Esiste una minaccia Le Pen?

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Esiste una minaccia Le Pen?

17 Gennaio 2007

Uno spettro si aggira per la Francia: Jean Marie Le Pen. Riuscirà il leader del Fronte Nazionale (FN),
partito dell’estrema destra francese, ad approdare al secondo turno
delle elezioni presidenziali, come già successo nel 2002? Come mai,
allorché in diversi paesi europei, a cominciare dall’Italia, l’estrema
destra è diventata una forza di governo, quella francese rimane ai
margini del potere politico, pur godendo di un consenso sempre più
vasto presso l’elettorato?

Proprio la comparazione con il
caso italiano è interessante: quando nacque nel 1972, l’FN guardava
all’MSI, del quale riprese persino l’insegna, la fiamma tricolore.
Quasi inesistente fino ai primi anni Ottanta (meno di 100.000 voti alle
politiche del 1981), il Fronte Nazionale cominciò a crescere
elettoralmente fino a raggiungere circa il 10% dei suffragi alla fine
del decennio. Dopo le presidenziali dell’1988, quando Le Pen raccolse
più di quattro milioni e mezzo di voti (il 15% delle schede), il
movimento si organizzò per diventare un vero e proprio partito politico
articolato. La scissione del 1989, il cui principale artefice, Bruno
Mégret, sottrasse al FN più della metà dei quadri indebolendo la
formazione alle consultazioni elettorali successive, non ebbe però
effetti disastrosi sul lungo termine, tant’è  che, nell’aprile del
2002, Le Pen passò al secondo turno delle presidenziali, raccogliendo
più di 5,5 milioni di suffragi
(http://www.conseil-constitutionnel.fr/dossier/presidentielles). Al
primo turno, però, aveva guadagnato solo 276.000 voti rispetto al 1995.
La sua vittoria era stato più il risultato che la causa della disfatta
di Jospin. Un’elevata astensione (28% al primo turno) e una
ridistribuzione del voto verso i piccoli candidati, soprattutto di
estrema destra (20%) e estrema sinistra (13%), erano stati il riflesso
di vari elementi, quali la disaffezione da parte degli elettori della
classe politica in generale, la difficoltà a distinguere le
responsabilità di Chirac e di Jospin dopo cinque anni di coabitazione,
la delusione del governo Jospin, la centralità assunta dal tema
dell’insicurezza sin dal 2001 e i suoi riflessi sui temi
dell’integrazione.

Dopo cinque anni tutti si chiedono se
lo scenario del 21 aprile 2002 si riproporrà. Le Pen ne è convinto o,
quanto meno, afferma di esserlo. Ha ricevuto il sostegno di Bruno
Mégret, reduce dal deludente risultato personale del 2002 (2,34% dei
voti al primo turno). Alcuni fattori contribuiscono a favorire la sua
candidatura: la delusione nei confronti della classe politica è ancora
alta e permane un clima di insicurezza. Inoltre, vi è una netta
attenuazione dei toni estremisti dei suoi discorsi, variabile la cui
influenza è però molto difficile da valutare. Secondo un recente sondaggio,
il 26% dei francesi si dichiarano d’accordo con le idee di Le Pen, la
percentuale più alta dal 2000 (se si esclude il 28% del maggio 2002). A
guardar bene, lo stesso sondaggio mette in evidenza come i francesi
siano sempre meno sensibili ai temi centrali della dottrina frontista,
quali la « preferenza nazionale » e l’insicurezza (solo il 18% degli
interrogati ritiene che un francese debba avere la precedenza rispetto
ad un immigrato nel mercato del lavoro in confronto al 45% nell’1991;
il 50% è d’accordo per dare più poteri alla polizia nel 2007, a fronte
del 64% nel 2000 e del 76% nel 2002). La “de-demonizzazione” dell’FN
voluta da Marine Le Pen, figlia del leader, ha suscitato ampia adesione
alle idee della destra tradizionale, senza che ciò si traduca
necessariamente sul piano elettorale. La Francia non si è
“lepenizzata”, come vorrebbe Marine, ma il suo sforzo per trasformare
l’FN da partito antisistema in partito di governo, una svolta che
ricorda quella del 1994 di Alleanza Nazionale, sta portando i suoi
frutti a livello di immagine (si parla di “rivoluzione dolce” per il
programma del partito e il manifesto elettorale è costruito intorno
alla figura di una ragazza nera). Il principale ostacolo sembra
rimanere, in questa prospettiva, la figura di suo padre.

Questo basterà? Al contrario del 2002, la delusione nei confronti della classe politica si accompagna ad un maggior interesse per la campagna elettorale
e ad una maggiore differenziazione tra i candidati. Inoltre, la
sinistra e, in minor modo la destra, si sta mobilitando per evitare la
dispersione dei voti tra i numerosi candidati. In definitiva,un rapido
calcolo, sulla scorta dei sondaggi sulle intenzioni di voto (da
considerare però con molta cautela) permette di affermare che per
passare al secondo turno Le Pen (che gode del 12 al 17% delle
intenzioni di voto a seconda dei sondaggi) avrebbe bisogno, al giorno
d’oggi, di un crollo di Nicolas Sarkozy (che si aggira attorno al 33%).
Tale possibilità, che risulta abbastanza remota (“Sarko” dovrebbe
perdere circa 15 punti percentuali), dipende essenzialmente dalla
presenza di un altro candidato dell’UMP. L’incertezza rimane totale
sulle intenzioni di Chirac (nonostante l’impopolarità che lo perseguita
da ormai tre anni): il Presidente in carica non si è recato al
congresso che ha investito Nicolas Sarkozy candidato ufficiale dell’UMP
lo scorso weekend e si mostra ostentatamente vago su una sua
ricandidatura.