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“Eravamo al tracollo, il Colle doveva cautelarsi”

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Ministro Quagliariello, ai tempi del crollo del governo Berlusconi e dell’insediamento di Monti lei era vicecapogruppo del Pdl al Senato: ci fu un complotto?

«Macché, non ci fu alcun complotto. La stranezza semmai è che presunti scoop escano proprio ora».

A cosa si riferisce?

«Queste pseudo-dichiarazioni vengono tirate fuori proprio il giorno in cui si riunisce il comitato chiamato a valutare l’impeachment dei 5Stelle contro il presidente Napolitano e soprattutto in un momento di grande debolezza delle istituzioni che rischia di vanificare quanto noi del Nuovo Centrodestra abbiamo fatto il 2 ottobre per il bene del Paese (l’uscita del Pdl per salvare il governo, n.d.r.)».

Come andarono le cose in quell’autunno del 2011?

«L’anno precedente c’era stata la rottura con Fini che aveva molto indebolito la maggioranza, poi quell’estate ci fu una crisi evidente dovuta alle profonde difficoltà della maggioranza con i rapporti complicati tra Tremonti e il Pdl, le difficoltà con la Lega sulle pensioni e infine con l’uscita di molti deputati dal Pdl che andava perdendo pezzi. Quale sarebbe lo scoop? Che Napolitano abbia vagliato le alternative e si sia tenuto pronto a qualsiasi eventualità? È ordinaria amministrazione e anzi sarebbe da stigmatizzare se si fosse comportato diversamente, se non avesse immaginato opzioni d’emergenza in uno scenario del genere nel quale sarebbe potuto accadere di tutto con il saldarsi della crisi finanziaria internazionale».

Tra l’altro già allora era noto che Monti fosse uno dei tecnici che in caso di necessità avrebbe potuto sbarcare a Palazzo Chigi.

«Era una voce diffusa e ricordo perfettamente una riunione del Pdl nella quale prendemmo atto che non c’erano più le forze per andare avanti. Era una decisione interna al gruppo dirigente e Napolitano non c’entrava nulla, semplicemente non avevamo più i numeri e il Capo dello Stato non ci influenzò in alcun modo. Anzi, quando formò il governo subordinò l’incarico a Monti al consenso di tutto il Pdl. In caso contrario si sarebbe andati al voto».

Berlusconi lasciò spontaneamente?

«Sì, ricordo che fu una scelta presa in autonomia dal premier che in quei momenti venne anche consigliato e confortato nella decisione da alcune persone a lui vicine ed esterne alla politica».

Chi?

«Beh, ad esempio furono molto ascoltate le analisi di Ennio Doris sulla crisi finanziaria, ne sentimmo una in diretta al telefono e Berlusconi fece una scelta meritevole per il Paese. Anzi, questa ricostruzione di come andarono le cose non rende merito al comportamento che Berlusconi tenne in quella circostanza».

(Tratto da La Repubblica)

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