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Erdogan e le religioni monoteiste a Gerusalemme,Cordoba ed Istanbul

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Gerusalemme, Cordoba e Istanbul sono tre città simbolo di come le religioni monoteiste (Ebraismo, Cristianesimo e Islamismo)si pongano nei casi in cui la sovranità politica ed il possesso di fatto militare di quelle località sia passato nei secoli di mano in mano.

Gerusalemme: conquistata militarmente nella guerra arabo-israeliana del 1967, è oggi parte integrante dello Stato di Israele, abitato a larghissima parte da ebrei autoctoni o provenienti da ogni parte del mondo prima e dopo il riconoscimento dell’ONU nel 1948.

Non c’è dubbio che Gerusalemme sia stata la capitale degli ebrei sino alla conquista romana, poi arabo mussulmana dal 637 DC, poi cristiana al tempo delle Crociate, poi ancora arabo-mussulmana ed infine parte integrante dello Stato di Israele, ne sia o non ne sia ufficialmente la Capitale.
Ma a nessun governante israeliano verrebbe mai in mente di trasformare la Moschea di Al-Aqsa in una Sinagoga, anche se è stata costruita nel luogo sacro per gli ebrei dove sorgeva il Tempio di Salomone, distrutto dai Romani nel 70 dopo Cristo, così come non è diventata Sinagoga la Chiesa del Santo Sepolcro, Moschea e Chiesa aperte al culto rispettivamente di cristiani e mussulmani.
A Cordoba in Spagna la Cattedrale Metzquita della Immacolata Concezione, patrimonio dell’Unesco, è stata sino alla conquista araba del 785 la Basilica Visigota di San Vicente, trasformata poi in una splendida e monumentale Moschea, una delle meraviglie del mondo, ridiventata Chiesa Cattolica dopo la Reconquista del 1236.
Dal 1974 al 1991 i mussulmani hanno avuto diritto alla preghiera individuale in quella struttura, regolamentata da un accordo nel 1992 tra Autorità Ecclesiastica Cattolica e Junta Islamica, che rivendica però l’apertura della attuale Cattedrale a tutti e due i culti.
In un bell’articolo intitolato “Edifici di culto ed inter-culturalità” il costituzionalista Antonino Spadaro suggerisce alle parti interessate, cattolica e mussulmana, preso atto della impossibilità di convivenza negli stessi locali di “condividere, almeno in piccola parte, con modalità diverse in orari e locali divisi, lo stesso complesso architettonico, così come era avvenuto all’inizio della della dominazione mussulmana, della Basilica di San Vicenti”, divisa in due “tra cristiani e mussulmani”.
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Si tratta di una ipotesi suggestiva, naturalmente tutta da valutare da parte delle Autorità Religiose Cattoliche de iure e de facto proprietarie della Cattedrale, che rischia però di naufragare a causa della arrogante ed unilaterale mossa del nuovo Sultano della Turchia Recep Erdogan.
La brutale ritrasformazione in Moschea di Santa Sofia, per secoli cattedrale cristiana di Costantinopoli- Bisanzio, trasformata in Moschea dopo la conquista del 1453, e diventata Museo Nazionale per volere di Ataturk nel 1935, è un terribile segnale: ovunque si espanda l’Islam non c’è posto per il pluralismo religioso.
Quello che le comunità mussulmane rivendicano in Europa e nel mondo non avrà pertanto nessuna reciprocità non soltanto nei paesi arabi più integralisti ma anche in Turchia, che con l’azzardata decisione di Erdogan ha fatto un gigantesco passo indietro sulla via del dialogo interreligioso di cui sarebbe da incoscienti non prendere atto.
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