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“Facciamo subito il doppio turno”

Ministro Quagliariello, l’attivismo di Renzi sul fronte delle riforme l’ha spiazzata?
 
«No, lo dico senza polemica: se Renzi pensa che intendiamo prender tempo con l’idea di preservare il governo da eventuali elezioni anticipate, si sbaglia».
 
Ma insistete nel legare la riforma della legge elettorale a quella, costituzionale, del Senato.
 
«Le due cose sono oggettivamente legate, ma nulla impedisce di fare subito la legge elettorale prevendendo che alcuni suoi aspetti divengano operativi con la riforma del Senato».

Come intende riformarlo?
 
«Vedo che Renzi considera la riforma del Senato solo dal punto di vista dei costi della politica. Beh, le do una notizia».
 
Prego.
 
«Nel patto per il 2014, il Nuovo centrodestra inserirà l’abolizione del Cnel e la liberalizzazione delle aziende municipalizzate: così sì che risparmieremo dei soldi».
 
E il Senato?
 
«Intendiamo trasformarlo in una Camera delle autonomie in cui entreranno di diritto i presidenti di regione e alcuni sindaci, oltre ad un numero ridotto di senatori eletti contestualmente ai consigli regionali. L’obiettivo è quello di ridurre la spesa ma anche si affidare l’esercizio di queste funzioni ad un organismo dedicato e non a chi le svolgerebbe a part time».
 
Passiamo alla legge elettorale, che senso ha parlare di «sindaco d’Italia» quando il premier non verrà eletto direttamente?
 
«E’ espressione entrata nell’uso corrente, per essere precisi bisognerebbe parlare di ‘doppio turno eventuale di coalizione’».
 
Ce lo spiega?
 
«Si tratta di un mix tra liste e collegi dove chi, al primo turno, supera il 35% dei voti ottiene un premio di maggioranza del 15%. Il secondo turno di svolge solo se nessuno arriva al 35%. Naturalmente, perché questo sistema funzioni occorre che a votare la fiducia al governo sia un’unica camera».
 
Cosa ha contro il «sistema spagnolo»?
 
«Intanto, con un sistema politico tripolare come quello italiano attuale non garantirebbe maggioranze certe, mentre noi vorremmo evitare nuove larghe intese».

E poi?
 
«Poi ci esporrebbe a consistenti dubbi di costituzionalità, poiché nella versione proposta si prevedono due premi di maggioranza assegnati con logiche diverse: a chi prende più voti a livello nazionale e a chi prende più voti in ogni singolo collegio».

Infine?
 
«Nel sistema spagnolo lo sbarramento è rappresentato dalle dimensioni dei collegi, prevedere anche la soglia del 5% non ha senso».
 
E lo spagnolo è andato. Quanto al nuovo Mattarellum?
 
«A noi converrebbe, poiché ci renderebbe decisivi per la vittoria del centrodestra in molti collegi...».
 
Ma?
 
«Ma una riforma seria mal si concilia con calcoli di parte».
 
Dunque?
 
«Anche la rivisitazione del Mattarellum proposta da Renzi somma collegi uninominali e premio di maggioranza nazionale senza che tale operazione produca una maggioranza certa».
 
E se Renzi fosse contrario al vostro «doppio turno eventuale»?

 
«Mi stupirei, visto che è stato lui ad avanzare questa proposta e che alla commissione Affari costituzionali della Camera il deputato del Pd Michele Nicoletti ha depositato un testo coerente».
 
Berlusconi potrebbe accettarla?
 
«Non vedo perché non dovrebbe. E’ la proposta che, pur dentro un impianto parlamentare, più si avvicina alla legittimazione popolare del capo dell’esecutivo».
 
Ha senso discutere di modelli elettorali senza conoscere le obiezioni della Consulta al Porcellum?
 
«Ha senso avviare la discussione, ma per poterla concludere dovremo attendere che la Consulta pubblichi le motivazioni».

Che tempi prevede per la nuova legge elettorale?
 
«Brevissimi, se la nostra apertura sarà colta».
 
(Tratto da Quotidiano Nazionale)

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