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Escort on line, Linkedin scaglia la prima pietra

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LinkedIn, il celebre social network sui rapporti di lavoro, blocca gli account a luci rosse. Con una nota, LinkedIn ha invitato gli iscriti a non creare account utili a promuovere servizi di escort e prostituzione, anche se questi sono legalizzati nel Paese in cui vive l'utente, per esempio l'Olanda.

Sulla stessa linea si sta muovendo Facebook, che invita gli utenti a non usare il social network per "scopi illegali" o per pubblicare contenuti porno o annunci di escort. Stesso discorso vale per iTunes, per Vine (la app di Twitter) e in generale per i colossi del web. Arginare la pornografia e la prostituzione in Rete però sembra impresa ardua. Su internet fioriscono gli account farlocchi, i fake, i profili creati artatamente o per promuovere contenuti osé o per nascondersi dietro lo schermo di un pc in cerca di sesso virtuale.

Sono moltissimi i siti di annunci di escort, con foto esplicite, numeri di telefono delle prostitute e location, improbabili massaggiatrici cinesi, donne dell'Europa orientale, gay e transessuali, in Rete ci sono addirittura chat dov'è possibile chiedere alla "signorina" di turno di spogliarsi o toccarsi o chissà che altro, un mercato in fortissima crescita che per protagoniste non solo prostitute professioniste ma anche la casalinga e il vicino di casa che per arrotondare non disdegnano di spogliarsi davanti a una webcam.

Il sesso virtuale insomma è un grande business e per quanto le multinazionali cerchino di metterci una pezza, anche giustamente, c'è una quantità notevole di persone che usano Internet sostanzialmente per fare dating, consumare materiale pornografico, eccetera eccetera. Un mercato di cui i grandi gruppi del web non possono non tenere conto, pur cercando di limitare i confini del "piacere virtuale".

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