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Dal movimento al partito

Famiglia, lavoro e identità: com’è andata la due giorni di Orvieto

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“E adesso?” La domanda posta dal convegno di Orvieto che si è concluso domenica chiede una risposta operativa e concreta. Ora che il referendum contro la pessima riforma di Renzi è stato vinto, come capitalizzare il risultato, come tradurlo in progetto politico? Il No ha evitato agli italiani un rischio pesante, un’ipoteca che avrebbe bloccato la dialettica politica e democratica, facendo dell’Italia una sorta di grande regione rossa; un luogo dove non c’è alternanza, e vince sempre e solo la sinistra. Ora che il pericolo è scampato, bisogna organizzarsi per andare avanti. 

Il centrodestra è frammentato e privo di un’identità forte che gli restituisca la vocazione maggioritaria, i suoi elettori sono incerti, la linea politica è confusa. All’ombra del duomo di Orvieto il gruppo di Idea si è riunito, insieme all’associazione dei Popolari liberali di Giovanardi, per fare un bilancio e andare avanti. Il movimento finora si è posto come una minoranza creativa, che ha cercato di agire sul piano dell’iniziativa politica, per fornire a tutta l’area di centrodestra contenuti aggreganti e forza identitaria. Lo ha fatto con generosità, spendendosi per un ricompattamento che potesse avvenire non soltanto nel palazzo, tra parlamentari smarriti e senza più appartenenze stabili, non attraverso alchimie studiate a tavolino, dove si sommano percentuali (spesso virtuali) senza tenere conto della proposta agli elettori, ma nel fuoco delle battaglie, in primo luogo quella contro le unioni civili e quella per il no alla riforma costituzionale. E’ però arrivato anche per il combattivo gruppo di Idea il momento di crescere, di avere non soltanto un’identità (Idea è l’acronimo di identità e azione) ma una riconoscibilità.

In una situazione generale così fluida e incerta, nell’attesa della sentenza della Consulta sull’Italicum, che permetterà di capire se il sistema elettorale favorirà o no alleanze e coalizioni, è necessario strutturarsi meglio sul territorio, e rendersi più visibili come soggetto politico. A Orvieto i Popolari e liberali sono confluiti ufficialmente in Idea, e da un dibattito ampio e ricco è emersa la necessità di contenuti molto chiari, che sono stati riconfermati dal documento finale, e di uno stretto rapporto con chi, nell’ambito del civismo, condivide alcuni valori fondamentali. Dunque no a un moderatismo inteso come ricerca di continue mediazioni, no a un centrismo inteso come oscillazione infinita tra destra e sinistra, all’insegna spesso dell’opportunismo, ma una difesa combattiva, per nulla “moderata”, della sovranità popolare, della famiglia aperta alla procreazione, del lavoro, della vita umana, in una parola di quella che Giovanni Paolo II aveva definito “l’eccezione italiana” e che oggi è a rischio. 

Per questo Idea e il Comitato promotore del Family Day hanno poi sottoscritto un documento comune nel quale, “dando seguito ad una collaborazione sviluppatasi in occasione del referendum costituzionale,  Idea fa propri i contenuti valoriali del Comitato promotore del Family day e si impegna a trasformarli in azione politica, prima fra tutti l’abrogazione della legge sulle Unioni Civili”. Dal canto loro i promotori del Comitato Difendiamo i nostri figli, nell’ambito di un programma elettorale dello schieramento alternativo alla Sinistra e al Movimento 5 Stelle, “assicurano la continuazione del rapporto di amicizia, attenzione e collaborazione a Idea-Popolo e Libertà e a tutte le esperienze politiche che si impegnano nella difesa della vita, dal concepimento alla morte naturale, nella promozione della famiglia naturale fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna, nella difesa del diritto dei bambini ad avere un padre e una madre e a ricevere da loro educazione e cura, e nella lotta all’indottrinamento gender”. E’ un altro passo avanti.

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