Fiat Melfi, il no del Giudice al ricorso è l’ultima sconfitta della Fiom
30 Settembre 2010
Un altro duro colpo per la Fiom. Ieri, il giudice del lavoro ha sentenziato sul ricorso del sindacato circa il reintegro dei tre operai di Melfi, dando ragione alla Fiat.
Cosa era accaduto? I tre operai, dopo essere stati licenziati della casa automobilistica torinese per aver bloccato la produzione dello stabilimento, erano stati reintegrati da una sentenza giudiziale.
Fiat aveva rispettato la sentenza e aveva dunque reintegrato i tre lavoratori, senza tuttavia concedere loro il permesso di rientrare nella catena di montaggio. Gli operai potevano continuare ad esercitare in fabbrica i loro servizi, ma solo come addetti sindacali, senza un ruolo operativo.
La Fiom aveva fatto ricorso perché chiedeva di specificare le attività idonee per il reintegro dei tre, ma in sostanza c’era la volontà del sindacato di fare rientrare sulla linea operativa i tre lavoratori.
Fiat, com’è ovvio, non ha fiducia nei tre reintegrati, perché giudizio della casa automobilistica essi bloccarono la produzione, provocando un pregiudizio all’impresa.
La Fiom riceve un altro colpo, dopo la sconfitta di Pomigliano d’Arco e la disdetta del contratto nazionale da parte di Federmeccanica. Si ritrova completamente isolata, senza un forte appoggio di nessun partito politico (nonostante voci del PD a difesa della CGIL) e con gli stessi lavoratori contro.
Infatti, non bisogna dimenticarsi, che il tutto nacque dalla volontà di Fiat di portare la produzione della Nuova Panda dallo stabilimento polacco di Tichy a Pomigliano d’Arco. Dopo anni di disinvestimento in Italia, l’azienda guidata da Sergio Marchionne decise di puntare sul nostro Paese, grazie al piano industriale “Fabbrica Italia”. Senza l’arrivo della Nuova Panda, Pomigliano d’Arco sarebbe destinata a seguire il destino di Termini Imerese, vale a dire la chiusura dell’attività.
Fiat chiedeva maggiore flessibilità nel nuovo contratto di Pomigliano d’Arco in cambio degli investimenti necessari per la produzione italiana, ma la Fiom si arroccò su una posizione di totale chiusura perché era in corso la campagna elettorale all’interno della CGIL per la successione di Guglielmo Epifani.
Il referendum effettuato dallo stabilimento campano decretò la sconfitta dalla Fiom, ma nonostante ciò la linea del sindacato non cambiò.
Dopo Pomigliano venne Melfi, nel quale gli operai per protesta avrebbero fermato la produzione della fabbrica.
Fiat non si lasciò intimidire dalla posizione minoritaria del sindacato e decise di continuare nel suo Piano.
Dapprima annunciò che la produzione delle monovolume sarebbe passata da Mirafiori alla Serbia, lasciando intendere che non si sentiva obbligata di puntare sull’Italia, senza le condizioni adeguate. In seguito continuò con il suo Piano Industriale e lo spin-off, separando la parte auto da quella industrial. Con questa scelta l’azienda torinese ha scelto di valorizzare al massimo i propri asset in modo da trovare le risorse necessarie per crescere a livello globale e particolarmente negli Stati Uniti d’America.
La Fiom, arroccata su Melfi e Pomigliano d’Arco, non ha compreso che ormai la visione dell’azienda non si ferma all’Italia, dove si producono circa 600 mila veicoli, pari ad un sesto del totale del gruppo Fiat – Chrysler.
Gli obiettivi di Sergio Marchionne sono molto ambiziosi e prevede quasi un raddoppio del fatturato in quattro anni e senza l’appoggio del sindacato italiano difficilmente saranno raggiungibili.
L’azienda torinese chiede maggiore flessibilità e questo sará possibile grazie al contratto “Pomigliano”, che, di fatto, introduce la contrattazione di secondo livello fortemente voluta anche dal Ministro Maurizio Sacconi.
L’ultima sconfitta della Fiom a Melfi non è molto significativa a livello pratico, ma permette di chiarire bene quello che un sindacato non dovrebbe fare. Arroccarsi su posizioni estremiste solo per raccogliere qualche consenso in più, può avere un ritorno in termini di voti nel breve periodo, ma nel lungo periodo provoca una perdita di credibilità molto importante.
