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Fiat condannata per discriminazione, esulta la Fiom ma la sentenza fa già discutere

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A Pomigliano la produzione è ferma. Cause ed effetti del sisma che ha colpito l’Emilia Romagna, e che stanno  impedendo alla “Magneti Marelli” di Bologna di lavorare ad un pezzo necessario per la catena di montaggio napoletana. Si ripartirà lunedì, a quanto pare.

Fuori dallo stabilimento, invece, la situazione è decisamente movimentata. I cancelli della struttura Giambattista Vico, infatti,  dovranno essere riaperti, e questa volta a varcarli saranno gli operai targati Fiom. Non è il solito appello di piazza, né tantomeno il consueto incitamento sindacale. A dirlo, stavolta, è il tribunale di Roma, che, con una sentenza ha condannato la Fiat per “discriminazioni” contro la Fiom nello stabilimento di Pomigliano.

Nessuno tra i lavoratori iscritti al sindacato guidato da Maurizio Landini era stato, infatti, integrato nello stabilimento napoletano, dove lo scorso dicembre era stata inaugurata la linea di produzione della nuova panda.“Una discriminazione vera e propria”, il coro intonato negli ultimi mesi dalla sigla sindacale. Una discriminazione, secondo i vertici della Fiom, confermata anche da una simulazione statistica affidata ad un professore di Birmingham. Secondo lo studio, infatti, le possibilità che “casualmente” non fosse stato reintegrato nemmeno un lavoratore iscritto alla Fiom, sarebbero di una su circa dieci milioni.

Sull’onda dell’entusiasmo, e probabilmente con un pizzico di furore di troppo, il sindacalista Giorgio Cremaschi, ai microfoni ha addirittura dichiarato: “Si mandino i carabinieri da Marchionne per fargli rispettare la sentenza.” Sulla stessa linea, anche Susanna Camusso, leader della Cgil. “Finalmente una bella notizia”, il suo primo commento. “E' evidente - ha poi proseguito - come la sentenza dimostri quanto siano inaccettabili le scelte della Fiat, soprattutto per quanto riguarda l'essere il suo un modello autoritario”. Più cauto Bonanni della Cisl: “La sentenza è una rondine che non fa primavera. Le decisioni dei giudici vanno in ogni caso rispettate, per partito preso”.

“La Fiom - ha spiegato con estrema soddisfazione l'avvocato Elena Poli - ha fatto causa alla Fiat sulla base di una normativa specifica del 2003 che recepisce direttive europee sulle discriminazioni. Alla data della costituzione in giudizio, circa un mese fa, su 2.093 assunti da Fabbrica Italia Pomigliano nessuno risultava iscritto alla Fiom”.

Fuori dal coro degli entusiasti, però, c’è anche chi pensa al ricorso. E’ il caso di un’altra sigla sindacale: La Uilm campana. “Valuteremo, dopo la lettura del dispositivo della sentenza, se ci siano i margini, così come immaginiamo, per fare ricorso”, il commento del segretario generale Giovanni Sgambati, che poi ha aggiunto: “Riteniamo ingiusto che il pretore possa valutare corsie preferenziali per lavoratori iscritti a organizzazioni sindacali, mentre ve ne sono diverse centinaia, anche della Uilm, ancora in cassa integrazione”.

Insomma, anche in questo caso c’è chi grida alla discriminazione, dal momento che dalla Uilm lamentano un trattamento poco equo.  “Ci sembra strano” - ha dichiarato ancora Sgambati - che chi si oppone abbia diritto di precedenza su chi, invece, si è assunto la responsabilità di condividere un progetto, di aver sottoscritto un contratto e su chi ha chiesto un voto formale di adesione al progetto Fabbrica Italia”.

Oggi, la realtà  impone all’azienda guidata da Sergio Marchionne di riconsegnare le tute blu a 145 operai e di versare, a 29 di essi, un risarcimento di 3000 euro a testa.

Impossibile non interrogarsi, adesso, su quali possano essere gli effetti  immediati del provvedimento sulle strategie future del lingotto. Del resto, la crisi e il crollo del settore automobilistico hanno già costretto l’azienda torinese a ridiscutere investimenti importanti. “Sentenze come questa mettono a rischio gli investimenti Fiat in Italia e scoraggiano l'attrazione di nuovi investimenti nel nostro Paese", il giudizio dell’ex ministro del lavoro Maurizio Sacconi. Decisamente più sintetico, invece, il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera: “Non conosco le motivazioni della sentenza, ma è qualcosa di cui tener conto”.

A Pomigliano,intanto, si riprenderà a lavorare lunedì. Con 145 lavoratori in più, in un clima di tensione ormai alle stelle. E con tanti interrogativi che vanno ben oltre questo caso particolare e che si estendono al nostro sistema, alla sua sostenibilità, alle discriminazioni che esistono, e che sono altrettanto importanti, tra i lavoratori tuttelati e quelli che una tutela non ce l'hanno affatto. Le crisi servono a questo, a ripensare i propri modelli di sviluppo economico e sociale. Anche in questo caso, dunque, c'è davvero molto da riflettere.

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