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Fiat. Intesa sull’attuazione del piano: la Panda va a Pomigliano d’Arco

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La Fiat e le organizzazioni sindacali Fim-Cisl, Uil-Uilm e Fismic, al termine di un incontro tenutosi oggi a Torino, hanno convenuto di dare attuazione all'accordo raggiunto il 15 giugno scorso per la produzione della futura Panda a Pomigliano d'Arco. Lo comunica, in una nota, la casa automobilistica torinese.

 

Alla riunione erano presenti, tra gli altri, il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, e l'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne. L'Ugl, firmataria anch'essa dell'accordo del 15 giugno, non ha partecipato all'incontro di oggi, ma aveva già incontrato l'azienda in precedenza.

 

 

Tutti i firmatari dell'accordo, come si legge nella nota, "considerando che la grande maggioranza dei lavoratori ha dato il proprio assenso con il referendum, hanno convenuto sulla necessità di dare continuità produttiva allo stabilimento e a tutto il sistema della componentistica locale, offrendo così prospettive future ai dipendenti dell'impianto di Pomigliano".

 

 

"L'azienda e le organizzazioni sindacali che hanno firmato l'accordo - si legge ancora nella nota - si impegneranno per la sua applicazione con modalità che possano assicurare tutte le condizioni di governabilità dello stabilimento".

 

 

"L'esecuzione di questo accordo nei tempi e nei termini concordati - conclude il comunicato della Fiat - è la condizione necessaria per la continuità dell'impegno della Fiat nella realizzazione del progetto 'Fabbrica Italia'".

"Il governo saluta con grande soddisfazione la decisione delle parti firmatarie dell'accordo, relativo a nuovi investimenti per la produzione di vetture Panda a Pomigliano, di procedere all'attuazione dell'accordo stesso", ha commentato il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Maurizio Sacconi.

 

 

"Si tratta di una decisone altamente significativa - continua - per l'interesse nazionale e per quello in particolare del Mezzogiorno non solo perché rappresenta un consistente investimento destinato a garantire grandi volumi di lavoro ma anche perché esso é per la prima volta il frutto non di interventi pubblici ma dell'autonoma capacità delle parti sociali di creare condizioni tali da rendere conveniente lo stesso investimento".

 

 

"L'accordo corrisponde pertanto a quell'idea di sussidiarietà in favore della duttile capacità delle parti sociali di adattarsi reciprocamente nelle diverse situazioni aziendali e territoriali che il governo è ulteriormente impegnato a promuovere attraverso l'ormai prossimo Piano triennale per il lavoro. Perdono tutti i profeti di sventura che ogni giorno hanno, come al solito, scommesso sul declino del Paese venendo ancora una volta sconfitti dalla prevalenza delle energie positive della società prima ancora che delle istituzioni'', conclude Sacconi.

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