Englaro. Bagnasco: “Non legittimare forme mascherate di eutanasia”

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Englaro. Bagnasco: “Non legittimare forme mascherate di eutanasia”

22 Settembre 2008

"Partecipazione commossa" alla sorte di Eluana Englaro, ma dura condanna a ogni forma di eutanasia: "Non vengano in alcun modo legittimate o favorite forme mascherate di eutanasia, in particolare di abbandono teraupetico". La posizione della Chiesa sul caso della giovane ragazza in coma dal 1992, ormai chiara da tempo, viene ribadita oggi dal cardinale Angelo Bagnasco, che ha aperto questo pomeriggio a Roma il Consiglio permanente dei vescovi italiani.

"Quel che in ultima istanza chiede ogni coscienza illuminata, pronta a riflettere al di fuori di logiche traumatizzanti indotte da casi singoli per volgersi al bene concreto generale – dice il presidente della Cei – è che in questo delicato passaggio, mentre si evitano inutili forme di accanimento terapeutico, non vengano in alcun modo legittimate o favorite forme mascherate di eutanasia, in particolare di abbandono terapeutico, e sia invece esaltato ancora una volta quel favor vitae che a partire dalla Costituzione contraddistingue l’ordinamento italiano".

"La vita umana è sempre, in ogni caso, un bene inviolabile e indisponibile – prosegue il porporato – che poggia sulla irriducibile dignità di ogni persona, dignità che non viene meno, quali che siano le contingenze o le menomazioni o le infermità che possono colpire nel corso di un’esistenza".

Ritornando al caso di Eluana Englaro, Bagnasco esprime "partecipazione commossa alla sorte di questa giovane", così come "condivisione e rispetto per la situazione di sofferenza nella quale versa la famiglia". Questi, dice "sono i nostri primi sentimenti". "È una condizione, quella di Eluana – prosegue il presidente dei vescovi – che peraltro interessa circa altri due mila nostri concittadini sparsi per il territorio nazionale. Per loro e le loro famiglie, come pure per altri malati gravemente invalidati, è necessario un efficace supporto da parte delle istituzioni". Bagnasco ricorda brevemente i "pronunciamenti giurisprudenziali che avevano inopinatamente aperto la strada all’interruzione legalizzata del nutrimento vitale, condannando in pratica queste persone a morte certa".

"Si è imposta così – ribadisce – una riflessione nuova da parte del Parlamento nazionale, sollecitato a varare, si spera col concorso più ampio, una legge sul fine vita che, questa l’attesa, riconoscendo valore legale a dichiarazioni inequivocabili, rese in forma certa ed esplicita, dia nello stesso tempo tutte le garanzie sulla presa in carico dell’ammalato, e sul rapporto fiduciario tra lo stesso e il medico, cui è riconosciuto il compito, fuori da gabbie burocratiche, di vagliare i singoli atti concreti e decidere in scienza e coscienza.

Dichiarazioni che, in tale logica, non avranno la necessità di specificare alcunché sul piano dell’alimentazione e dell’idratazione, universalmente riconosciuti ormai come trattamenti di sostegno vitale, qualitativamente diversi dalle terapie sanitarie. Una salvaguardia indispensabile, questa – ha concluso – se non si vuole aprire il varco a esiti agghiaccianti anche per altri gruppi di malati non in grado di esprimere deliberatamente ciò che vogliono per se stessi".

 

Fonte: Apcom