Donne e islam

Esibire il proprio corpo è una provocazione non un reato

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Ribellarsi alla sottomissione può portare a gesti “estremi”. Come quelli che hanno compiuto alcune donne musulmane, che per “dare un messaggio di libertà alle altre donne musulmane” o semplicemente per la propria, hanno deciso di optare per lo strumento “più occidentale che ci sia”, lo spauracchio di ogni integralista islamico: l’esibizione del proprio corpo, magari usando uno strumento mediatico e alla portata di tutti. Nel 2008 la 26enne Hanane Zemali, nata a Tunisi da una famiglia marocchina, ha accettato di posare praticamente senza veli per il fotografo Alberto Magliozzi. Coraggiose le sue motivazioni, spiegate all’epoca al Tgcom: “Mi spoglio per dare un segnale forte alle donne musulmane. Vorrei che avessero il coraggio di ribellarsi ai padri che le trattano come oggetti. La nostra femminilità non può essere repressa. Molte sognano di scappare. In poche hanno il coraggio di farlo".  

Hanane sapeva di che cosa parlava, perché "sono cresciuta in un ambiente asfittico – ha raccontato – mio padre e mio fratello, il maggiore di tutti i sei figli, non mi permettevano di uscire di casa. Potevo solo fermarmi a parlare con le mie cugine e quando uscivo lo facevo indossando il velo". A causa della gelosia del padre, la ragazza ha dovuto interrompere gli studi. Guardava la tv italiana e sognava di diventare showgirl. La via di fuga è rappresentata da Massimo, italiano, 54 anni ben portati, conosciuto nel 2002. E’ amore a prima vista, anche se, ha raccontato Hanane, “Indossavo il velo e lui ha visto solo i miei occhi”.

Quando Massimo l’ha cercata al cellulare della sorella, sono iniziate le minacce da parte della famiglia. Lei è fuggita da casa e, solo grazie all’intervento di una zia, è riuscita a fidanzarsi con il suo uomo, che ha poi sposato.Quando, da fidanzati, mi vedevano insieme a Massimo, per strada, mi davano della prostituta. Hanno cercato di ostacolare in ogni modo il mio matrimonio con un occidentale. Ma sono riuscita a sposarmi e a fuggire in Italia. Qui sto imparando che significa essere una donna. E la mia battaglia per i diritti delle donne è appena iniziata". Hanane è certa che queste sue foto rappresentino per le donne musulmane “uno squarcio in un mondo di omertà”. “Sono religiosa”, ha detto, “non rinnego la mia fede musulmana, prego ogni giorno. La sottomissione delle ragazze però non c’entra nulla con la dottrina di Maometto. Non faccio male a nessuno con i miei scatti, chiedo solo uguaglianza di diritti e possibilità di parola. Se ci fosse, tante cose anche nella mia terra andrebbero meglio".

Nel 2009 la presentatrice di un programma tv marocchino per bambini, Nadia Larguet, si era fatta fotografare nuda e incinta sulla rivista “Femmes du Maroc”, come una Demi Moore o una Monica Bellucci qualsiasi. Lei è di profilo, una mano sul ventre e l’altra a coprire il seno, con solo un anello addosso. Lo scopo? Mettere al centro “la donna e la sua forza”, ma anche il dramma, molto diffuso in Marocco, dell’alto numero dei figli illegittimi (possiamo immaginare cosa questo comporti in un Paese islamico, per quanto “moderato” e proiettato verso la modernità come il Marocco, grazie al giovane re Mohamed VI) e la grande quantità di aborti. Non era mai accaduto in terra d’islam, che una donna completamente svestita posasse sulla copertina di un giornale.

Sono fioccate accuse di sessismo e pornografia alla redazione del mensile e alla stessa Larguet, che ha replicato di aver voluto dare “un’aria di libertà e modernità” del proprio Paese. D’altra parte il servizio è stato realizzato con discrezione, presenti solo poche altre donne: la fotografa e la sua stilista e giornalista, Myriam Jebbor. In Marocco le donne crescono e si sposano secondo un nuovo ed evoluto diritto di famiglia, che parifica quasi del tutto la donna all’uomo. Solo la poligamia non è vietata, perché prevista dal Corano (il re è discendente di Maometto e Amir Al-Muminin, “Principe dei Credenti”, perciò il suo potere si basa sul rispetto dell’islam) ma, proprio secondo il libro sacro per i musulmani, tale pratica è limitata alla condizione di “equità” con tutte le quattro spose, che è di fatto impossibile ed inoltre è attualmente necessario il consenso della prima moglie.

Dai libri di scuola sono state tolte le immagini di donne velate, le impiegate degli uffici pubblici e le assistenti di volo della compagnia di bandiera vestono all’occidentale, perfino le interruzioni per la preghiera sono state rigorosamente regolate, la religione non è un pretesto per non lavorare. Le donne sono in Parlamento e nel governo grazie a una legge di “quote rosa”, è stato eletto un sindaco donna a Marrakech: Fatima Al-Mansouri. Più recentemente è stata la volta di altre due ragazze musulmane, che hanno fatto una scelta simile a quella di Hanane e di Nadia. In Italia c’è Jihane Louhkiar, marocchina di Casablanca, ex schedina di Quelli che il calcio” e fan di Simona Ventura, che ha battuto ben 300 concorrenti per posare sul calendario “Maxim” nel novembre dello scorso anno e Sila Sahin, modella e attrice tedesca di origini turche che, ad aprile di quest’anno, ha deciso invece di spogliarsi per la copertina della rivista più maschile che ci sia: “Playboy”.

“C'è chi mi accuserà di aver offeso l'etica islamica, c'è chi invece andrà fiero della sottoscritta. Una ragazza musulmana che arriva a fare un calendario deve essere motivo di orgoglio'', ha affermato Jihane. “'Ho avuto un'infanzia complicata. Quando stavo in Marocco vedevo l'Italia come il Paese dei balocchi, poi, arrivata qui a 16 anni, mi resi conto che tutto il mondo è paese, che anche qui si soffre: ho sofferto, perché vivere e cavarsela da soli, per di più da immigrata, non è semplice, ma ho avuto le mie rivincite su chi non ha creduto in me'' e ha spiegato: “Non c'è nulla in questo caso che vada contro la religione, perché lavoro e fede sono due cose distinte. Sia chiaro: le foto fatte per Maxim non rappresentano una risposta ai critici, ma sono espressione della mia libertà''.

La libertà, stesso “movente” anche per Sila Sahin, in Germania: “Per troppo tempo ho cercato di fare sempre la cosa giusta”, ha detto la bellissima 25enne dal fisico statuario. “Ora voglio che queste foto siano viste da tutte le giovani donne turche, perchè capiscano che hanno il diritto di decidere della propria vita, di vestirsi come vogliono e di coltivare le amicizie che ritengono opportune”. Si è trattato anche per lei della “liberazione dalle costrizioni subite durante l’infanzia”.

Com’è facile immaginare, in famiglia non hanno gradito il suo gesto: la madre non le parla più e le non può tornare a casa. Il padre, attore come lei, si è dimostrato più comprensivo e pare abbia manifestato soprattutto la sua preoccupazione per la “reazione” della comunità turca e musulmana (la più numerosa in Germania). “Mia madre è ancora arrabbiata. Sarà ancora più difficile con i miei nonni, le zie e gli zii”, ha spiegato Sila, sul sito della soap opera di successo di cui è protagonista.

Non ha solo partecipato, pakistana, al “Grande Fratello” indiano“Big Boss”, l’attrice e modella Veena Malik, ma in un programma televisivo del suo Paese, si è difesa come una leonessa contro un muftì che, pur non avendo visto la trasmissione, l’accusava di aver diffamato il Pakistan e l’islam. “Nessuno può guardare le sue foto in presenza delle proprie figlie”. “Non credo che a suo figlio piacerà guardare le foto di sua madre, in futuro. In sua presenza o in presenza di suo padre o di suo fratello”, ha berciato il giudice islamico. “L’Islam significa anche che sono la sola a provvedere alle mie cinque sorelle e a mio fratello ed ho pagato la loro educazione. Visto che lei parla di islam, mi lasci dire che lei non può puntare gli occhi su di me in quanto donna. Dovrebbe essere punito, perché la carità inizia in casa. I chierici dovrebbero guardare una donna una sola volta, ma se la guardano una seconda, devono essere puniti”, gli ha risposto Veena, prontamente e con competenza. Se lui vuole fare qualcosa per la gloria dell’islam, perché occuparsi di Veena Malik e non dei politici, corrotti, ladri e assassini in nome dell’islam? –  gli ha domandato, in un grido. Forse “perché Veena Maik è una donna? Perché è un obbiettivo facile?”. E poi l’affondo: “Ci sono religiosi islamici che violentano i bambini a cui insegnano nelle moschee, e molto di più”. “Il Pakistan ha una cattiva fama nel mondo per molte altre ragioni, piuttosto che per Veena Malik”.

L’attrice e modella ha detto di aver fatto del bene per il suo Paese. Infatti è stata rappresentante dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per due anni e copre le spese di un bambino all’SOS Children’s Village, un’organizzazione non governativa con base in Pakistan per i bambini orfani. Tuttavia nessuna voce pakistana si è levata in suo favore per questo. Nessun connazionale l’ha difesa quando un concorrente indiano di “Big Boss”, l’ha “nominata” per l’eliminazione, solo perché lei proveniva dal Pakistan. Inoltre, partecipando al “Grande Fratello” indiano ha dichiarato di aver voluto dare un’immagine diversa dei Pakistani, conosciuti solo per gli attentati terroristici. Il video del botta e risposta con il muftì, il grandioso modo in cui Veena si è difesa, è circolato in rete, ma avrebbe dovuto avere più eco, perché descrivere a parole il coraggio dimostrato da questa donna è riduttivo: http://www.youtube.com/watch?v=7Ek0-ETkFxI .

E’ inutile, si potrebbe obbiettare sull’“opportunità” delle scelte di queste donne per rivendicare la propria libertà e quella delle loro “sorelle” (posare nude, soprattutto se con un bambino in grembo o partecipare al “Grande Fratello”) ma prima di parlare di emancipazione e dignità della donna, bisogna difenderle e aver vissuto la sottomissione che porta a simili “provocazioni”. Ecco che i media possono diventare un veicolo di libertà (femminile, in questo caso).

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