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Il personaggio

Filippo Corridoni: un patriota dimenticato che oggi bisogna ricordare

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Filippo Corridoni nacque nell’anno 1887 a Corridonia, nella provincia di Macerata. La sua vita fu segnata dall’impegno politico, infatti, nel 1905, si trasferì a Milano, ove si distinse come attivista tra le file dei “Sindacalisti rivoluzionari”. Corridoni dimostrò sin da subito una grande capacità oratoria, la quale gli cosentì più volte di animare la folla proletaria stanca dei soprusi e dunque desiderosa di ribellarsi.

Nel primo periodo della suo attivismo, Filippo aveva una visione tutt’altro che positiva nei riguardi del Colonialismo e dei conflitti armati di ogni genere ed è per questa ragione che nell’anno 1907 fondò il giornale “L’antimilitarista”, che gli costò una reclusione carceraria di quattro anni. Tuttavia, il giornalista non scontò interamente la pena grazie ad un’amnistia, ma nonostante ciò, fu costretto a rifugiarsi a Nizza, in Francia.

Dopo le innumerevoli lotte sociali sia in ambito politico, sia nell’opinione pubblica, Corridoni cambiò la sua visione pacifista dopo lo scoppio della prima guerra mondiale: nel 1914, dopo l’ennesima scarcerazione, conobbe interventisti come Gabriele D’Annunzio, Filippo Tommaso Marinetti e Benito Mussolini. Durante l’anno precedente all’entrata in guerra dello Stato italiano, il giovane rivoluzionario, ricominciò a pubblicare su “Avanguardia” – nota rivista indipendente dell’epoca – alcuni appelli che richiamavano il popolo alla difesa del suolo italico contro gli invasori austriaci.

Comunque, Corridoni continuò sempre con il suo impegno nelle lotte sociali, fin quando a luglio del 1915 rispose alla chiamata d’arruolamento nell’esercito. Inizialmente, il provetto interventista venne assegnato ad una mansione secondaria, ma, dopo qualche tempo, partì per raggiungere le trincee in prima linea, realizzando il suo sogno di combattere per la sua Patria, l’Italia.

Purtroppo, trovò la morte durante l’assalto alla Trincea Delle Frasche, nella zona del Carso, guadagnando, però, la medaglia d’argento al valor militare, dopo la fine della guerra, riconoscimento che venne mutato nel rango più alto – la medaglia d’oro – nell’anno 1933.

Per il valore dimostrato nella Grande Guerra, nel 1936 venne eretto a Corridonia un monumento raffigurante la caduta dell’omonimo combattente, con lo scopo di sottolineare quanto fosse stato importante l’eroismo degli uomini caduti per difendere la terra natia.

Comunque, poco tempo prima della sua dipartita, Filippo Corridoni rilasciò una sua testimonianza che ancora oggi è un esempio di coraggio e dedizione, che recita: “morirò in una buca, contro una roccia o nella corsa di un assalto, ma se potrò, morirò con la fronte verso il nemico, come per andare più avanti ancora!”.

Al giorno d’oggi, una figura come quella di Corridoni, potrebbe essere malvista dalla società contemporanea, perché viviamo in un’epoca in cui l’iconoclastia e la “damnatio memoriae” regnano sovrane. È, dunque, fondamentale difendere gli ultimi baluardi di un’Italia che ormai appartiene al passato, con la speranza che un giorno possano esistere di nuovo uomini forti e determinati, in grado di riportare in auge il nostro Paese, difendendolo ad ogni costo, senza badare allo scotto finale.

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