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La richiesta

Eutanasia, lettera parlamentari: “Camere discutano prima di Consulta”

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Una lettera “multipartisan” di parlamentari da inviare ai presidenti di Senato e Camera, Casellati e Fico, affinché sia il Parlamento a discutere del fine vita in tempo utile prima dell’udienza della Corte Costituzionale del prossimo 24 settembre. E’ la mossa, “metodologica” e trasversale rispetto all’orientamento politico e alle opinioni di merito, messa in campo su iniziativa del senatore di ‘Idea’ Gaetano Quagliariello. Sulla missiva, che ha superato per ora le prime venti adesioni da parte di parlamentari di diversi schieramenti e movimenti politici, è stata avviata la raccolta di firme di deputati e senatori, “eterogenei – è scritto nel testo – per orientamento politico, per provenienza culturale, per convincimenti di fondo”, in particolare su temi come “il confine tra la vita e la morte”. “Se tuttavia le opinioni di merito ci dividono – scrivono i parlamentari -, ci accomuna la consapevolezza del nostro ruolo di legislatori e della responsabilità che la Costituzione assegna ai rappresentanti del popolo, il quale per nostro tramite esercita la sovranità di cui è titolare”. Una consapevolezza tale da “non poter consentire che, con la motivazione di una inerzia del legislatore, le norme dell’ordinamento in materia di fine vita siano dettate da organi di indiscusso rilievo istituzionale ma privi di un collegamento diretto con la fonte della sovranità. La stessa Corte Costituzionale – si legge ancora -, nell’emettere la sua ordinanza 207/2018 – atto indubbiamente irrituale -, ha del resto sollecitato il Parlamento a esercitare la propria potestà legislativa rispetto ad asserite criticità che, se è compito della Corte segnalare, è prerogativa delle Camere decidere in che modo affrontare. Il tempo che ci separa dall’udienza del 24 settembre è limitato ma non certo insufficiente perché il Parlamento dia fattivamente prova di voler ottemperare alle proprie responsabilità, con le determinazioni che scaturiranno dal libero confronto democratico, senza lasciare che ad assumersele siano altri, il cui eventuale sentenziare vincolerebbe peraltro le Assemblee rappresentative non solo per la presente legislatura ma anche per quelle a venire”. Da qui la richiesta a Casellati e Fico affinché possano “esercitare ogni prerogativa per favorire iniziative assunte da singoli parlamentari, da gruppi parlamentari e da gruppi ‘di’ parlamentari, tese a far sì che il tema indicato sia oggetto di dibattito e di determinazioni nelle Aule parlamentari e non in un’Aula che, ancorché propria di un’alta Corte, è pur sempre un’aula giudiziaria”.

DI SEGUITO IL TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA:

Spettabile Presidente Casellati, spettabile Presidente Fico,

la presente lettera è sottoscritta da Senatori e Deputati eterogenei per orientamento politico, per provenienza culturale, per convincimenti di fondo. Tale diversificazione a maggior ragione si estrinseca rispetto ad argomenti che chiamano fortemente in causa la coscienza e la visione dell’uomo propria di ciascuno. Fra questi certamente è da annoverarsi il tema del confine tra la vita e la morte.

Se tuttavia le opinioni di merito ci dividono, ci accomuna la consapevolezza del nostro ruolo di legislatori e della responsabilità che la Costituzione assegna ai rappresentanti del popolo, il quale per nostro tramite esercita la sovranità di cui è titolare.

Riteniamo che onorare il mandato che ci è stato affidato implichi il non poter consentire che, con la motivazione di una inerzia del legislatore, le norme dell’ordinamento in materia di fine vita siano dettate da organi di indiscusso rilievo istituzionale ma privi di un collegamento diretto con la fonte della sovranità.

La stessa Corte Costituzionale, nell’emettere la sua ordinanza 207/2018 – atto indubbiamente irrituale rispetto alle forme canoniche di pronunciamento proprie dei giudici delle leggi -, ha del resto sollecitato il Parlamento a esercitare la propria potestà legislativa rispetto ad asserite criticità che, se è compito della Corte segnalare, è prerogativa delle Camere decidere in che modo affrontare.

Il tempo che ci separa dall’udienza del 24 settembre p.v. è limitato ma non certo insufficiente perché il Parlamento dia fattivamente prova di voler ottemperare alle proprie responsabilità, con le determinazioni che scaturiranno dal libero confronto democratico, senza lasciare che ad assumersele siano altri, il cui eventuale sentenziare vincolerebbe peraltro le Assemblee rappresentative non solo per la presente legislatura ma anche per quelle a venire.

Per questo ci appelliamo alle Vostre spettabili Presidenze affinché, nell’esercizio delle Vostre alte funzioni, possiate esercitare ogni prerogativa per favorire iniziative assunte da singoli parlamentari, da gruppi parlamentari e da gruppi “di” parlamentari, tese a far sì che il tema indicato sia oggetto di dibattito e di determinazioni nelle Aule parlamentari e non in un’Aula che, ancorché propria di un’alta Corte, è pur sempre un’aula giudiziaria.

Fiduciosamente, i più cordiali saluti

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