Figuriamoci se Hamas non applaudiva agli attacchi contro Israele

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Figuriamoci se Hamas non applaudiva agli attacchi contro Israele

18 Agosto 2011

Nel Neghev ieri è stata una carneficina: 7 israeliani uccisi durante gli attacchi di due cellule terroriste; 7 miliziani morti grazie all’intervento delle forze speciali dello Stato di Davide. Netanyahu reagisce ordinando una rappresaglia su Gaza, altri 6 morti. E 2 guardie di frontiera egiziane si trovano sulla linea di fuoco dei caccia israeliani, morendo anche loro. Hamas smentisce ogni coinvolgimento diretto negli attacchi, ma un dirigente del movimento islamico, Ahmed Yusef, ne elogia gli autori.

Purtroppo ci risiamo. Israele ancora sotto attacco. Contro i suoi civili. Nella tarda mattinata, primo pomeriggio di oggi, quattro attacchi terroristici hanno colpito civili nel sud della nazione ebraica. Il primo attacco ha colpito un autobus, l’Egged 392, diretto a Eilat, città di mare israeliana sul Mar Rosso.

Attorno alle 12:00 ora israeliana (le 11:00 ora italiana), una piccola auto bianca con a bordo 3 persone (travestite a quanto viene riportato dalla stampa israeliana in divisa militari) ha aperto il fuoco sull’autobus, seminando il panico tra i passeggieri. Alcuni militari casualmente a bordo del bus hanno risposto al fuoco dei terroristi.

L’attacco è terminato grazie al sangue freddo del conducente il quale coraggiosamente è riuscito mantenere il sangue freddo e a condurre il mezzo di trasporto al più vicino check-point di Netafim. Alcuni feriti, ma nessun morto per fortuna. Dopo solo mezz’ora, un secondo attacco è stato sferrato, sempre in territorio israeliano, vicino al confine con l’Egitto.

Stavolta alcune cariche esplovise sono state fatte esplodere dai terroristi contro veicoli delle forze di sicurezza israeliane (IDF) dirette sulla scena del primo attentato. L’attentato avrebbe ferito alcuni soldati. Dopo soli dieci minuti, un terzo è stato sferrato con un colpo di mortaio che fortunatamente non ha provocato alcun ferito. 

E infine, dopo quaranta minuti dal terzo attacco, un quarto ha avuto luogo. Stavolta mortifero. Ancora una volta un autobus preso d’assalto assieme a un veicolo privato. I terroristi avrebbero tentato di sparare sull’autobus, e mancandolo, avrebbero colpito il veicolo privato, uccidendo tutti i passeggeri al suo interno. 

Il bilancio attuale di tutti gli attentati è, a quanto risporta ynet.com, è di 7 morti e di più di 40 feriti. Secondo un portavoce dell’IDF, gli attacchi sarebbero stati coordinati meticolosamente, e con buona probabilità, essi portavano l’obiettivo di rapire uno o più soldati israeliani, obiettivo fortunatamente fallito. Degli attentatori si sa ancora poco. Si ritiene che abbiano varcato il confine israelo-egiziano del Sinai, probabilmente con provenienza dalla Striscia di Gaza.

Da quando il dittatore egiziano Hosni Muabarak è stato destituito in Egitto, la sicurezza del Sinai è andata fortemente degradandosi. Il Sinai sarebbe diventato un avanposto del jihadismo qaedista internazionale. 

Negli scorsi giorni, come riporta il sito Stratfor, a sua volta citando fonti di Yedioth Ahronot, l’intelligence giordana avrebbe segnalato alla propria controparte israeliana, la possibilità di un imminente attacco su territorio israeliano.  

Sempre secondo il sito di geopolitica Stratfor, dietro l’attentato protrebbe esserci il gruppo salafita presente nella Striscia di Gaza, Jamaat al-Tawheed wa al-Jihad, il quale lo scorso 16 Agosto – dunque solo due giorni fa – in un video comunicato di 46 minuti diffuso su internet, avrebbe accusato la dirigenza di Hamas di aver ceduto a una piena implementazione della sharia nella Striscia.

L’attribuzione di una responsabilità contro i gruppi armati qaedisti salafiti di Gaza troverebbe conferma nell’attacco aereo di rappresaglia lanciato dall’IDF sulla Striscia di Gaza in queste ore, la quale in una missione appena conclusasi, avrebbe ucciso, secondo il portavoce della forze israeliane, 7 membri proprio delle forze salafite nella Striscia.

Le rappresaglie delle IDF seguono alle dichiarazioni del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, il quale in conferenza stampa poche ore prima degli attacchi avrebbe dichiarato che Israele "avrebbe reagito" agli attacchi.