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Leggende metropolitane

Europa non è sinonimo di matrimoni gay

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Ma è vero che l’Italia è uno dei pochi Paesi europei a non avere una legge sui matrimoni gay? C’è senz’altro il blocco nordico, per prima l’Olanda, che ha fatto da battistrada anche in materia di adozioni (in Islanda, approvata la legge, il premier Sigurdardottir ha sposato la sua compagna). Alcuni importanti Paesi dell’Unione, Gran Bretagna, Francia, Spagna, hanno scelto legislazioni che vanno nella stessa direzione. Non dimentichiamoci però le centinaia di migliaia di francesi che scesero in piazza nel gennaio del 2013 mobilitandosi contro la legge di Hollande.

Il governo tedesco ha scelto la via di una sostanziale equiparazione tra famiglia tradizionale e unioni di fatto, tenendo fuori le adozioni. E’ vero che questo tipo di legislazioni apre spesso la porta ai matrimoni omosessuali, com’è avvenuto in Gran Bretagna, ma per adesso la signora Merkel dice di non approvare quello egualitario e gran parte della CDU sembra sintonizzata. (Detto ciò, non si capisce perché dovremmo importare il modello tedesco qui da noi senza colpo ferire.)

L’Italia, insieme alla Grecia (vedremo Tsipras) e all’Irlanda, non sono gli unici Paesi dove le cose stanno diversamente. Negli ultimi anni il processo di allargamento a oriente dell’Unione ha, per così dire, riequilibrato i fronti. Abbiamo scoperto che i Paesi usciti dal comunismo, dopo anni di oppressione religiosa e delle proprie tradizioni nazionali, erano diventati alfieri della famiglia tradizionale. Come la Polonia, giovane e cattolicissima, invidiabile anche dal punto di vista della crescita economica, dove due anni fa l’allora premier e attuale presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, riuscì a bloccare le proposte di legge presentate dalla sinistra.

In Slovacchia in questi giorni sono andati oltre, raccogliendo le firme per un referendum che tra le altre cose chiedeva di esprimersi sul seguente quesito: “le scuole non devono obbligare i bambini a partecipare a lezioni su temi di educazione sessuale o eutanasia se i loro genitori o loro stessi non sono d’accordo”. Il referendum non è passato ma oltre il 21% del corpo elettorale è andato a votare, esprimendosi favorevolmente nel 90% dei casi.

Insomma, nella geopolitica dei matrimoni gay le scelte dei governi europei non sono state univoche e d’altra parte Bruxelles non può imporre l’obbligo di adottare una legge al posto di altre negli ordinamenti degli stati nazionali (Cassazione dixit). Per cui l’interrogativo iniziale – l’Italia è isolata in Europa? – più che un ritornello rischia di diventare una leggenda metropolitana. Non si possono definire “oscurantisti”, “fondamentalisti”, “reazionari”, milioni di europei che la pensano diversamente. 

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