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Feltri chiude il “caso Boffo” e Boffo chiude il “caso Feltri”

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Non è facile far dire a Vittorio Feltri: “mi sono sbagliato”. Anzi, a ben pensarci, è una delle cose più difficili che mi venga in mente. Così se il direttore de il Giornale ha deciso di ammettere le sue colpe per la vicenda Boffo, vuol dire che gli errori in cui è incappato erano così abbaglianti da non poterli ignorare.

Che l’ammissione gli sia costata cara si intuisce facilmente dal modo contorto e aggrovigliato con cui è apparsa oggi su il Giornale. Un boxino in fondo alla prima pagina dal titolo criptico: “Boffo: ho avuto modo di vedere”. Chi? Che cosa? Di prim’acchitto non si capisce. Infatti il boxino – senza la firma del direttore – contiene una lettera che Feltri usa a pretesto per aprire e subito richiudere il caso Boffo. Dalla prima pagina si viene poi rimandati a pagina 40 ma c’è un errore, il seguito dell’articolo si trova a pagina 48 (insomma se uno non sa che c’è non lo trova) e dopo l’ultima riga il direttore appone solo le sue iniziali, VF.

Nel testo Feltri fa capire di aver avuto modo di vedere le carte processuali e di essersi reso conto che i fatti accertati non corrispondono in alcun modo alle accuse che il Giornale aveva lanciato contro Dino Boffo in prima pagina lo scorso 28 agosto. Si trattava infatti di una montatura costruita sulla base di  quella che oggi Feltri chiama “una nota” ricevuta da un “informatore attendibile e insospettabile”.

Peccato che allora quella “nota” venne fatta passare tutta intera come un documento del Tribunale di Terni e non – come apparve chiaro già all’indomani dello scoop – per una bufala anonima già cestinata da molte altre redazioni.

Feltri aveva dunque molto da farsi perdonare, soprattutto nel metodo. Il Giornale si vantò all’epoca di presentare un’inchiesta giornalistica impeccabile, con fonti solide e non con “chiacchiere raccolte in portineria” come invece erano quelle scagliate contro Berlusconi. “Carta canta” diceva Feltri per dimostrare che il Giornale non faceva altro che pubblicare notizie facendo il suo mestiere più e meglio degli altri.

Ora Boffo deve aver dimostrato a Feltri, oltre ogni ragionevole dubbio, che quelle carte erano false e che ciò che di vero c’era nella sua vicenda giudiziaria (che Boffo ha tutto il diritto a non mettere alla pubblica berlina) non ha niente a che fare con le accuse rivoltegli dal Giornale.

Rispondendo a Eva Cambra, l’autrice della presunta lettera in prima pagina, Feltri minimizza l’accaduto.  Si stupisce che da “una piccola cosa” ne sia venuta fuori “una grande” e dice di non comprendere il “putiferio” che seguì alle rivelazioni del giornale. Eppure riguardando i titoli del Giornale di quei giorni era evidente quello che ne sarebbe seguito e che non sarebbe stata una “piccola cosa”. Soprattutto non per Boffo.

E’ bene ricordare come il Giornale presentò i fatti, senza l’ombra di un condizionale o di un dubbio. Ecco come era costruita la prima pagina del 28 agosto: occhiello: Incidente sessuale del direttore di Avvenire; titolo a tutta pagina: Supermoralista condannato per molestie; sommario: Dino Boffo, alla guida del giornale dei vescovi italiani e impegnato nell’accesa campagna di stampa contri i peccati del premier, intimidiva la moglie dell’uomo con il quale aveva una relazione.

Pochi giorni dopo la dose era rincarata per rispondere alla stupefatta e disperata autodifesa di Boffo. Titolo del 2 settembre: Il direttore di Avvenire ha mentito. Sommario: Boffo e i suoi difensori d’ufficio ci insultano e ci accusano di ogni nefandezza. Ora emerge la verità: a differenza di quello che racconta, per i giudici fu lui a telefonare e a molestare una donna anche alludendo ai rapporti sessuali.

In realtà la “verità emerge” solo oggi a pagina 48 del giornale sotto la firma VF: “In quelle carte – dice il direttore – Dino Boffo non risulta implicato in vicende omosessuali, tantomeno si parla di omosessuale attenzionato (dalla polizia). Questa è la verità. Oggi Boffo sarebbe ancora ai vertici dell’Avvenire”. Così Feltri chiude il caso Boffo.

Il direttore del Giornale oggi ha compiuto un bel gesto e gli va riconosciuto. Con chi si scusa e riconosce gli errori non si può che compiacersi. Ci premeva però restituire a Boffo, alla sua uscita di scena e al suo successivo silenzio un briciolo di memoria in più. Anche lui in fondo deve chiudere il caso Feltri.

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8 COMMENTS

  1. continuo a chiedermi perchè
    continuo a chiedermi perchè sia stato provocato tutto questo casino se si sapeva già che tutto era un falso, insomma chi ci ha guadagnato?

  2. Son diventati tutti vergini
    Molti giornali di sinistra danno un grande rilievo alla ammissione di Feltri ma quando i giornali di sinistra hanno scritto scuse verso il governo ,Berlusconi , le veline ecc.?
    Quello che si dice a sinistra è sempre oro colato la cultura è roba loro devono guardare il prossimo come coloro che detengono l’illuminazione !
    Per fortuna che l’italiani sono più inteligenti e la sinistra perde l’elezioni.
    Specifico che mi riferisco a quella parte radical chic, lettrice di repubblica, frequentatrice di salotti e comari,niente contro coloro che il giorno vanno a lavorare sia in uffici che in fabbrica ecc., questi possono votare chi vogliono ed avranno sempre il mio rispetto
    buongiorno.

  3. Chi non ci rimette nulla e chi ci perde il posto
    Fatemi capire bene.
    L’articolo appena letto non è affatto di condanna di Feltri che ha diffamato una persona con notizie false e non verificate, che dovrebbe essere “il” dovere primario di un giornalista. Per voi è tutto normale che una persona come Boffo ci abbia rimesso il posto di direttore per una notizia falsa, mentre un altro rimanga tranquillamente al suo posto pur non avendo rispettato il suo ruolo di direttore di “un” giornale?
    Il comportamento corretto di Feltri avrebbe dovuto essere quello di mettere le scuse in prima pagina a titoli cubitali, come quelli che ha usato per diffamare, e subito dopo rassegnare le dimissioni per il suo comportamento inqualificabile. Ma il fatto è che Boffo era un direttore che stava diventando sempre più scomodo e faceva comodo toglierselo dai piedi in qualsiasi modo, anche non proprio corretto. D’altronde Il ruolo “politico” di Feltri è ben evidente ed il suo padrone è ben lungi dal condannarlo.

  4. disastro imperdonabile
    Quello di Feltri è stato un errore politico (oltre che un atto umanamente devastante) imperdonabile: per me dovrebbe andarsene in pensione, tanto i suoi milioni li ha fatti. Ma i media sono fatti (in maggioranza) così: hanno un potere enorme, ma per i loro errori non pagano mai. Le vittime vengono stritolate mediaticamente, loro chiedono… scusa.

  5. notizie disdicevoli e illazioni verità
    Feltri in questo caso non deve scusarsi di nulla.
    i media sono fatti tutti così? si, può essere, ma Feltri a differenza dei suoi “colleghi” ha dato una notizia, non ha fatto delle illazioni.
    adesso vorrei capire come delle persone possano credere alle dicerie di nemici giurati (baldracche, terroristi, assassini e mafiosi prezzolati) di un politico di successo solo perchè ci sono dei “giornalisti” che le pubblicano e le stesse persone inorridiscono se Il Giornale pubblica una condanna di un Tribunale della Repubblica (atto di per se pubblico) per molestie sessuali ad uno dei giornalisti che più hanno fatto i moralisti.
    ora ci dicono che boffo non è omosessuale, meglio per lui, ma ciò non toglie che è un molestatore conclamato e non è certo la persona appropriata a dirigere un giornale cattolico dalla cui scrivania fa pure il bacchettone.
    ma questa è la solita storia: fate quello che dico non quello che faccio

  6. I lupi
    Vorrei provare a rispondere al primo “commentatore”, quello che si chiede “chi ci ha guadagnato” con la storiaccia fra Boffo e Feltri. La risposta è semplice: nessuno. Boffo si è dovuto dimettere e oggi non so che faccia, Feltri ha rimediato una figuraccia e ha incrinato l’immagine garantista della stampa di destra (sì, sì, la stampa di destra di solito è garantista, non faccia quelle facce). Allora il lettore italiano, abituato a sentir sempre parlare di complotti, grandi vecchi, servizi deviati, cosche mafiose e logge massoniche, è pavlovianamente portato a domandarsi: cui prodest? Chi c’è dietro? In questo caso: chi ha manovrato Feltri per inguaiare Boffo? E giù fantasie… La realtà è un’altra: questa vicenda, come tante altre che riguardano la stampa, la giustizia e la politica italiane, non è il risultato di un’occulta e geniale macchinazione, ma lo sbocco naturale dell’aggressività sfrenata. Ha mai visto, Lei, le zuffe fra i lupi? Quelle per il banco, le femmine, le piste. I lupi potrebbero dividersi ciò che vogliono e lasciarsi in pace, ma sono feroci e quindi lottano. Così, tristemente, i direttori di giornale italiani. Boffo era aggressivo, maldicente, sprezzante nei confronti di Berlusconi, Feltri è dell’altro branco, ergo Feltri azzanna Boffo. Chi se ne frega se la notizia è vera o falsa, è il morso che conta. Deve fare male e basta. Poi gli passa, e gli dispiace. Feltri non è il primo né il peggiore, c’è un certo “gruppo editoriale” che su questa roba ci ha costruito tutta la propria storia e il proprio potere. Non c’è il cardinale Richelieu che trama contro la regina, come nei romanzi. Ci sono solo i lupi.

  7. la notizia era vera….
    La notizia della condanna di Boffo per molestie era vera. Maldestro e reticente è stato il comportamento di Boffo a non voler pubblicare le motivazioni per sgomberare il campo da ogni equivoco. Le sue dimissioni dall’Avvenire hanno , poi, accreditato i sospetti più maligni.
    Bene ha fatto Feltri a presentare scuse sommesse a chi è uscito di scena: in ogni ‘duello’ occorre limitarsi a vincere e mai a stravincere.

  8. Caso Feltri- Boffo
    Non capisco una cosa: se le accuse di Feltri erano del tutto infondate e le sue carte fasulle, perché il dott. Boffo non l’ha chiamato immediatamente in giudizio per diffamazione presentando le “carte giuste”?

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