F35, Napolitano bacchetta Parlamento. Civati: “Fatto grave”
03 Luglio 2013
Querelle F35. Agli strenui difensori del parlamento non è piaciuta la presa di posizione del Consiglio Supremo di Difesa, che ieri si è riunito al Quirinale presieduto dal presidente della Repubblica, lasciando intendere che non ci saranno passi indietro sulla spesa militare in Italia. La nota del Consiglio di Difesa arriva dopo l’approvazione della mozione di maggioranza che affida alle Camere un potere di veto su "ulteriori" acquisti dei caccia bombardieri. E invece Napolitano e i ministri riuniti in Consiglio con i vertici delle Forze Armate fanno capire che il Parlamento non ha nessun potere di veto, anche se non si fa un diretto riferimento ai caccia F35. Si legge nel comunicato: "la progressiva integrazione europea, in coordinamento con l’evoluzione della Nato, e la realizzazione di capacità congiunte costituiscono presupposti fondamentali per l’approntamento di forze in grado di far fronte efficacemente alle esigenze di sicurezza e di salvaguardia della pace. Questa è la prospettiva da perseguire, anche in considerazione della limitatezza delle risorse disponibili e dell’entità, da un lato, degli investimenti da effettuare per la sicurezza e la difesa e della gravità, dall’altro, delle esigenze di rilancio della crescita e dell’occupazione". Quest’ultimo punto è forse quello più importante, mille posti di lavoro ad altissimo tasso di innovazione, sicuri, che potrebbero crescere, qualcuno dice decuplicandosi. La Nota del Consiglio di Difesa ha provocato un alzata di scudi dagli spezzoni parapacifisti del Pd (Civati, Grassi), dai Grillini ("È sconvolgente che Napolitano avalli questo ennesimo schiaffo", dice il Capogruppo M5S alla Camera), e della Lega Nord.
