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Elogio di Zdenek Zeman, l’ultimo dei romantici

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“Il risultato è casuale, la prestazione no”. Il pensiero calcistico-filosofico di Zdenek Zeman da Praga, classe 1947, si può sintetizzare in questa ormai celeberrima frase. Il calcio, infatti, non è una scienza esatta. Nell’arco di un match si possono avere innumerevoli occasioni da goal senza capitalizzare, esprimere una geometrica e infallibile organizzazione di gioco e perdere. Allo stesso modo, il dio pallone è spesso capace di regalarti la gioia di una vittoria, pur attraverso l’espressione del peggior calcio possibile. Per informazioni, chiedere a Fabio Capello e Josè Mourinho, anti-zemaniani per eccellenza e vincenti, secondo il tecnico boemo, “solo grazie alla presenza, nelle rispettive rose, di grandissimi campioni”.

Nel corso della sua lunga carriera, Zeman ha utilizzato un solo schema di gioco. Un vero e proprio mantra, per il mister e i suoi aficionados: quattro-tre-tre. “Il miglior modulo per coprire il campo”. Nessuno è mai stato in grado di smentirlo. Attuato a ritmi infernali, grazie alla durissima preparazione estiva, fatta di gradoni, ripetute e della famigerata dieta dei primi giorni di ritiro - per depurare l’organismo dalle ‘tossine’ - meglio conosciuta come ‘wash out’ (solo patate lesse e verdure cotte), il quattro-tre-tre zemaniano prevede altresì l’assoluta sincronia nei movimenti. Una sorta di orchestra sinfonica, con compiti predefiniti, provati e riprovati in allenamento, e con mister Zeman nelle vesti di direttore.

“Ogni volta che si attacca, i tre centravanti devono trovarsi nell’area di rigore avversaria. Anche due dei tre centrocampisti vengono avanti. Questa è l’unica strada per metterli in difficoltà (gli avversari, ndr). In questo modo, avrai più calciatori vicini alla porta avversaria e più possibilità di segnare. Pura e semplice matematica”, è uno dei tanti punti fermi del boemo. Calcio offensivo, sempre. E questa scelta di coerenza, dopo un decennio ai margini - anche e soprattutto per via delle sue rivelazioni sull’abuso di farmaci nel calcio dell’estate del 1998 - sembrerebbe averlo finalmente ripagato.

Da lunedì 4 Giugno, Zdenek Zeman è ufficialmente il nuovo allenatore della Roma. Già alla guida dei giallorossi dal 1997 al 1999, per il boemo si tratta dell’ultima grande chance della sua vita. A seguito delle dimissioni dell’altro iper-offensivista Luis Enrique, e dopo la straordinaria cavalcata in Serie B con il Pescara (83 punti, 90 goal segnati e promozione in Serie A), la Roma del nuovo corso americano ha deciso di puntare su di lui. Al riguardo, ecco le parole del Direttore sportivo della società giallorossa, Franco Baldini: “Avevamo detto che volevamo uno stile di gioco spettacolare e attraente. Bene, Zeman non può che assicurare questo genere di calcio”.

Un calcio, quello del boemo, ritenuto da parte degli addetti ai lavori  troppo integralista, ma per molti appassionati espressione di una sorta di neo-romanticismo in salsa pallonara. Insomma, per tali motivi, nel calcio moderno anti-sentimentalista per definizione, Zdenek Zeman è da considerarsi un romantico. Forse l’ultimo.

 

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