Elinor Ostrom: un esempio per il presente, una prospettiva per il futuro

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Elinor Ostrom: un esempio per il presente, una prospettiva per il futuro

22 Giugno 2012

Forse distratti dalle notizie generate dalla crisi globale e dell’euro che si accavallano e sfumano nel giro di poche ore, è passata quasi sotto silenzio la scomparsa della professoressa Elinor Ostrom, unica donna, finora, a risultare vincitrice del Premio Nobel per le Scienze Economiche. La docente, che insegnava presso l’Università dell’Indiana, era stata premiata per le sue ricerche riguardanti la governance delle risorse comuni, come ad esempio l’acqua o la terra, e attraverso i suoi studi aveva messo in evidenza come fosse realmente possibile, in determinate condizioni, l’esistenza concreta di una terza via tra Stato e mercato, in grado di gestire e coordinare i “beni comuni” nel lungo periodo, attraverso un modello di partecipazione comunitaria di tutti i soggetti interessati e coinvolti nei problemi sempre più urgenti del fabbisogno vitale delle risorse comuni.

Purtroppo, bisogna ancora una volta sottolineare come la scomparsa della professoressa Ostrom non abbia avuto il giusto risalto nei mezzi d’informazione del nostro Paese, sui quali, nella maggior parte dei casi, la notizia è risultata essere pressoché assente.

La questione risulta ancora più paradossale se si considera che proprio alla luce delle difficoltà che l’economia internazionale sta attraversando in questi ultimi anni e che mostrano in misura sempre più chiara ed evidente i limiti di un sistema economico nel quale la deregolamentazione del mercato ha preso il sopravvento, con tutti i suoi eccessi, gli insegnamenti della Ostrom risultano essere di una attualità ancora più stringente, proponendosi come un supporto fondamentale per contribuire all’uscita dalla crisi economica e dal vicolo cieco nel quale una logica opportunistica di massimizzazione immediata dei profitti ci ha portato.

L’Associazione fra le Banche Popolari ha avuto il privilegio di avere la professoressa Ostrom ospite in un convegno organizzato proprio in questo periodo l’anno passato, nel giugno del 2011, dal titolo “Cooperating for the public good: self governance, polycentricity and the commons”.

Nell’incontro, la Ostrom ha ribadito come sia possibile uno sviluppo sostenibile alternativo e come le considerazioni di Hardin, secondo cui se un bene è accessibile ma non appartiene a tutti è destinato ad essere sovrasfruttato e quindi a ridursi nel tempo, siano non un dogma ma un eventualità che può accadere nella realtà come tante altre che, al contrario, possono portare ad un uso equilibrato e durevole delle risorse comuni.

Alla base delle conclusioni della Ostrom vi è la distinzione tra “common pool resources” (“beni comuni di tutti”) dai “free goods” (“beni di nessuno”): nel primo caso, pur in assenza di un’entità che possa vantare diritti di proprietà esclusivi, a fare la differenza è l’esistenza di una comunità, nella quale gli individui pur godendo dello sfruttamento del bene sono consapevoli dei doveri a cui devono sottostare per una corretta gestione delle risorse, pena l’esclusione da parte della comunità stessa in caso di mancato rispetto.

Questi principi sono riscontrabili anche nel movimento Cooperativo, in generale, e nella sua capacità di promuovere lo sviluppo economico anche nelle aree più arretrate del pianeta, come sottolineato anche dalle Nazioni Unite che ha proclamato il 2012 “Anno Internazionale delle Cooperative”, e dalla Cooperazione Bancaria in particolare, rappresentata nel nostro paese dalle Banche Popolari (oltre che dalle Banche di Credito Cooperativo).

Gli ideali e i valori che hanno portato alla nascita della Cooperazione nel credito da parte di Schulze Delitzsch nella metà del XIX secolo e ripresi subito dopo in Italia da Luigi Luzzatti, si ritrovano alla base delle teorie della professoressa Ostrom. Il senso di comunità e la partecipazione delle persone, strette attorno al principio di democrazia economica che il voto capitario assicura ai soci, sono elementi che insieme al peer monitoring ponderano la responsabilità e l’azione dei singoli, garantendo quello sviluppo sostenibile e di lungo periodo auspicato dalla professoressa Ostrom.

La speranza è che il lavoro che la professoressa Ostrom ci ha lasciato in eredità possa portare frutto, fatto proprio e applicato ad una realtà sempre più complessa e minata alle radici dall’incertezza. È questo il miglior augurio che possiamo tributare alla memoria di una studiosa che ha messo al centro delle proprie analisi la persona, la comunità ed i suoi bisogni, insieme alle responsabilità nella gestione dei beni comuni.