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Erdogan, “la pazienza ha un limite”. Quella dell’Europa è infinita

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"Noi abbiamo mostrato pazienza, ma la nostra pazienza ha un limite", così Recep Tayyp Erdogan, il premier della Turchia. Le piazze del Paese ieri si sono riempite ancora una volta, diecimila persone hanno sfilato contro il governo neo-islamico al potere ormai da anni ad Ankara, ma i riflessi delle tensioni delle ultime settimane si fanno sentire. E mentra la polizia riprende a usare lacrimogeni e cannoni ad acqua nel centro della capitale turca, Erdogan lascia intendere che il Paese è sotto attacco della speculazione internazionale, un vecchio modo con cui i governi del mondo islamico addossano all'esterno le responsabilità interne. Ad Ankara, continuano gli scontri ed Erdogan, convinto di rappresentare la maggioranza della popolazione ("Siamo il partito di 76 milioni di turchi") minaccia di passare dal pugno duro allo stivale di ferro. Fatto sta che Erdogan, membro Nato poco interessato a entrare nella Ue, ha dalla sua chi ha molta ma davvero moltissima più pazienza di lui, Bruxelles, appunto. Il ministro degli esteri degli Stati Disuniti di Europa, infatti, ha fatto un appello alla calma, rivolto sia ai manifestanti che ai sostenitori del partito moderatamente islamico di Erdogan. L'equivalenza morale della Ue è un dato di fatto. Quando Lady Ashton parla di "soluzione rapida" della crisi forse sta solo sperando che un giorno, non troppo lontano, Bruxelles si trovi a fare i conti con una repressione in salsa iraniana, in un Paese che rischiava di entrare seriamente nell'Unione, e non è detto che un giorno non ci riesca.

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