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Europeisti da salotto

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Avevamo pensato di lasciar correre. L'argomento ci appariva così risibile da non meritare la fatica di una risposta. Si diceva: «Il Presidente del Senato, quando ha parlato a Madrid dei matrimoni gay ha “offeso un paese amico”, e ha peccato per “ingerenza” negli affari di un altro Stato».

Insomma: stupidaggini, che dopo 50 anni di integrazione europea, dopo cinque elezioni a suffragio universale di una cosa che si chiama Parlamento Europeo, dopo il tentativo - seppure fallito - di approvare una Costituzione valida per tutti i cittadini dell'Unione, non ci sembravano degne di nota, ma solo il frutto della pigrizia e del pregiudizio del giornalismo all'italiana. (Va notato anche che non un solo giornale spagnolo aveva criticato Pera per questo tipo di ragioni).

Poi sono scesi in campo i pezzi da novanta, i campioni della migliore, colta ed elegante tradizione giornalistica italiana. Si sono mossi in coppia, forse dopo rapida e convulsa consultazione e si sono fatti eco, l'uno- Corrado Augias - sulla Repubblica, e l'altra - Lietta Tornabuoni - sulla Stampa.

Sì proprio loro. Gli stessi che probabilmente hanno spedito un telegramma ad un amico francese per invitarlo a votare Sì nel referendum sul Trattato europeo; gli stessi che avranno applaudito quando il presidente della Camera, Violante mandava messaggi alle manifestazioni contro l'Austria di Jorg Haider; gli stessi che si spellano le mani ogni volta che la Commissione europea bacchetta le decisioni del governo italiano in carica; gli stessi che hanno certamente storto il naso (come gran parte della sinistra italiana) davanti alle leggi antiterrorismo volute da Tony Blair; sono sempre gli stessi.

I principini del politicamente corretto sono sempre lì a predicarci la loro piccola europa da salotto, dove tra un tè e un pasticcino ci si scambiano complimenti e si ricama a macramè. Otre l' uscio infuria una guerra e loro ancora danno lezioni di buone maniere.

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