare formalmente tutti i suoi candidati al voto per la Brexit. Così nel caso in cui effettivamente dovessero guadagnare la maggioranza sperata dovrebbe essere l’epilogo di questa lunga vicenda con l’uscita definitiva dall’Unione, suo vero cavallo di battaglia. Il timore in casa Conservatrice era infatti quello che si tornasse allo scenario precedente di Theresa May con tanti candidati ognuno portatore di una propria strategia di uscita, e tutti insieme disposti a boicottare il proprio premier. Oltre a questo punta su una maggiore spesa per sicurezza e natalità, altri temi un tempo cari alla destra.
Probabilmente questa fermezza di intenti ha convinto gli elettori che sembrano rifiutare le proposte, invero piuttosto populiste, di Corbyn che parte proponendo la nazionalizzazione di tutti i settori strategici, dalle ferrovie alle energie. Seguono poi altri punti cari alle sinistre come aumenti salariali, riduzione dell’età pensionabile e tassazione delle seconde case. In tutto ciò non sembra aver fornito una risposta adeguatamente convincente su come affrontare il punto più critico: la Brexit. Fatto che non è passato inosservato alla direzione del partito che ha deciso di rivolgersi anche ai brexiters che sembrano essere convinti di votare per il partito conservatore.

Bisogna considerare che il sistema maggioritario puro degli anglosassoni tende ad amplificare enormemente anche i piccoli errori, quindi le previsioni sono poco affidabili. Però sembra che i Laburisti, seppur in recupero, abbiano perso un’occasione storica durante la profondissima crisi degli storici avversari per dimostrare una propria capacità di innovazione politica, strategia e lungimiranza. Pure peggio per i LibDem, che hanno perso l’occasione – col loro rigido europeismo – di tornare a essere un vero antagonista per i Conservatori, come un tempo. I vincitori saranno in ogni caso loro, col programma più spinto dopo tanti anni.

Insomma lo scenario è ovviamente dominato dalla Brexit (oltre che dalla progressiva privatizzazione del sistema sanitario), che sembra aver dirottato i voti sulla aggressività del principale leader, B. Johnson, il quale ha pure proposto un un rafforzamento dei controlli all’ingresso anche per i cittadini UE. Dalla parte del tutto opposta si vede una crisi nera per i Liberal Democratici nel loro purismo di remainers che sembra abbia fatto perdere voti pure verso la timida linea dei Laburisti. Se questi sondaggi venissero confermati forse saremmo infine giunti, con tutte le difficoltà di questi anni, alla prima uscita di uno Stato dall’Unione Europea.
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