Fiat, la Fiom vuole chiarezza su Termini Imerese

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Fiat, la Fiom vuole chiarezza su Termini Imerese

24 Settembre 2007

“Abbiamo mandato al governo una lettera per chiedere che convochi
al più presto un incontro su Termini Imerese. Non si può continuare con le voci
che circolano” è quanto ha affermato Gianni Rinaldini, segretario generale
della Fiom.

Rinaldini è intervenuto oggi a Torino ad un convegno per
ricordare la figura di Claudio Sabattini, che nel 2002 è stato eletto all’unanimità
segretario generale della Fiom della Sicilia. Da allora Sabattini ha sempre
svolto un ruolo di grande importanza per le scelte della Fiat, soprattutto per
quanto riguarda la tutela degli operai dell’impianto Termini Imerese, che oggi
rischia di essere chiuso.

Questa mattina infatti, con la firma degli ultimi 29
lavoratori, si è chiusa la fase di fuoriuscita dalla Fiat di Termini Imerese,
nell’ambito degli accordi nazionali sulla mobilità siglati da azienda e
sindacati e che nello stabilimento siciliano hanno riguardato in tutto cento
tute blu. La prossima tappa sarà l’assunzione di 50 addetti attesa in questi
giorni. Sono terminati gli esami medici nell’ambito delle selezioni, ora sono
in corso i colloqui.

Resta intanto irrisolta l’incognita dello sviluppo
dell’impianto di Termini Imerese, che dovrebbe essere al centro di un tavolo
tra azienda, governi nazionale e regionale e sindacati, “la cui convocazione –
afferma Roberto Mastrosimone della Fiom Cgil – è attesa finora vanamente dal 19
febbraio scorso. Non possiamo rischiare di restare tagliati fuori”.

Sergio Marchionne, amministratore delegato Fiat, appena
qualche giorno fa aveva detto chiaramente di attendersi un segnale da Stato e
Regione, perché per ingrandire lo stabilimento di Termini ci vogliono molti più
fondi pubblici dei 325 milioni promessi da Regione e governo nazionale.

Alcune fonti sostengono, infatti, che  al momento sul tavolo dell’azienda torinese
per Termini sono stati messi appena 75 milioni dalla Regione siciliana e 250
milioni da Roma come contributo a fondo perduto, a fronte di un investimento
complessivo che si aggirerebbe attorno a un miliardo 300 milioni per dare vita
a un impianto che produrrà dalle attuali 80 mila vetture all’anno alle oltre
200 mila.