Eterologa o no, accogliere Giovannino è la vera sfida di questi tempi

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Le cronache nostrane ci riportano in questi giorni la triste vicenda di Giovannino, bimbo abbandonato alla nascita presso l’ospedale Sant’Anna di Torino perché affetto da Ittiosi Arlecchino, una patologia genetica rarissima e molto grave che comporta la cheratinizzazione della pelle e conseguente desquamazione. Trattasi di patologia spesso letale poco dopo la nascita ma nei casi di sopravvivenza, come quello di Giovannino che oggi ha quattro mesi, l’aspettativa di vita diventa normale, seppur molto comune è l’insorgenza di complicazioni mediche correlate.
La notizia dell’abbandono di Giovannino ha scatenato una gara di solidarietà e numerose richieste di accoglienza, tra cui quella della Piccola Casa della Divina Provvidenza meglio nota come “Cottolengo” dal nome del Santo fondatore, sono giunte all’ospedale Sant’Anna di Torino che può tenere in cura il neonato fino al sesto mese.
Secondo quanto riportato dal quotidiano La Stampa sembrerebbe che Giovannino sia nato da fecondazione eterologa.
La storia di Giovannino dunque, oltre a intenerire oltremisura, riporterebbe alla luce una serie di discusse problematiche sulla questione della fecondazione eterologa, prima vietata in Italia dalla legge n. 40/2004 e poi ammessa con la sentenza della Corte costituzionale n. 162 del 2014, e sui suoi rischi.
In Italia in base alla Relazione del Ministro della Salute al Parlamento sullo stato di attuazione della legge contenente norme in materia di procreazione medicalmente assistita dell’anno 2019http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2866_allegato.pdf ), rispetto al 2018 ci sono state poche variazioni relativamente alla fecondazione senza donazione di gameti, mentre si è registrato un incremento del ricorso alla fecondazione eterologa. Questo significa che in Italia sono nati numerosi bambini che hanno parte del patrimonio genetico proveniente da una persona a loro estranea e che ciò influisce anche sulle patologie che potrebbero sviluppare in futuro o che hanno già sviluppato alla nascita.
La fecondazione eterologa com’è noto ha suggellato innanzitutto la separazione fra sessualità e procreazione, delineando un nuovo tipo di filiazione con la creazione della figura della madre genetica, della madre cosiddetta gestazionale e della figura del donatore, tramite il ricorso a gameti estranei alla coppia.
Se confermata la nascita per eterologa, Giovannino infatti avrebbe in realtà più di due genitori: la coppia che si è sottoposta al ciclo di trattamento in vitro, ma anche probabilmente un’altra madre che ha fornito l’ovocita o forse un altro padre, che ha procurato lo spermatozoo. Non è dato infatti sapere per quali gameti la coppia sarebbe ricorsa all’eterologa.
Non solo, ma la fecondazione assistita in generale non è certo quella bacchetta magica che permette di avere il “figlio su misura” in risposta alla pretesa del “diritto al figlio”, senza comportare il rischio di conseguenze anche gravi sia per la salute della donna che si sottopone ai cicli di trattamenti sia per quella del concepito.
Diversi studi scientifici dimostrano che tra gli effetti non voluti della fecondazione assistita vi sia infatti l’aumento di anomalie genetiche e malformazioni congenite. Tra questi ad esempio lo studio americano dei ricercatori Michael R. DeBaun , Emily L. Niemitz , and Andrew P. Feinberg del reparto di Pediatria, divisione di Ematologia-Oncologia della Washington University School of Medicine, St. Louis, negli Stati Uniti , pubblicato sull’American Journal of Human Genetics https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/12439823/ che rivela che la fecondazione assistita sia associata alla sindrome di Beckwith-Wiedemann (BWS), malattia genetica caratterizzata da iperaccrescimento, predisposizione ai tumori e malformazioni congenite.
Altro studio è quello dei ricercatori cinesi Yue-hong Lu , Ning Wang , e Fan Jin della School of Medicine dell’Università di Zhejiang, Cina, e pubblicato sul Journal of Zhejiang University che riporta l’esistenza di prove crescenti che i bambini concepiti con fecondazione assistita presentino un rischio maggiore di difetti alla nascita e disturbi epigenetici (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3650450/ ).
Una probabile risposta al perché questo avviene l’ha suggerita il biologo evoluzionista Pascal Gagneux, Professore all’Università della California di San Diego, all’incontro annuale dell’ “American Association for the Advancement of Science” (Aaas) a Washington del 2016. https://www.bionews.org.uk/page_95397 . “Nel processo naturale di fecondazione infatti, in base alla selezione naturale, lo spermatozoo più forte supera la concorrenza degli altri spermatozoi e riesce a percorrere tutto il tragitto all’interno del corpo femminile riuscendo a fecondare l’ovocita. Nella fecondazione assistita invece è un tecnico che sceglie lo spermatozoo, non la fisiologia femminile. Ed eludere la scelta del corpo della donna al livello di selezione dello spermatozoo potrebbe produrre poi embrioni con fattori di rischio che altrimenti non avrebbero”, conclude il Professore Gagneux.
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