Famiglia. Roccella: “Vogliamo tutelare patrimonio della tradizione”

Banner Occidentale
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Famiglia. Roccella: “Vogliamo tutelare patrimonio della tradizione”

10 Novembre 2010

"La nostra difesa della famiglia nata da un uomo e una donna con possibilità di procreare non è ideologica. È la difesa di un patrimonio della cultura italiana che vuole tutelare la vita e la stessa famiglia". Lo ha sottolineato il sottosegretario al ministero della salute Eugenia Roccella intervenuta alla Conferenza nazionale della famiglia, per il quale c’è ancora nel nostro paese "una ostilità serpeggiate contro la famiglia, come fosse il luogo dell’odio".

"C’è chi dice – ha detto – che il nostro paese sia un paese arretrato perché è residente ad un’idea nuova di paese sui diritti individuali. L’ho sentito dire dal presidente Fini che ha proposto un alleanza all’Udc. Mi aspetto che gli amici dell’Udc lo smentiscano. La famiglia è il luogo in cui ognuno di noi ha sperimentato l’amore e la gratuità. È l’esperienza di ognuno di noi essere nati da un uomo e da una donna". Guardando ai dati europei, il sottosegretario non riscontra che una modernità sui diritti individuali corrisponda ad una stabilità matrimoniale (come nel caso della Svezia dove la famiglia è in crisi e l’aborto ha alte percentuali). "L’Italia invece può disporre di una grande rete di solidarietà e sussidiarietà familiare" e godere di basse percentuali di aborto e di separazioni e divorzi.

Roccella ha detto che bisogna interrogarsi ancora sui modelli familiari e di non essere sicura, ad esempio, sugli aiuti alle donne sole che possono essere interpretati come "incentivi ad avere figli senza padri". Roccella ha poi difeso la legge 40 (è "attaccata da lobby interessate") che evita la "mercificazione del corpo, anche razzista, e dello sfruttamento delle donne povere e giovani".

"Per prendere la pillola dei cinque giorni dopo non serve nemmeno un test di gravidanza: si può abortire senza sapere di abortire. La pillola dei cinque giorni dopo, infatti, è rubricata a livello internazionale come un contraccettivo, ma i suoi effetti sono analoghi a quelli della Ru486. Si assume precocemente, nel dubbio di essere incinta, e quindi non si potrà mai sapere se quella gravidanza era effettivamente iniziata ed è stata interrotta oppure no". Così il sottosegretario alla Salute nel suo intervento. Secondo la Roccella, la pillola abortiva Ru486 e la pillola dei cinque giorni dopo, ancora al vaglio dell’Aifa, "tendono a fare dell’aborto un fatto esclusivamente privato, facendolo scomparire dalla scena pubblica e persino dalla consapevolezza di chi lo pratica".

Per Roccella, dunque, "su tutto questo un’azione di Governo chiara che eviti la dissoluzione dei limiti posti dalla legge 194 e l’aborto a domicilio è fondamentale, sia a livello centrale che a livello regionale". Nel suo intervento, il sottosegretario ha ricordato che in Italia "gli aborti da vent’anni almeno sono in costante discesa, mentre non è così nei principali Paesi europei. Soprattutto va sottolineato che sono molto pochi gli aborti e le gravidanze tra le giovanissime, mentre in altre nazioni, come la Svezia, l’Inghilterra, la Francia, costituiscono un fenomeno grave e in forte crescita. Parlo di ragazze di 14 e 15 anni, qualche volta persino di undicenni e tredicenni".

"Gli interventi di prevenzione adottati in questi Paesi, cioè la facilità di accesso ai contraccettivi, la promozione dell’uso della pillola del giorno dopo, l’educazione sessuale nelle scuole – sottolinea il sottosegretario – non hanno dato i risultati sperati ed è fondamentale prenderne atto". "Siamo un Paese – incalza Roccella – in cui la contraccezione chimica non ha mai davvero attecchito, procurandoci anche qualche rimbrotto dalla Ue. Eppure, se abbiamo un basso tasso di natalità ma anche di abortività, questo vuol dire che i metodi contraccettivi che utilizziamo, sia pure antiquati, funzionano molto bene, mentre per esempio la Svezia, Paese in cui la contraccezione chimica, l’educazione sessuale scolastica e le diverse pillole postconcezionali sono da decenni molto incentivate, ha uno dei più alti tassi di abortività della Ue". Per il sottosegretario, "più che importare modelli che hanno prodotto in altre nazioni risultati assai discutibili, credo che dobbiamo interrogarci meglio e in modo più approfondito sull’esistenza di uno specifico modello italiano, in termini di cultura della vita e della famiglia, e anche di welfare".

Il sottosegretario Roccella ha affermato che chi vuole la Ru486 come anche la pillola abortiva dei cinque giorni dopo "di fatto è contro la 194, vuole far diventare l’aborto solo un fatto privato e facendolo scomparire dalla scena pubblica, come anche dalla consapevolezza di chi lo pratica". A chi dalla platea ha gridato "è medioevo", il sottosegretario ha risposto: "La pillola abortiva è sponsorizzata politicamente perchè prevede la dissoluzione della 194". Invece con il controllo dell’ospedale è possibile tutelare nell’ambito della legge 194 la vita della donna. Il sottosegretario ha sottolineato che per la pillola dei cinque giorni "è ancora al vaglio dell’Aifa". Sulla 194, Roccella ha annunciato interventi con la collaborazione del volontariato così che "si possa dare la possibilità alle donne di essere madri e non solo di non esserlo".