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Dibattito su "The Donald"/ 6

Finalmente prendono sul serio Trump

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Janesville, Wisconsin. Tra i fan riuniti sotto il palco dove sta parlando Donald Trump c’è una ex reginetta di bellezza, per metà messicana. Il Don le dà la parola, serio in volto. Lei, in lacrime, ringrazia: Mister Trump, anni fa mi sono ammalata, le ho scritto, mi avete aiutato, ora mio figlio studia per diventare un bravo americano. Donald scende dal palco, va ad abbracciarla, un trionfo di foto mentre scorre la diretta su YouTube, pompata da Drudge Report che titola a tutta pagina “Trump Live”.

 

E’ grazie o per colpa di carrambate ben orchestrate come questa (il messaggio è guardate, non sono né misogino né razzista con i messicani) che Trump si è guadagnato per mesi l'appellativo di buffone. Anche qui a casa nostra, sui grandi giornali italiani. Dicevano, e qualcuno ancora lo sostiene, che il Don è una canaglia capace solo di prendere in giro gli americani. Che racconta balle su economia e politica estera. Un pazzo ubriaco di hubris che alla guida della Casa Bianca farebbe schiantare gli Stati Uniti e il mondo intero.

 

Ma a sentirlo parlare da Janesville, Trump dice cose di estrema ragionevolezza. “Sicurezza, sicurezza, sicurezza”, ripete mentre la testuggine dei bodyguard scruta ogni mossa dei fan che lo avvicinano per un autografo, e pensi a quando prenderai il prossimo aereo per Parigi o Bruxelles. A quel punto capisci che il buffone, come nella migliore tradizione dell'arte, sta dicendo la verità. In realtà lo avevi già intuito. Questo giornale lo scrive già da un po'. Sono gli altri che lo scoprono adesso.

 

Prendi l'intervista riproposta al pubblico italiano la settimana scorsa da Repubblica. La NATO? Secondo Trump andrà avanti se a pagarla saranno anche gli europei. Se non è buonsenso questo... L’ISIS e la Siria? Non si può sconfiggere nello stesso tempo il regime di Damasco e i tagliagole dello Stato islamico, soprattutto se il tandem è quello Obama-Kerry. Bisogna darsi delle priorità e al momento ISIS è “un problema più grande di Assad”.

 

Forse Trump avrebbe potuto evitare il caos libico, la disgustosa fine di Gheddafi giustiziato come un cane (“pazzo” anche lui), e tanti altri capitoli precedenti, gli errori commessi al tempo della guerra in Kosovo, lo spazio lasciato all'Internazionale nera nei Balcani, i "cambi di regime" applicati in modo troppo schematico, il blitz in Iraq fallito se non fosse arrivato Petraeus a rimediare, e alla fine, Obama a disfare tutto, Primavere arabe comprese.

 

Dalla politica estera all’economia. Può anche essere che per colpa di Trump la classe lavoratrice americana pagherà in termini di salario reale i beni resi più costosi dall’aumento delle tariffe protezionistiche. Ma una mossa del genere garantirebbe nicchie di occupazione stabile nel mondo produttivo americano. E’ vero che le ricadute di un’America che fa da sola rischiano di essere devastanti per l’Europa e il resto del pianeta, ma l’economia americana non ne uscirebbe devastata, scrive l’economista Zingales sull'Espresso. Vedremo se ci sarà una nuova spinta al rialzo del debito pubblico, per ora sappiamo che Obama si lascia dietro un’eredita di 18 trilioni di dollari.

 

In politica economica Trump sta dicendo poche cose molto semplici ma capaci di mobilitare gli "incazzati bianchi", come li chiamano, la working class, operai e piccola borghesia impoverita. Anche di questo si stanno accorgendo gli osservatori che non gli davano due lire. La “montagna” rivoluzionaria che non ne può più di Obama, della sinistra Race & Gender, che non si fida di Lady Clinton, ed è stanca di una destra nelle mani di Wall Street, ha partorito Trump.

 

In America se n'è accorto anche un giornalista di (ex) fede obamiana come Goodwin, che degli 'incazzati' scrive: “Per intere generazioni avevano creduto fermamente nel Sogno americano, le loro famiglie hanno combattuto delle guerre, lavorato nell’industria, insegnato nelle scuole, allenato le piccole squadre di baseball locali, costruito una cultura della classe media. Ora sono stati abbandonati e sanno di esserlo. Nessuno parla per loro”.

 

E’ arrivato Trump a dargli voce, parlando una lingua comprensibile per tutti, il vocabolario dell’interesse nazionale. Così anche gli 'osservatori più autorevoli', come li chiamano, ma sarebbe meglio definirli ritardatari, finalmente aprono gli occhi.

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