Esplorare la violenza della società è la missione di Elmore Leonard
06 Maggio 2009
L’ultimo lavoro di Elmore Leonard, Road Dogs, offerto in premiere su Entertainment weekly, è un occasione per celebrare l’opera ultradecennale del romanziere americano che più di tutti ha saputo rappresentare la migliore stagione del pulp americano.
Con Road Dogs, che i rumors danno a breve anche in Italia, torna nelle librerie un romanziere leggendario dalla lunga e luminosa carriera, iniziata negli anni ’70 scrivendo racconti di un West nuovo e irriverente – uno scrittore capace poi di virare verso un genere di noir che, per le sue trame intrecciate e i personaggi figli di una società ‘malata’, anticipa di qualche decennio la fortuna di Quentin Tarantino.
La sua letteratura è stata paragonata a quella di Balzac, di Dostoevsky ma molto più prosaicamente i suoi fan lo amano per la maestria con cui tratteggia un mondo caotico e violento, pieno di mistero e colpi di scena. Al suo lavoro devono tanto molti maestri americani, da Saul Bellow a Stephen King, tutti riconoscenti verso l’originalità di uno stile che preferisce “…esplorare il lato oscuro, quello della criminalità cercando ogni volta di cambiare ambientazione: da Detroit ad Atlantic City, da New Orleans a Las Vegas. Ho così costruito storie nelle quali ho voluto che fossero soprattutto i dialoghi dei miei protagonisti a scandire le loro vicende e a renderli veri agli occhi dei lettori”, come dice l’autore.
In Italia le traduzioni più recenti sono state Tutti i racconti western, Freaky deaky, Hot Kid, tutti editi da Einaudi.
In fin dei conti la letteratura di Leonard ci parla di guerre, guerre personali, guerre criminali, guerre con il mondo e per il mondo, con una civiltà in bilico tra il perdersi nell’anarchia e l’eccesso di ordine. Così, condita nel mito ed attualizzata nelle verità di una società violenta a dobbiamo – obtorto collo – abituarci giorno per giorno, va in scena il nostro scontro di civiltà. Qualcosa che Elmore Leonard racconta da sempre.
