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Elezioni Usa 2012: il Medio Oriente

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Cosa cambierà per noi con l’uno o l’altro presidente? La risposta è degna della Pizia: tutto e niente. Non sarà un cambiamento subito tangibile, non si preparano modifiche nella nostra vita di abitanti delle sponde del Mediterraneo, né di vicini di una Europa dell’Est preda di alzate di capo autoritarie e pericolose. Ma cambierà la visione, lo spirito della nostra “anima del mondo”, del nostro Napoleone, gli Usa.

L’Europa resterà nel ruolo talora di comprimario, come nei Balcani allora e adesso nei Paesi arabi, talaltra di tricoteuse, come con la Siria. Romney non a caso nel match di politica estera con Obama è rimasto tranquillo: non voleva fare il guerrafondaio, solo marcare una differenza su Israele e sulla vicenda di Bengasi. Obama e Romney non pensano all’Europa, ma al Medi Oriente. Solo a quello.

Obama, come farebbe Romney, ha usato i suoi droni antiterrorismo, ha ammazzato Bin Laden, non ha chiuso Guantanamo, ha detto che non accetterà mai un Iran nucleare, Netanyahu è ontologicamente alieno a lui ma non può ignorare Israele. Romney calcherà forse di più la guerra al terrore, dato che, al contrario di Obama, non deve sostenere che Al Qaeda è battuta, anche se l’America un altro 11 di settembre l’ha subito in Libia.

Romney ha una simpatia istintiva per Gerusalemme capitale d’Israele, spiegherà ai palestinesi che devono sedersi anche loro al tavolo di pace, ma insisterà, come Obama, per due stati per due popoli, non programma di attaccare l’Iran, e comunque se Obama a sua volta non vuole ayatollah nucleari, i due sono sulla stessa barca. La guerra gli Usa non la vogliono mai, però la fanno, non importa con quale presidente. Clinton ordinò l’operazione Desert Fox, quattro giorni di bombardamento a tappeto sull’Iraq nel 1998, e fu Madeleine Allbright a chiamare “la minaccia del XXI secolo” le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein.

La presenza di Romney alla Casa Bianca non peggiorerà il parere negativo del mondo islamico verso gli Usa, Obama è già molto in basso. Dunque, non cambierebbe nulla? No, cambierebbe lo spirito del mondo, l’inchino di Obama al monarca Saudita, la mano tesa che non è stata stretta, subentra, nelle intenzioni almeno, il rispetto condizionale, l’aiuto solo se conveniente e meritato. Cambia ciò che promanerà, verso l’Europa, dalla cultura americana: col ritorno dell’“eccezionalità” saremmo costretti a confrontarci con un ideale, una speranza di eccellenza che ormai è da tempo scomparso dal nostro orizzonte europeo. L’Islam ha preso le fattezze (nonostante tanti dissidenti liberali) della Fratellanza Musulmana, movimento integralista comunque il nostro desiderio voglia travestirla.

Obama ha preso un atteggiamento di scusa e di rimozione che esclude una politica di condizionalità. L’esempio di un’America meno oberata da una “coscienza infelice” trascinerebbe forse un’Europa oggi impoverita e impaurita. E dunque anche se niente cambiasse, tutto potrebbe cambiare.

Tratto da Il Giornale

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