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Cambio di rotta

Fini e Casini si tolgono l’elmetto e mandano segnali di pace al Cav.

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Fini taglia le unghie ai falchi e abbassa le penne. Casini non metterà i bastoni tra le ruote al Cav. Ma che succede nel terzo polo? I toni da guerriglia permanente in parlamento e sui media sfumano in quelli della conciliazione, con un tempismo perfetto. Prima il leader Udc dice che pur nel rispetto dei ruoli non farà mancare il sostegno al governo su alcuni provvedimenti considerati strategici per il paese e che col premier non ha mai spezzato il filo. Poi Fini che alla cena di Farefuturo assegna i compiti natalizi ai suoi dispensando zucchero e miele all’indirizzo della maggioranza.

Con due passaggi parlamentari significativi a rafforzare le dichiarazioni: il sì di Fli, Udc e Api al decreto rifiuti approvato ieri a Montecitorio e la disponibilità sulla riforma Gelmini: i finiani la sosterranno, i centristi si asterranno. Berlusconi prende atto, dai terzo polisti si attende un’opposizione democratica ma non si fida più di tanto se a Matrix attacca a testa bassa Fini e dice che forse la mossa di Casini può essere dettata dal timore di perdere pezzi (deputati) per strada.

Venti parlamentari emigrati da Fli, Udc e Idv stanno già nel gruppo dei ‘responsabili’ fondato dal finiano Moffa e dall’ex centrista Romano, altri a gennaio potrebbero sfilarsi per tornare nel campo della maggioranza. E se da un lato accoglie i segnali di Casini, dall’altro picchia duro su Fini che accusa di aver imbastito tutto l’ambaradan di questi mesi solo per sterili personalismi e rivela che quando è nato il Pdl Casini voleva apparentarsi ma fu Fini a mettersi di traverso e a porre il suo veto.

Perché questo cambio di rotta se solo una settimana fa i capi di Fli e Udc urlavano che Berlusconi si doveva fare da parte?  Da un’opposizione pregiudiziale intrisa di antiberlusconismo come è stata finora la linea futurista e in parte pure quella centrista, si è passati alla promessa di un’opposizione democratica, calibrata sui contenuti.

Casini ha spinto Fini e Rutelli a correre verso il terzo polo che tuttavia per ora è un coordinamento tra gruppi parlamentari, più un’operazione tattica e mediatica, da un lato per tenere il passo con la maggioranza, dall’altro per serrare le fila evitando altre fuoriuscite di deputati. E del resto rispetto al giorno della conferenza stampa le cose sono già mutate nel campo terzo polista: intanto Casini ieri ha messo le mani avanti facendo intendere che per il momento sarà solo un’alleanza elettorale e che in caso di voto anticipato, ciascuno andrà con simboli e liste proprie (lista unica al Senato era l’indicazione originaria).

Un modo per mantenere distinti ruoli e responsabilità all’interno del’area centrista e al tempo stesso per avere le mani libere rispetto a Fli che deve metabolizzare la sconfitta politica sulla mozione di sfiducia e il ‘volo’ verso il Cav. di alcune ‘colombe’ futuriste. Il punto è che in questa fase Casini ha il pallino in mano e può permettersi molto di più rispetto a Fini: può trattare col Cav, può tirare dritto col terzo polo o flirtare coi democrat il cui pressing è serrato. La sensazione è che il leader centrista voglia giocare su più tavoli lasciandosi aperte tutte le opzioni.

Quanto al presidente della Camera che pure ieri ha ribadito che non lascerà lo scranno più alto di Montecitorio, il cambio di rotta rispetto al muro contro il premier nelle file della maggioranza viene letto come l’unica via possibile per non auto-isolarsi rispetto all’iperattivismo di Casini e ai movimenti dei singoli parlamentari. Ai suoi Fini ieri ha fatto una serie di raccomandazioni: basta con la contrapposizione netta, più concentrazione sui contenuti e le proposte concrete – è la sollecitazione di fondo – perché è finita una fase e si deve costruire. Non solo: ci sono le condizioni perché la legislatura possa continuare.

E’ il passaggio forse più significativo del messaggio e che la linea sia cambiata lo dimostra il fatto che il capo di Fli evita di polemizzare col Cav. che a Matrix definisce “incredibile” il fatto che Fini sia passato dalla mozione di sfiducia a sostenere che la legislatura deve andare avanti. Prudenza anche sul terzopolo se ai suoi  il presidente della Camera spiega che quello appena nato “non è un partito e ancora nemmeno un cartello elettorale, ma un coordinamento di parlamentari, tutti provenienti da forze di opposizione, molte delle quali hanno avuto esperienze di governo con Berlusconi”.

Dalla battaglia senza se e ma di Bocchino e Granata, ora il nuovo input futurista è “essere uno stimolo stimolo per il governo perché l'opinione pubblica ha capito la nostra insofferenza per Berlusconi ma non capirebbe un'opposizione pregiudiziale. La nostra sarà un'opposizione responsabile. A gennaio si riunirà l'assemblea dei parlamentari del partito di responsabilità nazionale e decideremo di volta in volta come agire”.

Fini dunque volta pagina e l’altra raccomandazione che rivolge ai suoi conferma la rotta conciliante. A tutti ‘consiglia’ una pausa di riflessione: “Dal 22 dicembre al 10 gennaio state tutti un po’ zitti, fate belle vacanze e lasciate che siano altri a parlare”. Messaggio ai ‘falchi’ soprattutto quando chiude il ragionamento con un’esortazione: “Basta coi colonneli, sono una patologia del passato”. Che detto da Fini ha il suo perchè.

La parola chiave che il premier usa è “stabilità”, anche se sullo sfondo resta l’ipotesi del voto anticipato al punto che in alcuni passaggi il ragionamento del premier a Matrix è sembrato dal sapore pre-elettorale. A Napolitano il premier riconosce di essere una “persona di buon senso” quando raccomanda di evitare un’accelerazione verso la crisi: ''Tutte le persone di buonsenso, e quindi certamente il presidente Napolitano, non possono non augurarsi che ci sia una crisi in questo momento: e infatti e' stata un'avventura sconsiderata e irresponsabile quella di chi ha privato il sostegno alla maggioranza''.

La strategia per evitare il voto  e dare stabilità all’azione dell’esecutivo, è legata alla possibilità di rafforzare la base parlamentare che sostiene il governo e da questo punto di vista lascia intendere che a gennaio si verificheranno nuovi avvicinamenti alla maggioranza da parte di singoli parlamentari; ma  un attimo dopo ripete convinto che se questo non sarà possibile “non ci sarebbe che da ritornare dal popolo sovrano”.

E che Berlusconi consideri le elezioni tra le opzioni da non escludere a priori pure se dannose per il paese, lo si capisce anche dall’annuncio sul nuovo nome del Pdl, una mossa pensata da un alto per chiudere definitivamente la stagione della convivenza (politica) con Fini, dall’altro per evitare contenziosi coi futuristi sul simbolo: “Sarà un nome cortissimo, probabilmente una parola sola” spiega e a Vinci che gli chiede se sarà “Silvio”, lui risponde sorridendo: “Magari...”. E sull’idea che il suo testimone possa essere raccolto quando sarà il momento da una donna dice di non escludere che in Italia ci possa essere un primo ministro donna”. Ma un attimo dopo chiarisce che non è questo il momento perché “ me ne andrò quando gli italiani me lo chiederanno”.

L’altro capitolo sul quale il Cav. promette battaglia è quello della giustizia. Il riferimento contiene una data che nei palazzi della politica viene considerata un po’ lo spartiacque della legislatura: l’11 gennaio, quando la Consulta si esprimerà sul legittimo impedimento. Berlusconi avverte che una bocciatura della legge sarebbe “indecente” e promette che se la Consulta dovesse decidere in quel senso, si difenderà "nelle aule e sui media"  e con un discorso agli italiani su “chi sono i giudici che si occupano di questo. E siccome io non ho fatto nulla, farò vergognare questi pm”. Ma anche di fronte a questa ipotesi, assicura, continuerà a governare. Nonostante l’Anm, Fini e Casini.

 

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5 COMMENTS

  1. Non ci prenderi confidenze
    Il mio non è un pre-giudizio. E’ un giudizio dettato dal comportamento di questi due (Gianni e Pinotto, Ric e Gian, Franco e Ciccio). A Fini non darei MAI PIU’ credito, nemmeno avesse come garanti gli Arcangeli Gagriele e Michele in persona (e ne avrei ben donde). A Casini neppure, visto che quando è stato al governo ha bloccato ogni attività dello stesso con le sue democristiane puntualizzazioni, verifiche, sottolineature, appunti, esternazioni di gelosia, chiarimenti, evidenziazioni e altre fuffe simili, coordinate dal Gran Visir della Politica Politicante Rocco Buttiglione. Vogliono aiutare il governo (facce di tolla, dopo aver chiesto a gran voce le dimissioni del Premier eletto dal Popolo!)? Bene. Lo aiutino. Ma per il resto… Alla Larga.

  2. fini e casini bravi bambini
    fini e casini, bravi bambini,
    se mal si mette, fan le servette,
    meglio tornare al casolare,
    se no per lor finisce male

  3. ….ma che musica,maestro!
    E’inutile che Fini tagli le unghie ai falchi ai quali sono già state tarpate le ali,ed egli stesso,non ha più le unghie e farebbe bene a prendere atto che ogni pennuto,privato delle ali,non può sperare che gli ricrescano.
    Casini fa storia a sè,perchè,a differenza di Fini,ha alle spalle una scuola nella quale il culto della poltrona era la prima materia di insegnamento.Il che significa che mentre Fini è finito in fuori gioco,Casini si è posizionato utilmente per raccogliere ogni assist che il cavaliere,anche suo malgrado,gli dovrà lanciare.Che Fini abbia voluto suicidarsi è affar suo, di cui però dovrà rendere conto a quanti improvvidamente lo hanno seguito ed ora si ritrovano”in piedi” e non sanno se,dove e quando potranno avere almeno una sedia su cui adagiare il deretano.Casini ed i suoi invece troveranno presto posti a sedere,secondo l’antica regola di scuola democristiana.Il resto del Paese aspetterà che il cavaliere,in caso di bocciatura del legittimo impedimento,scenderà in piazza e farà irruzione nei media per sciorinare le solite litanie che egli stesso sa essere stantie,ma che gli sono utili per rimanere a galla e per inventare nuovi arzigogoli che lo tengano lontano dalle aule giudiziarie.
    Ora lo spartito è nelle mani del maestro e quindi la musica non cambia.

  4. casini-fini
    i due sono braccia rubate all’agricoltura,nonsono degni di lucidare le scarpe di Berlusconi e Bossi,che sono veri e non finti come loro

  5. reitero il concetto, sulla mia insanabile curiosità
    Prima del 14 dicembre fini e casini facevano a gara a chi sparava più forte sul berluska.
    Dopo il 14 dicembre fini dice che attuerà la desistenza contro il governo e casini si dice pronto a collaborare.
    Ravvedimento sulla via di damasco o semplice tentativo di scalata al carro dei vincitori?
    Misteri buffi della politica italiana.

    (P.S. non c’entrerà per caso il desiderio espresso da bersani di fare comunella con dipietro e vendola? Ad postera)

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