Figlio di due mamme e di un donatore di sperma: ecco il mondo senza “principi non negoziabili”

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Sull’inserto 7 del Corriere della Sera del 19 luglio 2019 troviamo un lungo reportage-intervista dedicato ad Eli Baden Lasar, ventenne statunitense con una storia singolare, essendo figlio di “due madri” e di un “donatore di sperma”: qualcosa di inaudito, anche nelle fiabe più improbabili o nelle mitologie antiche più fantasiose.

Avere davvero due madri, infatti, è biologicamente impossibile, mentre i “donatori” di sperma abbondano nelle narrazioni dei giornali, ma non esistono quasi nella realtà: si tratta di venditori!

Ma lasciamo perdere le sottigliezze e continuiamo a seguire la storia, o meglio l’Odissea del protagonista: il quale raggiunta una certa età decide di mettersi alla ricerca del padre e, gira di qua, gira di là, scopre di avere almeno 32 fratelli sparsi in giro per il paese! Talmente tanti che forse è meglio fermarsi nella ricerca per non avere ulteriori sorprese!

Sì perchè nella avanzatissima California, patria dei “diritti gay” e di mille altre straordinarie “conquiste” odierne, esistono cliniche per l’utero in affitto, banche degli ovuli, banche dello sperma, e avere un figlio assomiglia più a comperare un frigorifero in un supermarket o via internet, che a quella “sporca” pratica di un tempo, ormai in via di superamento nel “mondo nuovo” di huxleyana memoria.

Ora, leggendo di questi avvenimenti, al sottoscritto viene da notare non soltanto il dolore straziante che trasuda da queste storie, ma anche la asettica freddezza con cui vengono di solito raccontate: un pizzico di partecipazione emotiva, per rendere la storia più vendibile, più godibile, ma nessun giudizio morale!

Guai a giudicare! Guai a fornire argomenti ai retrogradi difensori dei “principi non negoziabili”!

Il giornalista medio che si impanca a moralista ogni tre per due quando tratta di temi politicamente sensibili per la sua fazione politica, obbedisce al pensiero unico dominante che impone terzietà e “moderazione” ogni volta che invece il giudizio morale, almeno nella sua oggettività, appare chiaro, secco ed ineludibile! No! Chi sono io per giudicare? E’ ormai un riflesso condizionato cui rispondono quasi tutti, vuoi per convinzione vuoi per paura. Guai a parlar male dei “diritti” delle due “mamme” lesbiche! Guai ad insinuare il dubbio che la tecnica possa aver bisogno di limiti e di essere sottoposta a leggi morali!

Verrebbe da ricordare, a questo modo di s-ragionare, il ritratto che Hannah Arendt fece nel celebre La banalità del male di Adolf Eichmann, il quale, prono al pensiero dominante nella sua epoca, aveva proprio omesso di fare ciò che rende l’uomo un uomo: pensare, giudicare, scegliere da che parte stare! Scrive la Artendt letteralmente: “Chi era lui, Eichmann, per ergersi a giudice? Chi era lui per permettersi di ‘avere delle idee proprie’?” Orbene: egli non fu nè il primo nè l’ultimo ad essere rovinato dalla modestia”.

Un’ultima considerazione. Questa “modestia” sta assalendo anche il mondo cattolico ufficiale! Laddove sino a pochi anni orsono si prediligeva usare prudenza di giudizio di fronte ad argomenti opinabili (la politica, la climatologia, la gestione del fenomeno migratorio, le politiche dell’Ue ecc….), oggi sembra che valga il discorso contrario: dogmatismo assoluto laddove esso non ha alcuna ragion d’essere, e notevole flessibilità, prudenza, scivolosità, quando si tratta di difendere i “vecchi” principi non negoziabili.

 

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