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La web economy in Italia

Fattore Internet, quella marcia in più per far decollare le PMI italiane

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La web economy può (ancora) rappresentare una risorsa per l’economia italiana, nonostante il nostro Paese sia quello in cui l’economia legata ad Internet incida meno sul PIL tra le democrazie avanzate in Europa, e la maggioranza degli anziani e delle donne che vivono in casa scontino ancora una scarsa alfabetizzazione informatica.

Ma tra il 2009 e il 2010, l’incidenza della web economy nel nostro Paese è salita di un punto percentuale (sarebbe stato il 7% se Internet fosse un settore strutturato), e sia il mondo dell’impresa sia quello delle pubbliche amministrazioni stanno facendo evidenti passi in avanti, come dimostra la ricerca “Fattore Internet”, commissionata a Boston Consulting Group e presentata durante una conferenza che si è svolta in Senato la scorsa settimana.

Uno dei dati più interessanti è proprio il successo delle piccole e medie imprese sul web, che crescono più fretta, guadagnano di più e assumono più personale (in particolare nei settori del turismo, dell’alimentare e della moda); da qui il vantaggio competitivo generato da nuove piattaforme come lamiaimpresaonline.it, sviluppata da Google con Poste Italiane, Seat e Register per favorire la creazione e lo sviluppo dell’identità digitale delle PMI (la creazione del sito, la sua promozione fino allo sviluppo di una piattaforma ecommerce). Come pure va segnalata la crescita dell’e-government e dell’e-procurement, cioè l’uso di Internet da parte delle pubbliche amministrazioni, che ha permesso all’Italia di ricevere un buon voto in pagella dalla Commissione Europea.

Sul medio periodo, il report di BGC prevede una crescita tendenziale della Internet Economy, dal 13% al 18% tra il 2009 e il 2015, quando l’incidenza della web economy sul PIL sarà compresa in un range tra il 3,3% e il 4,3%, per un valore di mercato di 59 mld di euro, il doppio rispetto al 2009. Il comparto potrebbe fare ancora meglio se consideriamo anche lo sviluppo delle tecnologie applicate al “mobile commerce”, che porterebbe la Internet Economy a toccare i 77 mld di fatturato nel 2015. Un dato da tener presente è che l’Italia è leader in Europa per gli smartphone (15 milioni di clienti, 10 milioni che li usano per navigare) e che il 3% dei clienti usa il proprio telefonino per effettuare acquisti online.

In conclusione, vale la pena evidenziare il lavoro svolto dal DAG (Digital Advisory Group), un gruppo composto da oltre 30 organizzazioni, aziende pubbliche e private, università, tra cui GoogleItalia, che lavora attivamente su alcune aree di intervento decisive per il decollo della web economy in Italia.  

 

 

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1 COMMENT

  1. Sbaglio o una delle “tre I”
    Sbaglio o una delle “tre I” del governo era Informatica ? Che fine hanno fatto i grandi proclami di qualche anno fa ? Dove sono i soldi per la banda larga ?
    Diciamo la verità la “web economy” è andata avanti NONSTANTE i nostri governanti che non ne hanno mai capito l’importanza.

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