Emergenza tasse, guerra fredda tra Fisco e imprese

Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Emergenza tasse, guerra fredda tra Fisco e imprese

16 Giugno 2009

La stagione delle tasse da oggi entra nella fase calda e lo Stato alza la guardia per difendersi dal pericolo di un calo vertiginoso delle entrate. La diminuzione di gettito si è già verificata nei primi mesi del 2009, come ha ricordato ieri la Banca d’Italia sottolineando anche che il debito pubblico ad aprile ha toccato un nuovo record (1750,4 miliardi). Il rischio è che la situazione vada fuori controllo. Le imprese, infatti, sono costrette a fare i conti con bilanci asciugati dalla crisi, ma a preoccupare il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, non è solo la riduzione della base imponibile dovuta al calo del fatturato.  C’è anche il timore che le aziende possano ricorrere in massa a trucchi sempre meno leciti per fare fronte alle difficoltà finanziarie.

Per questo ieri è sceso in campo il braccio armato delle Finanze, vale a dire l’Agenzia delle entrate, che ha annunciato una campagna di controlli a tappeto per stanare i contribuenti che intendono fare i furbi. Uno spauracchio che, però, non impedirà alle imprese di cercare la via di fuga dalla morsa del Fisco: tutti gli imprenditori vogliono pagare meno tasse e a ogni scadenza chiedono al commercialista di fare miracoli tra le righe dei modelli di dichiarazione. Succede sempre, anche in tempi di vacche grasse, figuriamoci adesso che i soldi scarseggiano.

Oggi scade il termine per il versamento del saldo relativo all’imposta sui redditi, dell’Irap 2008 e del primo acconto del 2009. Il pagamento può essere rinviato di un mese, al 16 luglio, versando lo 0,4% in più. Per il secondo acconto del 2009 l’appuntamento è al 30 novembre. Si entra quindi nei mesi cruciali: saldi e acconti si aggiungono ai versamenti mensili dell’Iva, ai contributi previdenziali per i dipendenti e agli altri adempimenti che sono spalmati su tutto l’anno. In vista delle scadenze, nei giorni scorsi il presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, Claudio Siciliotti ha lanciato l’allarme (si veda l’Occidentale del 7 maggio): la scarsa liquidità a disposizione degli imprenditori potrebbe spingerli a disertare l’appuntamento con il Fisco astenendosi dai versamenti.

La legge, infatti, consente di utilizzare lo strumento del ravvedimento operoso per sanare gli inadempimenti: se il mancato pagamento viene regolarizzato entro un anno, la sanzione da pagare per è pari al 3% dell’imposta dovuta, a cui bisogna aggiungere un altro 3% a titolo di interessi. Ciò significa che se un’impresa oggi deve pagare 100 mila euro di tasse potrebbe decidere di rinviare all’anno successivo questo esborso, in attesa di tempi migliori, pagando tra dodici mesi 106 mila euro cioè seimila euro in più. Come dire, l’erario invece di riscuotere può trasformarsi in una sorta di ente finanziatore: l’impresa tiene in cassa i soldi che deve versare allo Stato, li utilizza per pagare i fornitori e dipendenti, a fronte di un tasso annuo di appena il 6%. L’operazione non è priva di rischi: se il Fisco interviene prima del ravvedimento del contribuente, la multa da pagare sale al 30%. La gara di velocità è aperta.

Un altro fronte è quello delle compensazioni fiscali utilizzate come «bancomat  a cui attingere per non pagare le tasse». La denuncia è arrivata ieri dal direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, che ha messo in campo una task-force contro le frodi perché «uno strumento di civiltà è diventato in molti casi strumento di evasione». Il meccanismo è abbastanza semplice: per non pagare tasse o contributi alcune imprese pongono nella dichiarazione una voce a compensazione, ovvero un credito Iva inesistente.

Attraverso il giro di vite contro le false compensazioni fiscali, secondo Befera, potrà tornare nelle casse dell’erario almeno un miliardo di euro. Nell’immediato, cioè «entro l’anno», sono in corso di recupero oltre 300 milioni di euro, considerato che già ci sono sotto la lente 8.000 evasori e oltre 200 soggetti «che hanno messo in pratica comportamenti più gravi, vere e proprie frodi». È stata avviata una procedura straordinaria con una «lavorazione accelerata» delle pratiche. «I controlli – avverte Befera – saranno fatti con cadenza mensile man mano che le compensazioni verranno eseguite. Vogliamo stroncare questo fenomeno». Le Entrate guardano anche oltre pensando a una legge che sposti il controllo alla fase preventiva per eliminare all’origine l’abuso fiscale. La lotta all’evasione torna dunque alla ribalta nell’agenda di governo. Ma si riaccende anche la strategia della tensione nella guerra fredda tra Fisco e contribuenti.