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L'appello accolto da Acmid e l'Occidentale

Facciamo tornare la piccola Martina a casa dalla sua mamma

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Chi sono queste persone? Perché di alcune non vedo nemmeno il viso ma solo gli occhi? Perché mi trovo qui? Dov’è la mia mamma? I pensieri di una bimba, catapultata contro ogni sua volontà, in una realtà sconosciuta. Oggi Martina, due anni, italiana e rapita dal padre tunisino, vive questo dramma. Un dramma raccontato in poche parole, semplici, come quelle che pronuncerebbe una bimba della sua età; senza artifici lessicali o metafore chissà quanto complicate. Così, raccontando solo quello che vede davanti ai suoi occhi.

Il suo dramma è stato sottovalutato da molti, anche nelle alte sfere della diplomazia italiana, così da rendere quasi inezie i sequestri operati da padri tunisini senza scrupoli, compiacente lo stato tunisino, in cui nulla cambia ma tutto peggiora, e fieri di passarla liscia. Una madre sola, Marzia Tolomeo, di fronte all’arroganza di un marito che addirittura è pronto ad estorcerle denaro solo per sentire la piccola Martina al telefono. Ma perché Martina è stata sequestrata dal padre e portata in Tunisia? Per vivere “islamically correct”, come quelle donne che probabilmente vede passare come ombre sconosciute nella sua casa. Che Stato è, seppure con un governo provvisorio, quello che permette ancora sequestri internazionali di minori, mostrando all’esterno solo la maschera falsa e perbenista di chi ha abbattuto e processato il raìs Ben Alì? È uno stato canaglia, ecco cos’è, se non muove nemmeno un passo per liberare una bambina italiana, strappata dalle braccia della madre senza pietà, sulla cui sorte non si ha notizia alcuna.

Mi provoca un disgusto infinito pensare che questi dovevano essere i liberatori del popolo, dei giovani, delle donne e di chi aveva voglia di futuro: hanno liberato solo sé stessi e la loro voglia di Medioevo oscurantista, ormai non si possono più nascondere. E nell’immobilismo totale e più sconcertante, anche e soprattutto in Italia, il tempo passa e Martina da oltre due mesi è scomparsa in Tunisia, nelle mani del padre rapitore. Ma del resto, come stupirsi, quando una certa sinistra ingiustificabile ancora evoca il burqa e il niqab come elementi culturali ed è riuscita a votare in commissione contro la legge sull’infibulazione; qualcuno, e mi prendo la responsabilità politica e morale di dirlo, non riconosce più la differenza fra la puzza del petrolio e l’odore del gelsomino, fra una donna libera e una oppressa, fra la libertà e l’ideologia militante.

Ma nonostante questo Marzia Tolomeo non è più sola nella sua battaglia contro un sistema intero, perché Acmid e tante altre associazioni per le donne e per i diritti si stanno preparando ad una una battaglia senza precedenti contro questo abominio dei sequestri di minore. Sabato 10 in piazza a Milano davanti al Consolato Tunisino per guardare bene in faccia questi signori e dir loro che non molliamo mai e se sarà necessario il viaggio a Tunisi, per andarci a riprendere Martina a tutti i costi. Una sola provocazione vorrei fare prima di concludere questa riflessione: se non siamo in grado di difendere una bambina italiana, allora iniziamo a mettere i sacchetti di sabbia davanti alle finestre, perché se è bastata la voce grossa di un criminale comune a farci paura, siamo palesemente disarmati e inermi di fronte ad ogni sopruso.

di Souad Sbai

 

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